Ogni battito conta: perché la tecnologia può fare la differenza nella cura dei bambini cardiopatici

#cuore di bimbi, #salute, #volontariato

Quando il tempo è decisivo

Quando un bambino nasce con una cardiopatia, il tempo è una variabile decisiva. Riconoscere presto il problema, comprenderne la gravità, stabilire come e quando intervenire, monitorare il cuore prima e dopo l’operazione: ogni passaggio richiede competenze mediche specialistiche, ma anche strumenti adeguati.

Nei Paesi in cui Mission Bambini organizza le missioni operatorie del programma Cuore di bimbi, questo non è sempre possibile. In molti ospedali partner, i medici e il personale sanitario lavorano ogni giorno con grande dedizione e competenza, ma spesso devono farlo in condizioni difficili: sale operatorie con dotazioni limitate, apparecchiature non sempre sufficienti o aggiornate e costi elevati per l’acquisto di nuove tecnologie.

Senza una diagnosi tempestiva, una cardiopatia può rimanere nascosta troppo a lungo. Senza immagini precise del cuore, diventa più difficile valutare la complessità del caso. Senza strumenti adeguati, anche la programmazione degli interventi richiede più tempo, più cautela, più margini di incertezza. E nei casi più delicati, ogni giorno di attesa può pesare.

La tecnologia come parte della cura

Per questo nelle missioni Cuore di bimbi la tecnologia non è mai un dettaglio accessorio. È parte integrante del percorso di cura. Accanto ai medici volontari, alla formazione del personale locale e al lavoro con gli ospedali partner, avere a disposizione apparecchiature affidabili significa poter prendere decisioni migliori, più rapide e più sicure.

Tra questi strumenti, l’ecocardiografo ha un ruolo fondamentale per la diagnosi e la gestione delle cardiopatie congenite. “Utilizzando ultrasuoni, l’ecocardiografo permette di visualizzare il cuore in tempo reale e di valutare in modo molto preciso la struttura e la funzione, in modo sicuro e non invasivo” – ci spiega Silvia Scansani, la sonographer che è partita con noi durante la missione di Cuore di bimbi in Uganda. “Questo strumento ci aiuta come professionisti sanitari a identificare anomalie cardiache e a guidare le decisioni terapeutiche. L’ecocardiografia è infatti fondamentale in tutte le fasi del percorso di cura: dalla diagnosi iniziale alla pianificazione dell’intervento, dalla valutazione del risultato in sala operatoria al monitoraggio post-operatorio e ai controlli periodici successivi”.

Un nuovo ecocardiografo 

Durante la missione Cuore di bimbi all’Uganda Heart Institute abbiamo portato con noi, grazie al sostegno di Fondazione Prosolidar, un nuovo ecocardiografo. La donazione di Fondazione Prosolidar rappresenta un contributo concreto e di grande valore. Dietro a uno strumento diagnostico, infatti, non ci sono solo dati, immagini e misurazioni: ci sono bambini che possono essere curati meglio, famiglie che possono ricevere risposte più chiare, medici e professionisti sanitari che possono lavorare con maggiore precisione e sicurezza.

Nelle missioni umanitarie è essenziale disporre di apparecchiature adeguate e di alta qualità, perché immagini accurate consentono diagnosi affidabili e decisioni cliniche più sicure” – continua la Dottoressa Silvia Scansani. “Tecnologie portatili, come il Vivid IQ di GE HealthCare donato da Fondazione Prosolidar, permettono di portare la diagnostica specialistica direttamente ai bambini che ne hanno più bisogno. Disporre della tecnologia giusta significa offrire maggiori opportunità di diagnosi, trattamento e follow-up a bambini che altrimenti avrebbero poche possibilità di accedere a cure specialistiche.

 

Ogni battito conta

L’ecocardiografo portato in Uganda e donato da Fondazione Prosolidar continuerà a essere utilizzato nelle missioni Cuore di bimbi, contribuendo a migliorare la qualità della diagnosi e dell’assistenza per tanti bambini e bambine. È un alleato silenzioso, ma fondamentale.

