Stelle Mission Bambini: una rete educativa per contrastare la povertà educativa in Italia

#educazione italia

“La Stella Mission è un luogo dove l’educazione si intreccia alla cura, dove le famiglie trovano sostegno e i piccoli scoprono che possono sognare in grande.
È la prova che la solidarietà, quando diventa concreta, può cambiare davvero la vita delle persone.”

Nunzia Schiano, attrice e testimonial storica di Mission Bambini


Contesto

In Italia, circa un milione di bambini e ragazzi vive in condizioni di povertà educativa. Una condizione che spesso inizia molto presto e si consolida nel tempo. Le difficoltà di accesso ai servizi per la prima infanzia, la mancanza di opportunità educative continuative e il rischio di dispersione scolastica contribuiscono a creare divari che, anno dopo anno, diventano sempre più difficili da colmare.

Già nei primi anni di vita, non tutti i bambini partono dalle stesse condizioni. Nella fascia 0–3 anni, l’offerta di servizi educativi è ancora insufficiente rispetto ai bisogni delle famiglie e fortemente disomogenea sul territorio. Con la crescita, queste disuguaglianze iniziali tendono a riflettersi nei percorsi scolastici: difficoltà di apprendimento, fragilità relazionali e, nei casi più complessi, l’uscita precoce dal sistema di istruzione. Oggi, in Italia, uno studente su dieci tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi prima del conseguimento di un titolo.

Il nostro impegno

Da questa consapevolezza che prende forma la rete delle Stelle Mission Bambini, promossa da Mission Bambini. Una risposta che nasce dall’esperienza sul campo e dall’osservazione di un bisogno chiaro: per contrastare la povertà educativa non bastano interventi isolati, ma è necessario accompagnare bambini e ragazzi lungo più fasi della crescita, con punti di riferimento educativi stabili nel tempo.

«Quando mancano servizi nei primi anni e punti di riferimento educativi stabili negli anni successivi, le disuguaglianze tendono ad accumularsi», dichiara Stefano Oltolini, Direttore Generale di Mission Bambini. «Per questo lavoriamo in modo continuativo, insieme a scuole e partner del territorio: l’obiettivo è intercettare i bisogni presto e accompagnare bambini e ragazzi nel tempo, non solo intervenire quando la difficoltà è già diventata emergenza».

Le Stelle Mission Bambini nascono proprio come presìdi educativi di prossimità, costruiti insieme a partner locali che conoscono a fondo i contesti in cui operano. In questi spazi, l’educazione diventa un percorso quotidiano: attività educative, supporto allo studio e accompagnamento alle famiglie si integrano per rafforzare le opportunità di crescita nei contesti più fragili.

La Rete Stelle Mission Bambini

Oggi la rete è attiva in 15 città italiane, tra cui Roma, Milano, Napoli, Bari e Catania, con 27 Stelle Mission Bambini operative. Attraverso i programmi educativi collegati alla rete, nell’ultimo anno scolastico sono stati coinvolti oltre 8.000 bambini e ragazzi in tutta Italia.

«Dietro ogni numero c’è una storia concreta: famiglie che non trovano posto al nido, bambini che faticano a recuperare competenze di base, adolescenti che rischiano di interrompere il proprio percorso», conclude Stefano Oltolini. «Le Stelle Mission Bambini nascono dall’esperienza maturata in anni di lavoro sul territorio e dalla collaborazione con realtà locali che conoscono bisogni e risorse delle comunità. È questo che rende efficace un intervento: continuità, prossimità e alleanze educative solide, perché nessun bambino o ragazzo resti senza opportunità proprio nei passaggi decisivi della crescita».

Scopri la Rete Stelle Mission Bambini »

LEARN: nasce la rete internazionale di Mission Bambini per offrire opportunità educative

#educazione estero, #rete learn

La rete, composta da 16 organizzazioni nel mondo, nasce per rafforzare la risposta educativa alle crisi umanitarie e alle disuguaglianze che escludono milioni di bambini dalla scuola

Nel mondo oltre 251 milioni di bambini e ragazzi non frequentano la scuola a causa di conflitti armati, migrazioni forzate, crisi umanitarie prolungate e discriminazioni strutturali legate a genere, etnia e religione. 

È proprio per rispondere a questa crisi globale che Mission Bambini annuncia il lancio di LEARN, una nuova rete di collaborazione internazionale che riunisce 16 organizzazioni attive in Africa, Asia, America Latina, Europa e Medio Oriente, impegnate a offrire l’opportunità educative ai bambini più vulnerabili anche nei contesti segnati da emergenze e instabilità.

