Mese: Giugno 2026
Ogni battito conta: perché la tecnologia può fare la differenza nella cura dei bambini cardiopatici
Quando il tempo è decisivo
Quando un bambino nasce con una cardiopatia, il tempo è una variabile decisiva. Riconoscere presto il problema, comprenderne la gravità, stabilire come e quando intervenire, monitorare il cuore prima e dopo l’operazione: ogni passaggio richiede competenze mediche specialistiche, ma anche strumenti adeguati.
Nei Paesi in cui Mission Bambini organizza le missioni operatorie del programma Cuore di bimbi, questo non è sempre possibile. In molti ospedali partner, i medici e il personale sanitario lavorano ogni giorno con grande dedizione e competenza, ma spesso devono farlo in condizioni difficili: sale operatorie con dotazioni limitate, apparecchiature non sempre sufficienti o aggiornate e costi elevati per l’acquisto di nuove tecnologie.
Senza una diagnosi tempestiva, una cardiopatia può rimanere nascosta troppo a lungo. Senza immagini precise del cuore, diventa più difficile valutare la complessità del caso. Senza strumenti adeguati, anche la programmazione degli interventi richiede più tempo, più cautela, più margini di incertezza. E nei casi più delicati, ogni giorno di attesa può pesare.
La tecnologia come parte della cura
Per questo nelle missioni Cuore di bimbi la tecnologia non è mai un dettaglio accessorio. È parte integrante del percorso di cura. Accanto ai medici volontari, alla formazione del personale locale e al lavoro con gli ospedali partner, avere a disposizione apparecchiature affidabili significa poter prendere decisioni migliori, più rapide e più sicure.
Tra questi strumenti, l’ecocardiografo ha un ruolo fondamentale per la diagnosi e la gestione delle cardiopatie congenite. “Utilizzando ultrasuoni, l’ecocardiografo permette di visualizzare il cuore in tempo reale e di valutare in modo molto preciso la struttura e la funzione, in modo sicuro e non invasivo” – ci spiega Silvia Scansani, la sonographer che è partita con noi durante la missione di Cuore di bimbi in Uganda. “Questo strumento ci aiuta come professionisti sanitari a identificare anomalie cardiache e a guidare le decisioni terapeutiche. L’ecocardiografia è infatti fondamentale in tutte le fasi del percorso di cura: dalla diagnosi iniziale alla pianificazione dell’intervento, dalla valutazione del risultato in sala operatoria al monitoraggio post-operatorio e ai controlli periodici successivi”.
Un nuovo ecocardiografo
Durante la missione Cuore di bimbi all’Uganda Heart Institute abbiamo portato con noi, grazie al sostegno di Fondazione Prosolidar, un nuovo ecocardiografo. La donazione di Fondazione Prosolidar rappresenta un contributo concreto e di grande valore. Dietro a uno strumento diagnostico, infatti, non ci sono solo dati, immagini e misurazioni: ci sono bambini che possono essere curati meglio, famiglie che possono ricevere risposte più chiare, medici e professionisti sanitari che possono lavorare con maggiore precisione e sicurezza.
“Nelle missioni umanitarie è essenziale disporre di apparecchiature adeguate e di alta qualità, perché immagini accurate consentono diagnosi affidabili e decisioni cliniche più sicure” – continua la Dottoressa Silvia Scansani. “Tecnologie portatili, come il Vivid IQ di GE HealthCare donato da Fondazione Prosolidar, permettono di portare la diagnostica specialistica direttamente ai bambini che ne hanno più bisogno. Disporre della tecnologia giusta significa offrire maggiori opportunità di diagnosi, trattamento e follow-up a bambini che altrimenti avrebbero poche possibilità di accedere a cure specialistiche.”
Ogni battito conta
L’ecocardiografo portato in Uganda e donato da Fondazione Prosolidar continuerà a essere utilizzato nelle missioni Cuore di bimbi, contribuendo a migliorare la qualità della diagnosi e dell’assistenza per tanti bambini e bambine. È un alleato silenzioso, ma fondamentale.
