Quando l’amore di un padre diventa futuro per molti altri bambini

#salute

La storia di Marco e Ricky Galbiati

Ci sono storie che nascono da un dolore impossibile anche solo da immaginare. Storie che non cancellano la perdita, ma che con il tempo trovano il modo di trasformarla in qualcosa che continua a fare del bene agli altri.

Quella di Marco Galbiati e di suo figlio Riccardo, per tutti Ricky, è una di queste.

Ricky aveva 15 anni quando il suo cuore si è fermato all’improvviso durante una giornata sugli sci con il papà. Una perdita che ha segnato profondamente la sua famiglia e tutte le persone che gli volevano bene.

Quando accade qualcosa di così grande, il tempo sembra fermarsi. Nei mesi successivi Marco si è trovato davanti alla domanda che spesso accompagna chi attraversa un lutto così profondo: come si può andare avanti quando una parte della propria vita sembra essersi spezzata?

Non esiste una risposta semplice. E non è arrivata subito.

Con il tempo, il ricordo di Ricky ha iniziato a prendere una forma nuova. Non come qualcosa da lasciare nel passato, ma come qualcosa da custodire e da far vivere anche attraverso gli altri.

Marco ha scelto di trasformare l’amore per suo figlio in un impegno concreto. Da questa scelta è nato un percorso fatto di iniziative solidali, eventi sportivi e collaborazioni nel mondo dello sport e dell’alta cucina, una delle più grandi passioni di Ricky, che hanno poi preso forma nell’associazione Il tuo cuore la mia stella.

Un progetto nato per continuare a portare avanti i valori di generosità e attenzione verso gli altri che Ricky incarnava.

Dal ricordo all’azione: la campagna QuindiCiSiamo

Da questo cammino è nato anche l’incontro con Mission Bambini e la campagna QuindiCiSiamo.

Un progetto ambizioso, nato con un obiettivo chiaro e ambizioso: offrire interventi cardiochirurgici salvavita a bambini affetti da gravi cardiopatie, che vivono in contesti dove l’accesso alle cure è ancora difficile.

Grazie al contributo di tante persone, aziende e sostenitori che hanno scelto di partecipare, oggi la campagna vede la sua seconda edizione terminare con il raggiungimento del traguardo prefissato: 30 operazioni al cuore, 30 bambini che avranno ancora una vita davanti a loro.

Guardare avanti: la Borsa di Studio “Riccardo Galbiati”

Mission Bambini ha scelto di intitolare la Borsa di Studio Annuale di quest’anno a Riccardo Galbiati, un modo per dire grazie a Marco in modo speciale

Ogni anno il nostro obiettivo è quello di contribuire alla formazione di specialisti nei Paesi dove l’accesso alle cure cardiochirurgiche pediatriche è ancora limitato, rafforzando le competenze locali e aumentando le possibilità di cura per molti bambini.

Quest’anno la Borsa di Studio è destinata a un giovane medico zambiano che frequenterà l’International Master of Cardiology and Techniques applied to Cardiac Surgery presso l’International Heart School di Bergamo.

Una storia che continua

La storia di Marco e Ricky non parla solo di una perdita, ma anche del modo in cui l’amore per una persona può continuare a generare qualcosa di buono per gli altri.

Attraverso ogni iniziativa, ogni bambino curato, ogni medico formato, il ricordo di Ricky continua a lasciare un segno.

Come racconta Marco:

“Il cuore di mio figlio si è fermato, ma continua a battere nei bambini che riusciamo ad aiutare.”

Una frase che racchiude il senso di questo percorso: trasformare una storia personale in un impegno capace di aprire nuove possibilità per molte altre vite.

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IC Mozart di Roma: uno spazio per ascoltarsi, conoscersi e crescere

#educazione in Italia, #stelle Mission Bambini

All’Istituto Comprensivo Mozart di Roma, nel quartiere dell’Infernetto, abbiamo incontrato ragazze e ragazzi nel pieno di una fase delicata della crescita: la scuola media, quando le emozioni sono intense e le domande su di sé iniziano a diventare più profonde.