LEARN nasce dall’esperienza maturata negli anni da Mission Bambini e dai suoi partner locali che, radicati nei contesti più fragili, hanno sviluppato competenze specifiche nella lettura dei bisogni reali delle comunità. L’obiettivo della rete è costruire una visione condivisa e strutturata, per rispondere alle emergenze umanitarie che compromettono l’accesso all’istruzione — come guerre e sfollamenti forzati — ma anche alle barriere strutturali che, persino in contesti non segnati da conflitti, continuano a escludere milioni di bambini dai percorsi educativi. 

Un’attenzione specifica è rivolta all’istruzione delle bambine e delle ragazze, tra le più penalizzate nei contesti di crisi.

«Oggi evolviamo da un insieme di partner a una rete globale coordinata», spiega Stefano Oltolini, Direttore Generale di Mission Bambini. «LEARN nasce per condividere competenze, rafforzare le capacità locali e costruire una risposta comune, per garantire che nessun bambino venga lasciato indietro, indipendentemente da dove sia nato o dalle crisi che deve affrontare».

Nel suo primo anno di attività, la rete LEARN si concentrerà su tre principali interventi. Il primo è il sostegno all’istruzione in contesti di emergenza e post-emergenza, per garantire continuità educativa ai bambini colpiti da crisi umanitarie. Il secondo riguarda il capacity building, attraverso la formazione e lo scambio di conoscenze tra le organizzazioni della rete, valorizzando l’esperienza maturata nei diversi Paesi. Il terzo asse è la sensibilizzazione globale, con campagne coordinate per riportare l’istruzione al centro dell’agenda internazionale.

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LE VOCI DEI PARTNER DI LEARN

Sharana – Social and Development Organisation –  Pondicherry, India

«Sharana entra in questa partnership come partner di programma di lunga data, portando la propria esperienza sul campo e rimanendo al tempo stesso impegnata nell’apprendimento, nell’adattamento e nella crescita continua del proprio team e delle proprie competenze. Metteremo a disposizione e condivideremo i nostri punti di forza, laddove rilevanti, e resteremo aperti ad approfondire la nostra comprensione in ambiti che possono andare oltre i nostri consueti contesti o aree geografiche. Questa collaborazione riflette la nostra convinzione condivisa di lavorare con umiltà, rispetto e una forte attenzione ai bisogni delle comunità, insieme a Mission Bambini.»

Vandana Shah, Operations Director


Brothers of Jesus the Good Shepherd – Mabilloni, Tanzania 

«Siamo tutti creati per il bene degli altri. Per questo, troviamo il tempo per gli altri nella nostra vita. Siamo ciò che siamo oggi perché, nella nostra vita, qualcuno, da qualche parte, è stato presente per tenerci per mano e renderci ciò che siamo oggi. Cerchiamo anche noi, nella nostra vita, di essere un ponte che permetta agli altri di attraversare in sicurezza.»

Br. Valerian McHome


Casa dos Sonhos – Paraiba, Brasile 

«L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione trasforma le persone. Le persone trasformano il mondo.»
(Paulo Freire, Brasile)

Suor Judith Gòmez


Give a Child Hope – Kitanga, Uganda

«La scuola St. Clelia si trova nell’estremo sud-ovest dell’Uganda. Questa è la parte più popolata del paese, dove le persone sono povere e non hanno un impiego regolare. La maggior parte delle persone riesce a sopravvivere con un solo pasto al giorno. Pochissimi bambini frequentano la scuola perché i genitori non possono permettersi di pagare le rette. Grazie al supporto di Mission Bambini, la nostra scuola è in grado di fornire un’istruzione di qualità ai bambini vulnerabili e ora può competere con quelli delle scuole urbane.

Infine, permettetemi di ringraziare ancora una volta Mission Bambini per questo nuovo programma che ci unirà attraverso un’esperienza condivisa.
Che Dio vi benedica.»

Padre Marius

Nel cuore della foresta: l’esperienza dei volontari di Mission Bambini in Thailandia

#volontariato

A Sangkhlaburi, un piccolo villaggio immerso nella foresta nel nord-ovest della Thailandia, a pochi chilometri dal confine con il Myanmar, c’è un luogo che da anni accoglie e protegge bambine e bambini in condizioni di forte vulnerabilità. È Children of the Forest, una realtà sostenuta da Mission Bambini, che ogni giorno lavora per garantire istruzione, protezione e diritti.

È qui che Arianna, Roberto e Sofia hanno vissuto la loro esperienza di volontariato in Thailandia, condividendo la quotidianità del centro e incontrando da vicino le storie delle persone che lo abitano.

L’incontro con i bambini

«Fin dal primo giorno sono stata colpita dall’energia e dai sorrisi dei tantissimi bambini che ci hanno accolto», racconta Sofia. «Questa esperienza mi ha fatto capire quanto i piccoli gesti, come uno sguardo o un sorriso, siano fondamentali per incontrare davvero persone e culture diverse dalle nostre».

