Mese: Aprile 2026
Zambia: una missione tra cura, squadra e futuro
Dal 21 al 29 marzo siamo tornati al National Heart Hospital di Lusaka, in Zambia, per la prima missione del 2026 del programma Cuore di bimbi.
Una settimana intensa, fatta di interventi, collaborazione e crescita condivisa, che ci ricorda ogni volta perché questo impegno è così importante: esserci oggi, per costruire qualcosa che resti anche domani.
Le persone dietro ogni intervento
“Questo è grazie a noi che siamo qui, ma anche a tutti quelli che ci hanno permesso di esserci. Perché senza di loro questa missione, e tutte quelle che verranno, non sarebbero possibili.”
Le parole di Giorgia, perfusionista in missione in Zambia, raccontano qualcosa che spesso resta invisibile.
Dietro ogni intervento, dietro ogni cuore che torna a battere, non ci sono solo i medici in sala operatoria, ma una rete più ampia di persone che credono in queste missioni e le rendono possibili.
C’è il lavoro di chi parte, ma anche quello di chi sostiene, di chi organizza, di chi sceglie ogni giorno di esserci, anche a distanza.
Nel video sono proprio i professionisti sanitari partiti in missione a marzo a raccontare cosa significa essere lì. Dalle loro parole emerge un lavoro fatto di responsabilità, precisione e collaborazione continua.
Ogni intervento nasce da un percorso condiviso: dalla diagnosi alla preparazione del bambino, fino alla sala operatoria e alla gestione della terapia intensiva. E poi c’è un istante sospeso, quello in cui il cuore si ferma e viene affidato alle mani del team, per essere riparato e rimesso in moto.
Sono ruoli diversi, ma profondamente connessi, dove nulla accade da solo: ogni gesto è parte di un equilibrio costruito insieme, fatto di competenze, ascolto e fiducia reciproca. È in questo lavoro di squadra, sostenuto da una rete ancora più ampia, che prende forma la possibilità di cura per ogni bambino.



Nuove possibilità di vita
Durante la missione sono stati eseguiti interventi di cardiochirurgia pediatrica su bambini affetti da cardiopatie congenite complesse. Questi hanno restituito a 7 bambini una nuova possibilità di vita che guarda al futuro.
In parallelo, 20 piccoli pazienti sono stati valutati attraverso esami ecocardiografici, tra reparto e ambulatorio.
Accanto all’attività chirurgica, sono stati inoltre donati materiali sanitari, contribuendo a rafforzare le risorse disponibili all’interno dell’ospedale.



Una squadra che lavora insieme
A Lusaka ha operato un team composto da 10 professionisti sanitari volontari italiani – tra cardiochirurgo, cardiologa, anestesisti, infermieri e perfusionisti – provenienti da diverse strutture ospedaliere italiane.
Ma ogni intervento è il risultato di un lavoro più ampio.
Dalla preparazione del paziente alla gestione della sala operatoria, fino al monitoraggio post-operatorio, tutto si costruisce attraverso un dialogo continuo tra le diverse figure coinvolte.
In questa missione, la collaborazione con il personale locale è stata fondamentale: medici, perfusionisti e cardiologi hanno lavorato fianco a fianco, condividendo competenze ed esperienze.



La formazione che resta
Ogni missione è anche un percorso di crescita condivisa.
Durante gli interventi, la sala operatoria diventa uno spazio di confronto in cui ogni scelta viene discussa e costruita insieme.
Questo lavoro quotidiano permette di rafforzare le competenze tecniche del personale locale e di contribuire a un obiettivo più ampio: rendere sempre più autonomo il sistema sanitario locale nella cura delle cardiopatie pediatriche.
È anche qui che si misura davvero l’impatto di queste missioni: non solo negli interventi realizzati, ma nelle competenze che restano.


Le sfide su cui continuiamo a lavorare
La missione ha confermato anche alcune aree su cui è necessario continuare a investire:
il rafforzamento delle competenze nella terapia intensiva pediatrica, una maggiore autonomia nella gestione dei pazienti complessi e la definizione di protocolli clinici condivisi.
Sono passaggi fondamentali per rendere gli interventi sempre più efficaci e garantire continuità di cura nel tempo.
Il lavoro, dunque, non si ferma qui.
Tra i prossimi passi è prevista l’organizzazione di uno screening cardiologico pediatrico, con l’obiettivo di individuare nuovi pazienti e rafforzare le capacità diagnostiche locali.
Allo stesso tempo, stiamo lavorando per rendere le future missioni ancora più strutturate, con maggiore attenzione alla preparazione e al follow-up, così da accompagnare in modo sempre più completo ogni bambino nel suo percorso di cura.


Questa missione è stata possibile grazie al lavoro congiunto di tanti attori: i medici volontari, il personale sanitario locale, i partner sul territorio e chi ogni giorno sceglie di sostenere il programma Cuore di bimbi.
Un grazie particolare alla Campagna QuindiCiSiamo, Fondazione Mediolanum, Hesperia Bimbi ETS e Flying Angels Foundation per il supporto e la vicinanza al nostro impegno.
Ogni missione lascia qualcosa.
Non solo nei risultati raggiunti, ma nelle competenze che crescono, nelle relazioni che si rafforzano, nelle possibilità che si aprono.