L’IC Mozart è una delle nostre Stelle Mission Bambini, scuole in cui realizziamo percorsi educativi pensati per promuovere benessere, consapevolezza e relazioni positive.

Qui abbiamo attivato laboratori multidisciplinari con un obiettivo semplice ma fondamentale: offrire ai ragazzi uno spazio protetto in cui potersi esprimere liberamente, sentirsi ascoltati e scoprire le proprie capacità.

Uno spazio per potersi esprimere

Durante gli incontri emerge con chiarezza un bisogno molto forte: avere uno spazio in cui poter essere se stessi.

“Il bisogno principale che intercettiamo in questo contesto è quello dell’ascolto: i ragazzi e le ragazze sentono la necessità di condividere perplessità e di riflettere sulle emozioni che vivono, un aspetto profondamente caratteristico della fase di crescita che attraversano”, ci racconta invece Corinna Bologna, arteterapeuta all’interno del nostro Spazio Mission Bambini, “emerge inoltre con forza il tema dello stare insieme in modo rispettoso, strettamente legato alla consapevolezza delle proprie emozioni e al rispetto di sé e dell’altro”

Gli educatori accompagnano ragazzi e ragazze in questo percorso aiutandoli a riconoscere i propri punti di forza e il valore di ciò che ognuno porta nel gruppo. Nel tempo, lungo il lavoro con la classe, iniziano anche a emergere piccoli cambiamenti che raccontano il senso di questo percorso.

La scuola come luogo di prevenzione e crescita

Lavorare all’interno della scuola è fondamentale, perché è proprio qui che spesso emergono i primi segnali di difficoltà ma anche le opportunità per intervenire in tempo.

“La scuola è sicuramente un luogo dove possono emergere molti problemi” , ci racconta Jacopo Pastore, “ma è anche il posto dove questi problemi possono essere intercettati prima. Per questo lavoriamo in sinergia con il sistema scolastico, affiancandolo.”

Portare i laboratori direttamente nelle classi significa anche raggiungere quei ragazzi che forse, da soli, non avrebbero mai cercato un’esperienza di questo tipo.

“In questo modo riusciamo ad arrivare anche a ragazzi che magari non si sarebbero avvicinati spontaneamente a un laboratorio del genere”, va avanti Jacopo, “spesso incontriamo ragazzi che hanno bisogno di condividere perplessità, di riflettere sulle emozioni che provano. È una fase d’età in cui questo bisogno è molto forte.”

I laboratori diventano così anche uno spazio per imparare a stare insieme in modo più consapevole, nel rispetto di sé e degli altri. Perché a volte basta uno spazio giusto, nel momento giusto, per aiutare un ragazzo a guardarsi con occhi diversi e a scoprire risorse che non pensava di avere.

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Una cisterna per garantire acqua pulita alla comunità di Mabilioni, in Tanzania

A Mabilioni, in Tanzania, sta nascendo un progetto fondamentale per garantire accesso all’acqua potabile alla comunità locale: la costruzione di una cisterna che trasformerà una risorsa scarsa in un bene vitale per bambini e famiglie.

In un contesto di siccità e scarsità d’acqua, la cisterna sarà un cambiamento concreto per la salute e la vita quotidiana delle persone. Permetterà di raccogliere acqua pulita, migliorando l’igiene e riducendo la fatica di donne e bambini costretti a lunghe distanze per procurarsela.

L’Orso del Coraggio: un piccolo grande compagno di viaggio durante le nostre missioni

#cuore di bimbi, #salute nel mondo

In ogni missione di Cuore di bimbi, accanto ai nostri medici, c’è un compagno speciale: l’Orso del Coraggio.
Piccolo, morbido e sempre sorridente, questo orsetto non è un semplice peluche. È una presenza che accompagna le nostre équipe negli ospedali di diversi Paesi del mondo, entrando in reparto insieme ai medici e restando accanto ai bambini e alle bambine durante visite, attese e interventi.

Non fa rumore, non indossa camici nè sostituisce terapie o operazioni, ma il suo ruolo è prezioso. Ovunque arrivi, infatti, l’Orso del Coraggio porta con sé un messaggio potente che può far davvero bene al cuore: “non sei solo, c’è qualcuno accanto a te.”