Durante la loro permanenza, i volontari hanno affiancato le attività educative del centro, partecipando alla vita scolastica e ai momenti di gioco e relazione con i bambini.

Oltre la scuola, dentro le comunità

Accanto alle attività a Children of the Forest, Arianna, Roberto e Sofia hanno preso parte anche ad alcune iniziative sul territorio, come la distribuzione di riso alle famiglie più povere delle comunità Karen e Mon. Si tratta spesso di famiglie fuggite dal Myanmar a causa di persecuzioni, che vivono in condizioni di forte precarietà.

«È stata un’esperienza intensa», continua Sofia. «Da una parte la consapevolezza di quanto queste persone siano spesso invisibili, dall’altra la gratitudine che ci hanno dimostrato per un aiuto semplice ma importante».

Una realtà complessa, fatta di fragilità e speranza

«L’accoglienza dei bambini è solo l’inizio», racconta Roberto. «Poi si incontrano le storie delle mamme sole che vivono insieme ai loro figli, i racconti dei rifugiati, i villaggi che li hanno accolti. È una realtà complessa, che ti resta dentro».

A Sangkhlaburi convivono difficoltà profonde e una grande forza di resilienza. I bambini continuano a sorridere, le madri cercano di ricostruire una vita dignitosa, la comunità prova a guardare avanti.

Il senso della missione

L’esperienza di volontariato in Thailandia non è stata solo un viaggio lontano da casa, ma un’occasione per riscoprire il valore della presenza, dell’ascolto e dei piccoli gesti. È proprio attraverso questo lavoro quotidiano che il sostegno di Mission Bambini si traduce in opportunità concrete per tanti bambini.

Un grazie sincero va ad Arianna, Roberto e Sofia, e a tutti i volontari e le volontarie che scelgono di donare tempo, energie e sensibilità. È anche grazie al loro impegno se ogni giorno, anche nei luoghi più lontani, si continuano a costruire futuro, speranza e diritti per tante bambine e tanti bambini.

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Per maggiori informazioni puoi scrivere a volontariato@missionbambini.org.

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Mission Bambini: una storia fatta di persone, scelte e sorrisi

#regali solidali

Ci sono incontri che non fanno rumore, ma cambiano tutto.

Per Fabio Battagion, Mission Bambini è una di quelle realtà che “appena conosci, non lasci più”. Lo racconta parlando di sorrisi: quelli dei volontari, dello staff, e soprattutto dei bambini che ogni giorno ricevono cure, ascolto, attenzioni. È un sorriso che resta addosso e che rende naturale, quasi inevitabile, scegliere di fare qualcosa in più. Anche un gesto semplice, come acquistare un regalo solidale, diventa un modo concreto per aiutare un bambino a curarsi, a studiare, a sperare.

Anche Silvia Di Anselmo ricorda bene il momento in cui ha incontrato Mission Bambini. Due anni fa, grazie a un’amica, ha vissuto un’esperienza di volontariato internazionale che l’ha segnata profondamente. Vedere con i propri occhi i risultati del lavoro della Fondazione è stato toccante, motivante. Oggi, ogni Natale, sceglie i regali solidali sapendo che non sono solo belli e significativi, ma strumenti reali per costruire un futuro migliore.

Per Federica Pirone, invece, Mission Bambini è entrata nella sua vita nel momento più delicato. Un medico che collabora con la Fondazione ha salvato la vita di sua figlia, malata di cuore. Da quell’incontro è nata una scelta che dura da sette anni: diventare volontaria e sostenere Mission Bambini anche attraverso i regali solidali. Per lei ogni dono è un filo invisibile che unisce chi lo riceve a un bambino che, grazie a quel gesto, può vivere meglio.

C’è chi sostiene Mission Bambini da anni organizzando momenti di incontro e condivisione. Lorena Carraro, che conosce la Fondazione dal 2010, racconta con entusiasmo l’iniziativa dei regali solidali durante il periodo natalizio. Con il suo gruppo di volontarie organizza aperi-pranzo per presentare i prodotti e spiegare che ogni acquisto è un doppio regalo: uno per chi riceve il pensiero, uno per un bambino che riceve un sorriso.

Claudia Magli ha conosciuto Mission Bambini nel 2009, quando ancora si chiamava Aiutare i Bambini, e da allora non l’ha più lasciata. Ha visitato progetti in Africa e Sud America, organizzato eventi solidali, coinvolto la sua azienda e i suoi affetti. Pur non essendo una grande amante dei regali, oggi sceglie quelli solidali perché rappresentano la sintesi perfetta: qualità, bellezza e la certezza di fare davvero la differenza nella vita di un bambino.