Per Mission Bambini, ogni battito conta. E grazie a Fondazione Prosolidar, oggi possiamo ascoltarlo con ancora più attenzione.
A Dodoma, in Tanzania, sei bambini hanno ricevuto una nuova possibilità di futuro
Una missione per curare, formare e costruire continuità
Dal 24 al 30 maggio 2026, nell’ambito del programma Cuore di bimbi, siamo stati a Dodoma, in Tanzania, per una missione operatoria presso il Benjamin Mkapa Hospital.
In pochi giorni, grazie al lavoro congiunto tra l’équipe sanitaria italiana e il personale medico locale, 33 bambini sono stati sottoposti a screening cardiologico e 6 bambini con gravi cardiopatie congenite sono stati operati con esito positivo.
Dietro questi numeri ci sono bambini, famiglie, viaggi spesso lunghi e faticosi, attese, paure e una speranza concreta: quella di poter accedere a cure specialistiche che, in molti contesti, non sono ancora facilmente disponibili.
Un ospedale di riferimento per milioni di persone
Il Benjamin Mkapa Hospital è una struttura sanitaria di grande importanza per il territorio: serve un bacino di utenza molto ampio, stimato in circa otto milioni di persone.
Eppure, al momento, l’ospedale non dispone di un reparto di cardiochirurgia pediatrica pienamente operativo. I professionisti presenti si occupano prevalentemente di pazienti adulti e gli interventi sui bambini dipendono ancora in larga parte dal supporto di équipe internazionali specializzate.
È in questo contesto che si inserisce il lavoro di Mission Bambini: non solo portare cure salvavita ai bambini che ne hanno urgente bisogno, ma contribuire a rafforzare le competenze locali, affinché nel tempo sempre più bambini possano essere curati vicino a casa.
Accanto ai bambini, prima e dopo l’intervento
Le attività cliniche sono iniziate con gli screening cardiologici, fondamentali per valutare le condizioni dei bambini e individuare i casi da operare.
Nei giorni successivi, l’équipe sanitaria volontaria proveniente dall’Ospedale Regina Margherita di Torino ha lavorato in sala operatoria insieme ai colleghi tanzaniani, condividendo competenze, procedure e responsabilità.
Ogni intervento ha richiesto attenzione, coordinamento e un lavoro di squadra costante: dai cardiologi agli anestesisti, dagli infermieri ai perfusionisti, fino al personale della terapia intensiva, impegnato nella delicata fase post-operatoria.
Al termine della missione, tutti i bambini operati erano stati liberati dalla ventilazione meccanica e avevano iniziato il percorso di recupero previsto.

La cura non finisce in sala operatoria
Una missione come questa non si misura soltanto dal numero di interventi realizzati.
Il suo valore più profondo sta anche in ciò che resta dopo: competenze condivise, relazioni professionali rafforzate, maggiore fiducia tra le équipe e nuove possibilità di crescita per il personale locale.
Durante la settimana, medici, infermieri, anestesisti, cardiologi e perfusionisti del Benjamin Mkapa Hospital hanno lavorato fianco a fianco con l’équipe italiana, mostrando grande motivazione, disponibilità e desiderio di apprendere, anche di fronte a criticità importanti legate alla scarsità di materiali, alla carenza di apparecchiature pediatriche dedicate e alla necessità di rafforzare l’area della terapia intensiva.
Un passo importante verso una maggiore autonomia
Uno dei momenti più significativi della missione è stato il coinvolgimento diretto di un chirurgo cardiotoracico locale in uno degli interventi, affiancato dal dottor Carlo Pace Napoleone, cardiochirurgo volontario di Mission Bambini.
È stato un passaggio importante, perché racconta in modo concreto il senso del programma Cuore di bimbi: intervenire oggi per salvare vite, ma allo stesso tempo costruire le condizioni perché domani le cure possano essere sempre più accessibili, stabili e sostenibili.
La presenza dell’équipe internazionale diventa così un’occasione di formazione sul campo, in cui ogni intervento è anche un momento di scambio, apprendimento e crescita condivisa.