Un gesto di affetto che si prende cura delle emozioni

Se i nostri medici si prendono cura del cuore dal punto di vista clinico, medico, operando con cura e gesti attenti, l’Orso del Coraggio si prende cura di ciò che quel piccolo cuore sente. Accoglie la paura prima di entrare in sala operatoria, consola nei momenti di incertezza, rende meno fredda l’attesa di una diagnosi o un intervento.

In un contesto ospedaliero che può intimorire, soprattutto nei contesti estremamente fragili del mondo dove operiamo, diventa un punto di riferimento, qualcosa da stringere forte quando le emozioni sono difficili da spiegare. Per molti bambini può essere il primo sorriso in una stanza sconosciuta, un piccolo compagno che trasforma un momento complesso in qualcosa di un po’ più affrontabile.

Dall’Italia all’Africa: le prime tappe

Il viaggio dell’Orso del Coraggio è partito dall’Italia per arrivare in Uganda, a Kampala. Qui, presso il Mulago Hospital, ha accompagnato i nostri medici volontari durante interventi complessi per salvare la vita di bambini con cardiopatie congenite. Tra una visita e un’operazione, è passato di braccio in braccio, diventando parte di quei giorni intensi fatti di attesa, speranza e competenza.

Poco dopo è ripartito, questa volta verso l’Eritrea. Insieme a 18 professionisti sanitari, ha “incontrato” 25 bambini e bambine da operare e oltre 220 che hanno ricevuto una visita cardiologica. Ogni tappa è stata fatta di mani intrecciate, sguardi pieni di fiducia, sorrisi timidi che piano piano si aprono.

A maggio il suo viaggio lo ha riportato in Uganda per una missione di screening: oltre 600 bambini sono stati visitati, molti per la prima volta nella loro vita.

Per ciascuno di loro, l’orso è stato un piccolo punto fermo in un momento di grande incertezza, un filo rosso che lega tutte le nostre missioni.

Un viaggio che attraversa non solo Paesi, ma continenti

A fine novembre l’Orso del Coraggio ha preso un aereo per raggiungere il Nepal. Dopo sei ore di viaggio in pullman, è arrivato nel distretto rurale di Tanahu, dove ha incontrato 3.247 bambini e bambine in attesa di una visita. Un numero che racconta quanto sia urgente intercettare i bisogni sanitari prima che diventino emergenze e quanto sia importante essere presenti anche nei contesti più isolati.

Dall’Asia il viaggio è proseguito fino all’Uzbekistan, dove l’orso ha seguito una formazione sull’utilizzo del macchinario salvavita ECMO insieme ai professionisti sanitari locali. Perché il nostro impegno non è solo intervenire nell’immediato, ma lasciare competenze, strumenti e autonomia, affinché la cura possa continuare nel tempo.

L’Orso del Coraggio continua il suo cammino, attraversando confini e culture, ricordando a ogni bambino che la cura è anche presenza.

E il suo viaggio non si ferma qui. Nuove missioni sono già in programma e presto tornerà a riempire valigie, salire su aerei, attraversare reparti e stringere nuove mani. Perché finché ci sarà un bambino che ha bisogno di cure e di rassicurazione, l’Orso del Coraggio sarà pronto a partire ancora.

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Stelle Mission Bambini: una rete educativa per contrastare la povertà educativa in Italia

#educazione italia

“La Stella Mission è un luogo dove l’educazione si intreccia alla cura, dove le famiglie trovano sostegno e i piccoli scoprono che possono sognare in grande.
È la prova che la solidarietà, quando diventa concreta, può cambiare davvero la vita delle persone.”

Nunzia Schiano, attrice e testimonial storica di Mission Bambini


Contesto

In Italia, circa un milione di bambini e ragazzi vive in condizioni di povertà educativa. Una condizione che spesso inizia molto presto e si consolida nel tempo. Le difficoltà di accesso ai servizi per la prima infanzia, la mancanza di opportunità educative continuative e il rischio di dispersione scolastica contribuiscono a creare divari che, anno dopo anno, diventano sempre più difficili da colmare.