Dal 2008, Lucia Malez sceglie i regali solidali Mission Bambini per amici, parenti e insegnanti. Per lei questo è il vero spirito del Natale: pensare a chi amiamo, senza dimenticare chi ha meno. Ogni regalo diventa anche un modo per far conoscere la Fondazione e i suoi progetti, ed è sempre riconosciuto come un gesto fatto con il cuore.

Roberto Ferrigno ha conosciuto Mission Bambini grazie a un’amica, cercando un’organizzazione seria che aiutasse concretamente i bambini. Da allora ha partecipato a diverse attività e ha visitato un progetto educativo in Thailandia. Tra le varie forme di sostegno, considera gli acquisti solidali uno dei modi più semplici e immediati per contribuire. E confessa, con un sorriso, che i prodotti natalizi – come i panettoni – sono diventati un appuntamento atteso ogni anno.

Per Angela Bondioli, i prodotti solidali Mission Bambini entrano nella quotidianità: diventano premi per giochi in famiglia, segnaposto durante i pranzi, piccoli doni scelti con cura. Ogni occasione è buona per unire la gioia dello stare insieme alla solidarietà e per raccontare a chi le chiede informazioni perché ha fatto quella scelta.

Ci sono poi momenti che segnano la vita di una famiglia e che diventano occasione per aiutare altri bambini. Gianluca D’Elia, pensando alla nascita di sua figlia e alla sicurezza delle cure ricevute, ha scelto le bomboniere solidali per il suo battesimo, con il pensiero rivolto ai bambini cardiopatici che non hanno accesso alle stesse possibilità.


Mara Francesca Baglieri ha conosciuto Mission Bambini attraverso la cardiopatia del figlio Niccolò e ha scelto le bomboniere solidali per il battesimo di Federico, come gesto di gratitudine e speranza.

Anche Cecilia Viacava, cardiologa pediatrica, ha scelto Mission Bambini per le bomboniere del suo matrimonio. Avendo partecipato a una missione in Eritrea per il programma “Cuore di bimbi”, ha visto sul campo il valore dei progetti della Fondazione e ha voluto raccontarlo ai suoi ospiti, trasformando un giorno di festa in un messaggio potente di solidarietà.

Silvia Guggiari, in occasione della Prima Comunione del figlio Alessandro, ha deciso di sostenere “Casa Cuore di bimbi”, pensando alle famiglie che affrontano lunghi periodi di attesa durante gli interventi di cardiochirurgia pediatrica. Un gesto nato dall’esperienza personale e dalla volontà di aiutare chi sta vivendo lo stesso percorso.

Infine, Alessia Bercè ha scelto le bomboniere solidali per condividere il valore dell’istruzione, quella scuola che per lei è stata spazio di sogni, crescita e futuro. Un futuro che, grazie a Mission Bambini, può diventare possibile anche per tanti altri bambini.

Tutte queste storie hanno nomi diversi, ma raccontano la stessa verità: Mission Bambini è fatta di persone. Di scelte consapevoli, di gesti semplici che diventano grandi, di sorrisi che passano di mano in mano.

Scegliere Mission Bambini significa questo: credere che ogni bambino abbia diritto a un futuro. E decidere, ogni giorno, di fare la propria parte.

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Cuore di bimbi in Nepal: 3 giorni per raggiungere chi vive lontano dalle cure

#cuore di bimbi, #salute, #volontariato

Negli anni, le missioni Cuore di bimbi ci hanno portati in molte parti del mondo: dal Nepal all’Uganda, dallo Zambia all’Uzbekistan. Paesi diversi, contesti diversi, sfide diverse, ma una realtà che ritorna sempre: per migliaia di bambini l’accesso ad una vera diagnosi cardiologica è ancora un traguardo lontano ed incerto.
Missione dopo missione, abbiamo imparato quanto sia urgente ascoltare il cuore di chi nasce dove le distanze sono immense, gli strumenti a disposizione pochi, e i sistemi sanitari molto fragili.  

La missione di screening cardiologico realizzata dal 24 al 30 novembre 2025 nel distretto di Tanahu, in Nepal, lo ha ricordato con ancora più forza: la diagnosi precoce può trasformare non solo un singolo percorso di cura, ma la vita di un’intera comunità.

Un’area remota, un bisogno urgente

Tanahu è una zona rurale dove i villaggi si arrampicano sulle colline e le strade che li collegano sono lunghe, sterrate e spesso molto difficili da percorrere. Gli spostamenti sono complessi, gli ospedali distanti e le possibilità di effettuare esami diagnostici molto limitate.
Molte famiglie non hanno mai potuto portare i figli ad una visita specialista. Eppure, le cardiopatie congenite rappresentano una delle principali cause di mortalità infantile e neonatale nel Paese: condizioni spesso silenziose, impossibili da riconoscere senza strumenti adeguati.