Per Mission Bambini, ogni battito conta. E grazie a Fondazione Prosolidar, oggi possiamo ascoltarlo con ancora più attenzione.

 

A Dodoma, in Tanzania, sei bambini hanno ricevuto una nuova possibilità di futuro

#cuore di bimbi, #salute

Una missione per curare, formare e costruire continuità

Dal 24 al 30 maggio 2026, nell’ambito del programma Cuore di bimbi, siamo stati a Dodoma, in Tanzania, per una missione operatoria presso il Benjamin Mkapa Hospital.

In pochi giorni, grazie al lavoro congiunto tra l’équipe sanitaria italiana e il personale medico locale, 33 bambini sono stati sottoposti a screening cardiologico e 6 bambini con gravi cardiopatie congenite sono stati operati con esito positivo.

Dietro questi numeri ci sono bambini, famiglie, viaggi spesso lunghi e faticosi, attese, paure e una speranza concreta: quella di poter accedere a cure specialistiche che, in molti contesti, non sono ancora facilmente disponibili.

Un ospedale di riferimento per milioni di persone

Il Benjamin Mkapa Hospital è una struttura sanitaria di grande importanza per il territorio: serve un bacino di utenza molto ampio, stimato in circa otto milioni di persone.

Eppure, al momento, l’ospedale non dispone di un reparto di cardiochirurgia pediatrica pienamente operativo. I professionisti presenti si occupano prevalentemente di pazienti adulti e gli interventi sui bambini dipendono ancora in larga parte dal supporto di équipe internazionali specializzate.

È in questo contesto che si inserisce il lavoro di Mission Bambini: non solo portare cure salvavita ai bambini che ne hanno urgente bisogno, ma contribuire a rafforzare le competenze locali, affinché nel tempo sempre più bambini possano essere curati vicino a casa.

Accanto ai bambini, prima e dopo l’intervento

Le attività cliniche sono iniziate con gli screening cardiologici, fondamentali per valutare le condizioni dei bambini e individuare i casi da operare.

Nei giorni successivi, l’équipe sanitaria volontaria proveniente dall’Ospedale Regina Margherita di Torino ha lavorato in sala operatoria insieme ai colleghi tanzaniani, condividendo competenze, procedure e responsabilità.

Ogni intervento ha richiesto attenzione, coordinamento e un lavoro di squadra costante: dai cardiologi agli anestesisti, dagli infermieri ai perfusionisti, fino al personale della terapia intensiva, impegnato nella delicata fase post-operatoria.

Al termine della missione, tutti i bambini operati erano stati liberati dalla ventilazione meccanica e avevano iniziato il percorso di recupero previsto.

La cura non finisce in sala operatoria

Una missione come questa non si misura soltanto dal numero di interventi realizzati.

Il suo valore più profondo sta anche in ciò che resta dopo: competenze condivise, relazioni professionali rafforzate, maggiore fiducia tra le équipe e nuove possibilità di crescita per il personale locale.

Durante la settimana, medici, infermieri, anestesisti, cardiologi e perfusionisti del Benjamin Mkapa Hospital hanno lavorato fianco a fianco con l’équipe italiana, mostrando grande motivazione, disponibilità e desiderio di apprendere, anche di fronte a criticità importanti legate alla scarsità di materiali, alla carenza di apparecchiature pediatriche dedicate e alla necessità di rafforzare l’area della terapia intensiva.

 

Un passo importante verso una maggiore autonomia

Uno dei momenti più significativi della missione è stato il coinvolgimento diretto di un chirurgo cardiotoracico locale in uno degli interventi, affiancato dal dottor Carlo Pace Napoleone, cardiochirurgo volontario di Mission Bambini.

È stato un passaggio importante, perché racconta in modo concreto il senso del programma Cuore di bimbi: intervenire oggi per salvare vite, ma allo stesso tempo costruire le condizioni perché domani le cure possano essere sempre più accessibili, stabili e sostenibili.

La presenza dell’équipe internazionale diventa così un’occasione di formazione sul campo, in cui ogni intervento è anche un momento di scambio, apprendimento e crescita condivisa.

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Alla scuola St. Clelia di Kitanga, una lavatrice in più per prendersi cura di 800 bambini

#educazione estero, #rete learn

Dall’ospedale alla scuola: in Uganda costruiamo il futuro un passo alla volta

#cuore di bimbi, #salute, #volontariato

Un cammino che continua: il racconto della nostra ultima missione

Dal 2 al 10 maggio 2026 siamo tornati in Uganda per una nuova missione, tra il Mulago Hospital di Kampala e la St. Clelia School di Kitanga. Due luoghi diversi, due ambiti di intervento che possono sembrare lontani, ma che raccontano la stessa visione: stare accanto ai bambini perché possano crescere, essere curati, studiare e costruire il proprio futuro.

In pochi giorni abbiamo visto il valore di un impegno che non si esaurisce nella presenza sul campo, ma continua nel tempo attraverso la formazione, l’ascolto e il lavoro condiviso con le realtà locali. Grazie al supporto dei nostri donatori e dei partner sul campo, torniamo a casa con la consapevolezza che ogni sforzo sta tracciando una strada nuova per centinaia di bambini.

Cuore di bimbi: sei nuove opportunità di vita al Mulago Hospital

La missione sanitaria si è svolta al Mulago Hospital di Kampala, centro con cui Mission Bambini collabora da diversi anni nell’ambito del programma Cuore di bimbi.

Durante la settimana sono stati operati 6 bambini con cardiopatie congenite, casi delicati che hanno richiesto il confronto costante tra il team italiano e l’équipe ugandese. Ogni intervento è stato il risultato di un lavoro di squadra fatto di preparazione, attenzione, competenze tecniche e grande fiducia reciproca.

Per le famiglie, questi interventi rappresentano molto più di una cura: sono una nuova possibilità di vita per i loro bambini. Per l’ospedale, invece, ogni missione è anche un’occasione per rafforzare competenze, consolidare procedure e affrontare casi sempre più complessi con maggiore sicurezza.

Un grazie speciale va anche a Fondazione Prosolidar, che ha donato un ecografo per le nostre missioni: un supporto importante per il lavoro dei medici sul campo e per offrire cure sempre più accurate ai bambini.

Un ospedale che cresce, un’équipe sempre più autonoma

C’è un momento preciso che ha segnato questa missione, un traguardo che esprime il senso più profondo del programma Cuore di bimbi: il primo intervento cardiochirurgico della missione è stato condotto da un medico ugandese. L’équipe del Mulago Hospital ha operato in prima persona, affiancata dalla supervisione e dal supporto costante dei nostri specialisti italiani. Questo dimostra che qualcosa di fondamentale resta anche dopo la nostra partenza: il trasferimento di competenze e lo sviluppo di una reale capacità di cura indipendente.

Quando un’équipe locale acquisisce autonomia, infatti, il cambiamento diventa più solido. Significa che le competenze condivise negli anni iniziano a mettere radici. Significa che un bambino potrà trovare una risposta sempre più vicina, nel proprio Paese, nel proprio ospedale, accanto alla propria famiglia.

L’obiettivo di Mission Bambini non è mai stato quello di sostituirsi ai sistemi sanitari locali, bensì quello di accompagnarli nel tempo. Vedere i medici ugandesi muoversi in sala operatoria con crescente sicurezza e protagonismo è la conferma che la formazione continua sta dando i suoi frutti più preziosi.

St. Clelia School: dove l’accoglienza diventa casa e protezione

Parallelamente all’attività medica, la missione ha toccato il distretto di Kitanga per fare visita alla St. Clelia School, una realtà che accoglie oltre 900 alunni ed è parte attiva della nostra rete educativa LEARN.

Molto più di un semplice complesso scolastico, la St. Clelia funziona come un vero e proprio centro residenziale. Per tantissimi bambini che abitano troppo lontano dalle proprie famiglie, questa struttura rappresenta una quotidianità sicura, un luogo di forte tutela e, in definitiva, una vera casa.

La visita è stata un momento di ascolto. Abbiamo incontrato educatori, bambini e persone della comunità per comprendere da vicino i bisogni, le fatiche e le potenzialità di questo luogo. Ma abbiamo visto anche tanta forza: nei sorrisi, nell’accoglienza, nell’impegno di chi ogni giorno lavora perché la scuola resti un punto fermo nella vita dei bambini.