Per questo, insieme a Save the Heart Nepal, abbiamo organizzato tre intense giornate di screening cardiologici, coinvolgendo un team medico composto da tre cardiologhe italiane unite a un’équipe di professionisti nepalesi.
Fianco a fianco, hanno lavorato per portare in queste comunità un primo e fondamentale ascolto del cuore.

Il campo di screening: 3.200 cuori ascoltati, 4 da operare subito

Ogni mattina, a Bhanu, nel distretto di Tanahu lo spazio dedicato alle visite iniziava a riempirsi prima dell’alba: lunghe file di bambini con la loro uniforme scolastica, adolescenti e famiglie intere con i più piccoli. C’era chi abitava nei villaggi vicini e chi aveva percorso distanze più lunghe, a piedi o in moto. Ma tutti con la stessa speranza: sapere come stava il cuore dei propri figli.

Il flusso era rapido ma attento: prima l’accoglienza, poi le misurazioni, l’anamnesi, l’auscultazione e, quando necessario, gli esami diagnostici più approfonditi. I tre ecocardiografi a disposizione hanno lavorato senza sosta.
In soli tre giorni sono stati visitati più di 3.200 bambini e adolescenti.
Per 845 di loro è stata necessaria un’ecocardiografia, mentre 405 hanno effettuato un elettrocardiogramma.
Tra i casi emersi, quattro bambini hanno mostrato cardiopatie gravi tali da richiedere un intervento: verranno operati a Kathmandu nel centro cardiochirurgico di riferimento con cui collaboriamo stabilmente.

Difficoltà sul campo e i passi avanti 

Operare in un contesto rurale significa fare i conti con attrezzature non sempre moderne, spazi ridotti e lunghi trasferimenti. Anche il triage iniziale, basato principalmente sull’auscultazione, ha mostrato limiti che cercheremo di superare nelle prossime missioni, nelle prossime missioni la formazione e gli strumenti del personale locale.
In questo scenario, la collaborazione con l’équipe nepalese (24 tra medici, infermieri e tecnici) è stata decisiva: hanno organizzato, accolto, registrato e assistito con una dedizione tale da rendere possibile ciò che, da soli, non avremmo mai potuto fare in così poco tempo.

Ma il nostro impegno non si ferma ai tre giorni di screening: questa missione è parte di un percorso più ampio, che punta a costruire una rete che resti. Vogliamo formare ulteriormente il personale locale, migliorare le attrezzature e le capacità diagnostiche, e raggiungere nuovi villaggi.

Per i bambini incontrati, la missione di Tanahu è stata la prima vera occasione di essere ascoltati.
Per noi, un’ulteriore conferma che ogni battito merita attenzione, soprattutto quando nasce lontano dalle cure.

Nel 2026 vogliamo continuare a raggiungere i bambini che non hanno ancora avuto questa opportunità.

Con il tuo sostegno possiamo farlo.

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Dona un battito: un impegno che attraversa Paesi, storie e cuori

#cuore di bimbi, #salute

Ogni anno, quando si apre una nuova edizione di Dona un battito, sappiamo che non stiamo semplicemente lanciando una campagna di raccolta fondi, ma dando vita ad una rete di persone che scelgono di stare accanto a chi oggi affronta una battaglia troppo grande da solo. In molti Paesi, infatti, una visita cardiologica non è garantita, e un intervento può diventare l’unica possibilità concreta per continuare a crescere e guardare avanti.

È proprio da qui che nasce Dona un battito, a supporto del nostro programma Cuore di bimbi: dal bisogno di arrivare ai bambini che vivono lontani dalle cure, di offrire diagnosi che possono cambiare il destino di una famiglia, di sostenere interventi complessi dove le strutture non riescono ad arrivare.

E anche quest’anno, la generosità di chi ha scelto di partecipare sta già rendendo possibili passi che sembravano lontani.

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Un’energia collettiva che cresce e si rafforza

Volontari, sostenitori, aziende e gruppi di amici uniti in 4 team con un unico obiettivo: realizzare quattro missioni salvavita nel 2026 – in Uganda, Nepal, Zambia e Italia – per offrire a tanti bambini l’opportunità di un futuro grazie a un intervento al cuore. Ogni contributo è frutto di un impegno collettivo che attraversa confini e contesti per arrivare a chi è lontano.
C’è chi ha organizzato una raccolta fondi sul posto di lavoro, chi ha avviato una sfida tra compagni di università, chi ha scelto di donare in silenzio e chi ha deciso di raccontare la propria scelta per ispirarne altre.