Essere presenti sul campo significa anche questo: fermarsi, fare domande, osservare, capire come costruire risposte più giuste insieme a chi vive ogni giorno quella realtà.

Salute ed educazione: due strade per un unico domani

La parte sanitaria e quella educativa della missione raccontano due bisogni diversi, ma profondamente collegati.

Un bambino che riceve un intervento al cuore ha bisogno di cure, ma anche di un contesto in cui poter crescere, studiare, sentirsi protetto. Allo stesso modo, un bambino che va a scuola ha bisogno di salute, sicurezza e condizioni di vita che gli permettano davvero di imparare e immaginare il proprio futuro.

Per questo, salute ed educazione non sono due percorsi separati. Sono due dimensioni della stessa possibilità: quella di accompagnare i bambini più vulnerabili in un cammino di crescita completo, fatto di cura, protezione, apprendimento e fiducia.

Torniamo dall’Uganda con 6 bambini operati, un ospedale che continua a rafforzarsi, una scuola che ogni giorno custodisce il futuro di centinaia di bambini e una consapevolezza ancora più chiara: il cambiamento più importante è quello che, passo dopo passo, permette alle comunità locali di camminare con sempre maggiore autonomia.

Le sfide di domani: perché il nostro aiuto serve ancora

Nonostante i traguardi straordinari di questa missione e i grandi passi avanti verso l’autonomia, la strada da percorrere è ancora lunga e i bisogni sul campo restano immensi.

Al Mulago Hospital la lista d’attesa non si ferma: ci sono ancora molti bambini nati con malformazioni cardiache che aspettano la loro opportunità di essere operati, e la struttura necessita di un supporto costante per mantenere gli standard tecnologici e formativi raggiunti.

Allo stesso modo, a Kitanga, l’accoglienza di oltre 900 bambini comporta uno sforzo quotidiano enorme per garantire cibo, materiali didattici e spazi adeguati a tutti. Ogni traguardo tagliato non è un punto di arrivo, ma la dimostrazione che il nostro metodo funziona.

Per questo non possiamo fermarci proprio ora: le sfide continuano, e solo insieme a chi sceglie di sostenerci possiamo continuare a rispondere a quel forte grido d’aiuto che arriva dall’Uganda.

Questa missione è stata possibile grazie allo sforzo condiviso di tante persone e realtà che, insieme, continuano a rendere concreto il nostro impegno in Uganda. Un grazie speciale va a Marco Galbiati e alla campagna #QuindiCiSiamo, che ha sostenuto la missione sul campo.

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LEARN: nasce la rete internazionale di Mission Bambini per offrire opportunità educative

#educazione estero, #rete learn

La rete, composta da 16 organizzazioni nel mondo, nasce per rafforzare la risposta educativa alle crisi umanitarie e alle disuguaglianze che escludono milioni di bambini dalla scuola

Nel mondo oltre 251 milioni di bambini e ragazzi non frequentano la scuola a causa di conflitti armati, migrazioni forzate, crisi umanitarie prolungate e discriminazioni strutturali legate a genere, etnia e religione. 

È proprio per rispondere a questa crisi globale che Mission Bambini annuncia il lancio di LEARN, una nuova rete di collaborazione internazionale che riunisce 16 organizzazioni attive in Africa, Asia, America Latina, Europa e Medio Oriente, impegnate a offrire l’opportunità educative ai bambini più vulnerabili anche nei contesti segnati da emergenze e instabilità.

LEARN nasce dall’esperienza maturata negli anni da Mission Bambini e dai suoi partner locali che, radicati nei contesti più fragili, hanno sviluppato competenze specifiche nella lettura dei bisogni reali delle comunità. L’obiettivo della rete è costruire una visione condivisa e strutturata, per rispondere alle emergenze umanitarie che compromettono l’accesso all’istruzione — come guerre e sfollamenti forzati — ma anche alle barriere strutturali che, persino in contesti non segnati da conflitti, continuano a escludere milioni di bambini dai percorsi educativi. 