Questo slancio non è semplicemente entusiasmo, ma ci fa vedere quanto, insieme, si possa arrivare là dove le cure oggi non ci sono.

E dietro ogni cifra raccolta, ci sono volti e storie di bambini che ci stanno aspettando.

Storie che ci ricordano perché questa campagna è necessaria

Le storie che incontriamo ogni giorno arrivano da angoli diversi del mondo, ma si riconoscono subito: sono vite piccole che hanno avuto bisogno di un aiuto grande.

Drin è arrivato in Italia dall’Albania insieme alla sua mamma per un intervento che nel loro Paese non era possibile; dopo un percorso lungo e attento, oggi può finalmente crescere.

In Nepal, durante uno screening in una zona rurale, i medici hanno individuato la cardiopatia di Jaya, rimasta nascosta per anni: l’operazione le ha restituito la libertà di giocare come gli altri bambini.

In Zambia, la mamma di Davies ha percorso chilometri in bicicletta pur di trovare cure per il suo piccolo, e proprio grazie a quella ricerca ostinata è stata scoperta una patologia complessa che oggi è stata curata.

E infine Samuel, in Uganda: arrivato in ospedale in condizioni delicate, ha incontrato un’équipe in missione proprio in quei giorni e ha ricevuto l’intervento urgente di cui aveva bisogno.

Quattro vite lontane tra loro, che ci ricordano quanto possa cambiare il destino di un bambino quando qualcuno riesce a raggiungerlo in tempo.

Perché è fondamentale esserci

La cardiologia pediatrica richiede competenze, strumenti, diagnosi tempestive. Dove questi elementi mancano, il rischio di non intercettare in tempo una malattia cresce.
Le nostre missioni servono proprio a colmare questa distanza: visite, ecografie, interventi chirurgici, formazione al personale locale.

Quest’anno vogliamo tornare nei paesi dove siamo già stati e ampliare gli screening, programmare nuove operazioni e rafforzare il lavoro con i team medici locali. Per farlo, abbiamo bisogno di chi crede che nessun bambino debba rimanere indietro.

Un battito, da solo, è piccolo.
Ma migliaia di battiti insieme possono trasformare un destino.

👉 Sostieni la campagna Dona un battito.
👉 Racconta la missione a qualcuno che potrebbe unirsi.
👉 Aiutaci a raggiungere chi oggi non ha accesso alle cure.

  • Ogni bambino visitato è una possibilità in più.
  • Ogni intervento è un futuro che si riapre.
  • Ogni donazione è un passo verso luoghi dove la speranza arriva con più fatica.



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Educare, innovare, sostenere. Ricerche e strumenti per la prima infanzia.

Il 13 novembre, dalle 17.00 alle 18.30, si è tenuto il webinar
“Educare, innovare, sostenere: ricerche e strumenti per la prima infanzia”,
un momento di confronto dedicato a fondazioni, enti del Terzo Settore e professionisti dell’educazione.

Durante l’incontro è stato presentato il Toolkit pedagogico di Mission Bambini, realizzato insieme al Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il Toolkit è il risultato di un percorso di ricerca e consulenza triennale volto a costruire una cornice pedagogica condivisa e a sviluppare strumenti pratici per migliorare la qualità educativa nei servizi 0–6 anni.

Il webinar è stato anche anche l’occasione per riflettere sul tema della sostenibilità delle organizzazioni partner, un altro ambito di lavoro che Mission Bambini porta avanti da tempo per rafforzare le competenze, le reti e le capacità delle realtà impegnate nell’educazione dei più piccoli.

Sfoglia il Toolkit pedagogico qui sotto e scopri come questo percorso vuole promuovere innovazione, collaborazione e crescita all’interno della rete dell’Area Infanzia di Mission Bambini:

La missione Cuore di bimbi è tornata in Uzbekistan: per offrire cure e futuro ai bambini cardiopatici.

   

A dieci anni dall’ultima missione a Tashkent, Mission Bambini è tornata in Uzbekistan con il Programma Cuore di bimbi, per restituire speranza e futuro ai bambini affetti da cardiopatie congenite.

Dal 16 al 23 novembre 2025, il nostro team medico ha lavorato al National Medical Children’s Center di Tashkent, l’unico ospedale pubblico del Paese specializzato in cardiopatie infantili.
Questa missione, nata in risposta a un’esigenza urgente segnalata dall’ospedale uzbeko, è stata resa possibile anche dal sostegno determinante di Regione Lombardia, che ha scelto di affiancarci in un intervento di forte valore sanitario e formativo.

Il contributo della Regione, insieme alla generosità dei tanti donatori, ha permesso di raggiungere un obiettivo fondamentale: formare il personale locale all’utilizzo del macchinario ECMO, una tecnologia decisiva per garantire maggiori possibilità di sopravvivenza ai piccoli pazienti più fragili.


✈️ Siamo tornati, dopo diversi anni, in Uzbekistan

Dieci anni fa, a Tashkent, i medici volontari di Mission Bambini avevano lavorato a fianco a fianco con i colleghi uzbeki per salvare centinaia di bambini nati con gravi cardiopatie.
Quando l’ospedale locale è diventato autonomo, avevamo lasciato una realtà capace di camminare da sola.
Oggi, dopo questo nuovo viaggio, siamo tornati in quella terra con lo stesso impegno e lo stesso cuore, per offrire ancora una volta una possibilità di vita a chi ne ha più bisogno.


🩺 Cos’è l’ECMO e perché è così importante

L’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) è una macchina complessa che permette di ossigenare il sangue e sostenere le funzioni vitali dei bambini operati al cuore, nel delicato periodo post-operatorio.
È una tecnologia indispensabile per affrontare i casi più critici ma, al National Medical Children’s Center, non veniva ancora utilizzata nonostante fosse già presente in ospedale.

Per renderla operativa erano necessari due elementi fondamentali:

  • materiali monouso specifici, necessari al funzionamento del macchinario;
  • formazione specializzata per il personale medico locale.

Il team partito per questa missione questa volta è stato internazionale: sei professionisti sanitari, alcuni di loro dal Southern University Hospital, ente formativo accreditato. Il loro obiettivo era chiaro: trasferire competenze, affiancare i medici uzbeki, e garantire che sempre più bambini possano accedere a cure avanzate come l’ECMO.


Dall’appello di febbraio alla missione compiuta ♥️

A febbraio avevamo lanciato un appello per rendere possibile questa missione.
Grazie alla risposta generosa di tanti sostenitori, oggi possiamo dire che ce l’abbiamo fatta.


Quella che allora era solo una speranza si è trasformata in azione concreta.
Grazie al contributo di chi ci sostiene, l’ECMO potrà tornare a funzionare e i medici di Tashkent avranno finalmente gli strumenti per dire “sì” ai bambini che finora non potevano essere operati.

Ogni missione di Cuore di Bimbi nasce dalla rete di persone che scelgono di stare accanto ai più fragili.
Formare, curare, condividere competenze: è così che il bene continua a moltiplicarsi, da un cuore all’altro.

Grazie a chi ha reso possibile questa nuova pagina di vita. 💙

Uniti per il cuore: i volontari Mission Bambini protagonisti di una giornata speciale

Il 27 settembre, nella suggestiva Villa Torretta di Sesto San Giovanni (MI), oltre cento volontari di Mission Bambini si sono incontrati per il 19° Incontro Nazionale dei Volontari dal titolo Uniti per il cuore.
È stata una giornata di condivisione, riflessione e gratitudine. Le persone arrivate da tutta Italia hanno portato con sé storie diverse, ma unite dallo stesso desiderio: donare tempo e cuore ai bambini più vulnerabili.

L’atmosfera è stata subito di festa. I volti si sono riconosciuti, gli abbracci hanno riempito la sala e la voglia di stare insieme ha riportato al centro ciò che davvero conta: la forza della comunità.


Educare guardando all’altro

Il pomeriggio è iniziato con un momento di approfondimento sul tema dell’educazione guidato da Chiara Zani, pedagogista e formatrice della Fondazione.
Il tema, “La dimensione educativa dello sguardo” , ha ricordato quanto l’educazione sia prima di tutto relazione.
Ogni bambino, infatti, cresce se trova accoglienza, ascolto e fiducia.

Durante l’attività, sono intervenuti due volontari, rientrati da poco da un’esperienza di volontariato in Uganda,  che hanno condiviso la loro esperienza diretta, portando testimonianze sul loro impegno quotidiano nelle scuole e nei progetti locali.

I partecipanti sono stati coinvolti in piccole attività, sia individuali che di gruppo, che hanno permesso di sperimentare in prima persona le tematiche affrontate. Ad esempio, è stato chiesto loro di ritrarre il proprio vicino o di scrivere una breve riflessione. Al termine di ogni attività, è seguito un confronto molto vivace e partecipato tra tutti i volontari e la relatrice, che ha permesso di condividere impressioni, osservazioni e nuove idee. L’incontro ha così sottolineato l’importanza di costruire percorsi educativi inclusivi, senza lasciare indietro nessuno.

Questo momento di confronto ha rafforzato l’idea che educare significa creare legami. Significa esserci, anche quando le difficoltà sembrano grandi.
È così che si genera un cambiamento reale, capace di far crescere non solo i bambini ma anche chi li accompagna.