Un’attenzione specifica è rivolta all’istruzione delle bambine e delle ragazze, tra le più penalizzate nei contesti di crisi.

«Oggi evolviamo da un insieme di partner a una rete globale coordinata», spiega Stefano Oltolini, Direttore Generale di Mission Bambini. «LEARN nasce per condividere competenze, rafforzare le capacità locali e costruire una risposta comune, per garantire che nessun bambino venga lasciato indietro, indipendentemente da dove sia nato o dalle crisi che deve affrontare».

Nel suo primo anno di attività, la rete LEARN si concentrerà su tre principali interventi. Il primo è il sostegno all’istruzione in contesti di emergenza e post-emergenza, per garantire continuità educativa ai bambini colpiti da crisi umanitarie. Il secondo riguarda il capacity building, attraverso la formazione e lo scambio di conoscenze tra le organizzazioni della rete, valorizzando l’esperienza maturata nei diversi Paesi. Il terzo asse è la sensibilizzazione globale, con campagne coordinate per riportare l’istruzione al centro dell’agenda internazionale.

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LE VOCI DEI PARTNER DI LEARN

Sharana – Social and Development Organisation –  Pondicherry, India

«Sharana entra in questa partnership come partner di programma di lunga data, portando la propria esperienza sul campo e rimanendo al tempo stesso impegnata nell’apprendimento, nell’adattamento e nella crescita continua del proprio team e delle proprie competenze. Metteremo a disposizione e condivideremo i nostri punti di forza, laddove rilevanti, e resteremo aperti ad approfondire la nostra comprensione in ambiti che possono andare oltre i nostri consueti contesti o aree geografiche. Questa collaborazione riflette la nostra convinzione condivisa di lavorare con umiltà, rispetto e una forte attenzione ai bisogni delle comunità, insieme a Mission Bambini.»

Vandana Shah, Operations Director


Brothers of Jesus the Good Shepherd – Mabilloni, Tanzania 

«Siamo tutti creati per il bene degli altri. Per questo, troviamo il tempo per gli altri nella nostra vita. Siamo ciò che siamo oggi perché, nella nostra vita, qualcuno, da qualche parte, è stato presente per tenerci per mano e renderci ciò che siamo oggi. Cerchiamo anche noi, nella nostra vita, di essere un ponte che permetta agli altri di attraversare in sicurezza.»

Br. Valerian McHome


Casa dos Sonhos – Paraiba, Brasile 

«L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione trasforma le persone. Le persone trasformano il mondo.»
(Paulo Freire, Brasile)

Suor Judith Gòmez


Give a Child Hope – Kitanga, Uganda

«La scuola St. Clelia si trova nell’estremo sud-ovest dell’Uganda. Questa è la parte più popolata del paese, dove le persone sono povere e non hanno un impiego regolare. La maggior parte delle persone riesce a sopravvivere con un solo pasto al giorno. Pochissimi bambini frequentano la scuola perché i genitori non possono permettersi di pagare le rette. Grazie al supporto di Mission Bambini, la nostra scuola è in grado di fornire un’istruzione di qualità ai bambini vulnerabili e ora può competere con quelli delle scuole urbane.

Infine, permettetemi di ringraziare ancora una volta Mission Bambini per questo nuovo programma che ci unirà attraverso un’esperienza condivisa.
Che Dio vi benedica.»

Padre Marius

Thailandia: volontari in missione

#educazione estero, #rete learn, #volontariato

A giugno, i volontari Dino e Roberto sono partiti in missione per la Thailandia, in particolare sul nostro progetto Children of the Forest a Sangkhlaburi.

Sono stati giorni ricchi di emozioni per i nostri volontari, che hanno portato sorrisi e svolto tante attività con i bimbi: dal giardinaggio ai giochi di società, dalla preparazione della cena fino alla realizzazione di marmellate di frutta. Dino e Roberto hanno anche dato lezioni di inglese, partecipato a feste di compleanno e raccolto foto e disegni da condividere con i nostri donatori. Grazie a loro, ogni giorno è stato speciale e ha reso i bambini ancora più felici.

Tra i tanti bimbi che alloggiano a Children of the Forest, oggi vi raccontiamo – tramite le parole di Roberto – la giornata di Gasawa.

Una giornata con Gasawa

Gasawa è una bambina di 10 anni. Frequenta da poco la scuola del nostro partner «Children of the Forest» a Sangkhlaburi, una zona di confine meta di famiglie rifugiate provenienti dal Myanmar.

È arrivata in Thailandia nel 2022; lei e la sorella maggiore di 21 anni vivono con gli zii, che hanno tre bambini piccoli. Abitano a Sampanrai, un villaggio distante circa un’ora a piedi da Sangkhlaburi. Il padre e la madre di Gasawa lavorano e vivono a Kanchanaburi, una città a circa 2 ore e mezzo di auto e, proprio a causa della distanza, Gasawa li vede saltuariamente.

La sua giornata comincia molto presto. Si alza alle 5:30 del mattino, alle 6 esce di casa e dopo un’ora di cammino nella foresta arriva sulla strada statale dove passa a prenderla il pullmino della scuola. Alle 7:45 arriva in classe.

Al mattino le lezioni si svolgono dalle 8 alle 11:30, al termine delle quali ogni alunno si reca alla mensa per pranzare.

Dopo una pausa, le lezioni proseguono quindi fino alle 15:30. Alle 16 i pullmini riaccompagnano i bambini verso i loro alloggi; Gasawa viene lasciata dove inizia il sentiero che la porterà a casa, dove arriva alle 17 dopo circa un’altra ora di cammino. 

Lì trova i cuginetti ad aspettarla; appena arriva si toglie la divisa della scuola e si occupa di loro. Di solito aiuta anche in cucina e va a prendere l’acqua al fiume lì vicino.

Gasawa è una ragazzina molto volenterosa e le piace frequentare la scuola di Children of the Forest. Quando le è stato chiesto cosa volesse fare da grande, ha risposto: «La principessa!»

Roberto, Dino e tutti noi di Mission Bambini ci auguriamo che continui a studiare e che riesca a realizzare tutti i suoi sogni.


Anche tu puoi partire in missione con noi, o svolgere tante altre attività di volontariato con i bambini:

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Il benvenuto a Cecilia e il progetto Borse Rosa

#educazione estero, #programma Borse Rosa

Abbiamo conosciuto Cecilia grazie ad Alessandra De Luca, nostra volontaria in Sud Africa nell’estate 2007. Da allora Alessandra è tornata in Sud Africa varie volte, anche con suo marito Carlo.

Cecilia è entrata così nei nostri cuori: l’abbiamo vista crescere, anno dopo anno. 

E a inizio marzo è stata lei a venire per la prima volta in Italia, proprio qui a Milano. L’abbiamo conosciuta di persona, abbiamo chiacchierato con lei e abbiamo realizzato un video della sua storia: di come il sostegno per lei, e in generale per le ragazze, possa davvero fare la differenza per un futuro libero da imposizioni e scelte altrui.

Oggi Cecilia ha 21 anni e vorrebbe diventare medico: grazie all’incontro con la Fondazione e con Alessandra ha avuto l’opportunità di studiare. Senza saperlo, Alessandra e Cecilia hanno anticipato la nascita del progetto Borse Rosa, di cui oggi Cecilia diventa “testimonial” per eccellenza.

Ad oggi sono 129 milioni le bambine e le ragazze che, nel mondo, non hanno accesso alla scuola e sono spesso destinate a matrimoni precoci e combinati.
Attraverso Borse Rosa, Mission Bambini sostiene centinaia di ragazze come Cecilia nel loro percorso di istruzione superiore, aiutandole a diventare giovani donne più consapevoli dei propri diritti.

Da qui il desiderio di Alessandra e Carlo, insieme a Cecilia, di sostenere Borse Rosa per aiutare tante ragazzine in Brasile, Bangladesh, India e Uganda, perché l’esperienza con Cecilia ha dimostrato quanto l’istruzione possa fare la differenza per garantire loro un futuro, proprio come è stato per lei.