Cuore di bimbi: l’impegno che unisce

Nella seconda parte della giornata, l’attenzione si è spostata sul programma Cuore di bimbi, dedicato ai piccoli nati con malformazioni cardiache.
L’incontro “Uniti per il cuore” ha dato voce a medici, volontari e famiglie che ogni anno contribuiscono a salvare centinaia di bambini.

Il racconto è iniziato con la storia di Happy Poline, una bambina arrivata dall’Uganda per essere operata in Italia.
Le parole lette da Alessandra De Luca, nostra volontaria e speaker, durante un breve reading, hanno commosso tutti i presenti.

Poi sono intervenuti i professionisti del programma, tra cui Stefano Marianeschi, direttore scientifico, Simona Marcora, cardiologa e Carlo Pace, cardiochirurgo.
Hanno spiegato quanto sia forte il legame tra le missioni chirurgiche e l’impegno di chi resta in Italia a sostenere i progetti.
Ogni viaggio, ogni intervento e ogni cura rappresentano una testimonianza di solidarietà concreta.


Le storie di chi trasforma il dolore in speranza

Tra le testimonianze più sentite, quelle di tre volontarie Ambassador: Silvia Guggiari, Federica Pirone e Marina Capocelli.
Silvia e Federica, mamme di bambine cardiopatiche, hanno raccontato come il dolore possa trasformarsi in forza e sostegno per altre famiglie.
Marina, invece, ha condiviso il suo impegno nell’accoglienza dei piccoli pazienti del programma Cuore di bimbi.
Le loro parole hanno ricordato che ogni gesto, anche il più semplice, può cambiare la vita di qualcuno.


Uno sguardo al futuro: Casa Cuore di bimbi

La serata ha offerto anche un momento di speranza concreta.
È stato infatti presentato Casa Cuore di bimbi, la nuova struttura in costruzione presso l’Ospedale Niguarda di Milano.
Accoglierà gratuitamente i genitori dei bambini ricoverati, offrendo loro vicinanza e conforto nei momenti più difficili.

Inoltre, la campagna “Dona un battito”, promossa insieme a Fondazione Mediolanum, continuerà a sostenere nuove missioni operatorie.
Ogni donazione diventa così un battito in più per la vita di tanti piccoli pazienti.


Un grande cuore che batte da 25 anni – Il cuore che fa battere tutto

«Uniti per il cuore non è stato solo un evento,» ha dichiarato Margherita Castellan, Responsabile dell’Area Volontariato.
«È stata un’occasione per riconoscersi parte di una stessa missione e rinnovare l’impegno verso i bambini più vulnerabili.»

Anche il Direttore Generale Stefano Oltolini ha ricordato l’importanza dei volontari:
«Senza di loro Mission Bambini non sarebbe quello che è oggi. Ogni gesto e ogni ora donata fanno la differenza e rendono concreto il nostro sogno: garantire cure e istruzione a chi ne ha più bisogno.»

La giornata si è conclusa con un grande flash mob. Tutti i partecipanti si sono riuniti per formare un cuore, simbolo della forza che unisce la comunità Mission Bambini.
Un gesto semplice ma potente, che racchiude venticinque anni di impegno, amore e speranza.

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Perché ti attivi? Raccontalo con la ricerca di Italia non profit

Dietro ogni azione solidale, dietro ogni click, c’è sempre un motivo profondo: la causa in cui credi, la voglia di dare una mano nel tuo quartiere, il desiderio di essere vicino a chi ha più bisogno.

Oggi le persone partecipano in tanti modi diversi: c’è chi firma una petizione, chi partecipa a una raccolta fondi, chi dedica tempo come volontario, chi utilizza i social per far sentire la propria voce. Tutte queste forme di partecipazione hanno un valore enorme, ma spesso non vengono raccontate abbastanza.

Per questo Mission Bambini ha deciso di aderire con entusiasmo alla prima ricerca nazionale promossa da Italia non profit sulla partecipazione e l’attivismo online e offline. Abbiamo iniziato condividendo il questionario con la nostra rete di volontari, ma vogliamo coinvolgere anche tutti gli amici e sostenitori che ci accompagnano nel nostro impegno quotidiano per i bambini.

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L’obiettivo della ricerca è semplice ma importante: capire come e perché le persone scelgono di attivarsi, cosa le motiva e in che modo le organizzazioni come la nostra possono sostenerle meglio. Le risposte raccolte non saranno solo dati: diventeranno strumenti preziosi per rendere il volontariato e la partecipazione ancora più efficaci e accessibili.

Compilare il questionario richiede pochi minuti, ma il tuo contributo può davvero fare la differenza per il futuro del non profit in Italia.

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