Sostieni anche tu il progetto Borse Rosa con Cecilia, Alessandra e Carlo: prendi per mano una bambina e accompagnala nella sua crescita.

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Borse Rosa, per le donne di oggi e di domani

#educazione estero, #programma Borse Rosa

Il contesto

Rita Levi Montalcini, Malala Yousafzai, Margerita Hack: sono tante le donne che hanno fatto la storia con il proprio talento e la propria unicità. Tutte loro hanno una cosa in comune: sono state libere di realizzare i propri sogni.

Oggi, nel mondo, ci sono ancora 129 milioni di bambine e ragazze che non hanno la possibilità di realizzarli perché vivono in contesti difficili, dove le famiglie non riescono a garantire loro il proseguimento degli studi. Ciò, in molti casi, costringe queste giovani donne a matrimoni forzati e gravidanze precoci che tolgono loro qualsiasi libertà di poter fare scelte sul proprio futuro.

In particolare, in Bangladesh, questa situazione riguarda la comunità Dalit che viene fortemente discriminata; qui il 59% delle ragazze sotto ai 18 anni è costretta a sposarsi con uomini più grandi. 

In India, nella regione dell’Andhra Pradesh, le famiglie non hanno ancora percepito quanto sia importante lo studio per le proprie figlie, le quali sono oggetto di matrimoni forzati prima dei 18 anni nel 29% dei casi. Una situazione simile esiste anche in Uganda, dove il 7% delle bambine si sposa anche prima di aver raggiunto i 15 anni di età.

In Brasile, nello stato di Paraíba, si trovano numerosi quartieri poveri dove è preponderante la cultura patriarcale e maschilista e la criminalità è molto diffusa. Le ragazze nate qui cercano di allontanarsi da questo contesto, cadendo però spesso in relazioni sbagliate e gravidanze precoci.

Un futuro per queste ragazze

Proprio in questi Paesi abbiamo deciso di impegnarci, in collaborazione con partner locali, per dare a bambine e ragazze la possibilità che meritano: quella di essere libere di diventare ciò che vorranno. Lo facciamo dal 2018 con il progetto Borse Rosa.

L’obiettivo primario è quello di garantire l’accesso all’istruzione secondaria e universitaria a bambine e ragazze così che possano veramente diventare indipendenti dal punto di vista economico, senza essere costrette a sposarsi. Il supporto concreto consiste nella fornitura di materiali didattici e prodotti igienici, nelle spese di vitto e alloggio, nel pagamento delle rette scolastiche e in un supporto psicologico per coloro che ne hanno bisogno. Queste sono le Borse (di studio) Rosa che abbiamo pensato per loro.

In questi anni abbiamo visto più di 1000 ragazze finire la scuola secondaria grazie a questi sostegni, e 675 di loro hanno partecipato anche a corsi professionalizzanti di fashion design, sartoria, informatica, turismo o infermieristica.

Spesso, per dare veramente a queste giovani donne la possibilità di essere libere, serve intervenire su dogmi culturali radicati da tempo: per questo organizziamo anche incontri periodici in loco con genitori e leader comunitari così da promuovere l’importanza dell’educazione, in particolare quella femminile.

Basona: il sogno per il suo futuro divenuto realtà

Basona ha 23 anni ed è nata in Bangladesh da una famiglia appartenente alla comunità Dalit, che in lingua locale significa “fuori casta”, il grado più basso della società. Per Basona nulla è stato facile sin da quando era piccola, nonostante ciò ha imparato ad apprezzare le piccole cose. Quando la sua mamma si prendeva cura di lei, nella sua mente nasceva il desiderio di fare lo stesso per tutti coloro che ne avevano più bisogno, in particolare per i malati. Il suo sogno era infatti quello di diventare infermiera, un sogno che era destinato a rimanere tale visto che nessuna donna che conosceva era mai riuscita a scegliere la propria professione.

Questa era la condizione di Basona fino a quando la sua famiglia non ha conosciuto Dalit, ONG bengalese e nostro partner, con il quale collaboriamo per rendere felici e autonome le giovani donne come lei. Da quel momento Basona ha concluso la scuola primaria e ha frequentato il Satkhira Nursing Institute ottenendo ottimi risultati. E non è finita qui: ha potuto svolgere un tirocinio come infermiera e ora sta per laurearsi. Il suo sogno si è trasformato così in un obiettivo concreto, quello di lavorare in un ospedale pubblico.

È proprio questa la possibilità che dovrebbe avere ogni persona: quella di essere libera di diventare ciò che vorrà con il proprio talento e la propria unicità.


Aiuta le bambine e ragazze in difficoltà: scopri come accompagnarle a essere protagoniste del loro futuro.

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Beppe Sala in visita a Mission Bambini

#eventi

Il 16 maggio è stata una giornata importante per la nostra Fondazione: il Sindaco di Milano, Beppe Sala, è venuto a trovarci!

Una visita istituzionale per conoscere i progetti di Mission Bambini e per portare i ringraziamenti di tutta la città.

Ad accoglierlo il nostro Presidente, l’Ingegner Goffredo Modena; la nostra Direttrice Generale, Sara Modena; tutto lo staff e una delegazione di nostri volontari.

“Nel mio essere Sindaco – ha dichiarato Beppe Sala – ho capito che i milanesi sono molto esigenti, ma anche molto generosi. Esprimono senso di solidarietà, guardando al futuro e allo sviluppo sostenibile. C’è tanta brava gente in questa città e voi di Mission Bambini ne siete l’esempio: anima e cuore si uniscono alla capacità organizzativa e tutto funziona”.

Durante la visita ha potuto conoscere i nostri progetti e le persone che si impegnano per realizzarli. Per tutti noi è stato un onore poter accogliere il primo cittadino del comune nel quale la nostra Fondazione è nata; un onore che condividiamo con tutti i nostri sostenitori.

 

Questa è Mission Bambini: siamo persone vere e vere persone che si impegnano, ogni giorno, per rendere felici e sani i bambini.

 

Missioni all’estero: bambini e volontari di nuovo insieme

#educazione estero, #volontariato

Estate 2022: dopo due anni di stop, riprendono le missioni dei nostri volontari all’estero.

Ed è proprio con tre delle nostre volontarie – Ilaria, Valentina e Maria Elena – che abbiamo viaggiato in Repubblica Dominicana, più precisamente sul nostro progetto di educazione a Puerto Plata.

 

“È stata un’esperienza meravigliosa – racconta Maria Elena – Ho visto la realtà così com’è, senza filtri, ma allo stesso tempo mi sono sempre sentita al sicuro. La cosa più bella è la relazione che crei con i bimbi, che con un sorriso e uno sguardo ti trasmettono tutto”. 

Partire per una missione all’estero è sicuramente un’esperienza unica, e lo diventa ancor di più se rappresenta il primo viaggio in un Paese così lontano e in un contesto caratterizzato da disagio e povertà. È dunque normale, come ci raccontano le giovani volontarie, sentirsi spaesate i primi giorni; allo stesso tempo, provare l’adrenalina che caratterizza le prime esperienze ti fa scoprire di avere uno spirito di adattamento che mai avresti pensato di possedere.

 

 

La proprietaria dell’appartamento dove alloggiavano le ha trattate come figlie, le persone del luogo sono state super calorose e accoglienti. Anche i bambini sono certamente stati d’aiuto nel farle sentire a casa: tra attività ludiche in cortile, laboratori di disegno e qualche breve gita, il clima si è fatto subito più leggero. Ci raccontano che i più piccoli tendono ad affezionarsi subito e a essere più espansivi, mentre i più grandi ti guardano con curiosità e con loro si viene a creare un rapporto di dialogo e complicità.

“Abbiamo percepito un senso di dignità molto profondo, il che non è scontato – fa notare Ilaria. I bambini erano sempre puliti e ordinati, venivano educati all’igiene, e gli spazi comuni erano sempre in ordine… Viene dato molto valore e importanza all’educazione a tutto tondo.” 

 

 

Ilaria, Valentina e Maria Elena si sono portate a casa bellissimi ricordi da questa missione, definendola “una botta di vita ed energia incredibile”, e non vedono l’ora di ripartire per un’altra esperienza a contatto con i nostri bambini.

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