Già nei primi anni di vita, non tutti i bambini partono dalle stesse condizioni. Nella fascia 0–3 anni, l’offerta di servizi educativi è ancora insufficiente rispetto ai bisogni delle famiglie e fortemente disomogenea sul territorio. Con la crescita, queste disuguaglianze iniziali tendono a riflettersi nei percorsi scolastici: difficoltà di apprendimento, fragilità relazionali e, nei casi più complessi, l’uscita precoce dal sistema di istruzione. Oggi, in Italia, uno studente su dieci tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi prima del conseguimento di un titolo.

Il nostro impegno

Da questa consapevolezza che prende forma la rete delle Stelle Mission Bambini, promossa da Mission Bambini. Una risposta che nasce dall’esperienza sul campo e dall’osservazione di un bisogno chiaro: per contrastare la povertà educativa non bastano interventi isolati, ma è necessario accompagnare bambini e ragazzi lungo più fasi della crescita, con punti di riferimento educativi stabili nel tempo.

«Quando mancano servizi nei primi anni e punti di riferimento educativi stabili negli anni successivi, le disuguaglianze tendono ad accumularsi», dichiara Stefano Oltolini, Direttore Generale di Mission Bambini. «Per questo lavoriamo in modo continuativo, insieme a scuole e partner del territorio: l’obiettivo è intercettare i bisogni presto e accompagnare bambini e ragazzi nel tempo, non solo intervenire quando la difficoltà è già diventata emergenza».

Le Stelle Mission Bambini nascono proprio come presìdi educativi di prossimità, costruiti insieme a partner locali che conoscono a fondo i contesti in cui operano. In questi spazi, l’educazione diventa un percorso quotidiano: attività educative, supporto allo studio e accompagnamento alle famiglie si integrano per rafforzare le opportunità di crescita nei contesti più fragili.

La Rete Stelle Mission Bambini

Oggi la rete è attiva in 15 città italiane, tra cui Roma, Milano, Napoli, Bari e Catania, con 27 Stelle Mission Bambini operative. Attraverso i programmi educativi collegati alla rete, nell’ultimo anno scolastico sono stati coinvolti oltre 8.000 bambini e ragazzi in tutta Italia.

«Dietro ogni numero c’è una storia concreta: famiglie che non trovano posto al nido, bambini che faticano a recuperare competenze di base, adolescenti che rischiano di interrompere il proprio percorso», conclude Stefano Oltolini. «Le Stelle Mission Bambini nascono dall’esperienza maturata in anni di lavoro sul territorio e dalla collaborazione con realtà locali che conoscono bisogni e risorse delle comunità. È questo che rende efficace un intervento: continuità, prossimità e alleanze educative solide, perché nessun bambino o ragazzo resti senza opportunità proprio nei passaggi decisivi della crescita».

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LEARN: nasce la rete internazionale di Mission Bambini per offrire opportunità educative

#educazione estero, #rete learn

La rete, composta da 16 organizzazioni nel mondo, nasce per rafforzare la risposta educativa alle crisi umanitarie e alle disuguaglianze che escludono milioni di bambini dalla scuola

Nel mondo oltre 251 milioni di bambini e ragazzi non frequentano la scuola a causa di conflitti armati, migrazioni forzate, crisi umanitarie prolungate e discriminazioni strutturali legate a genere, etnia e religione. 

È proprio per rispondere a questa crisi globale che Mission Bambini annuncia il lancio di LEARN, una nuova rete di collaborazione internazionale che riunisce 16 organizzazioni attive in Africa, Asia, America Latina, Europa e Medio Oriente, impegnate a offrire l’opportunità educative ai bambini più vulnerabili anche nei contesti segnati da emergenze e instabilità.

LEARN nasce dall’esperienza maturata negli anni da Mission Bambini e dai suoi partner locali che, radicati nei contesti più fragili, hanno sviluppato competenze specifiche nella lettura dei bisogni reali delle comunità. L’obiettivo della rete è costruire una visione condivisa e strutturata, per rispondere alle emergenze umanitarie che compromettono l’accesso all’istruzione — come guerre e sfollamenti forzati — ma anche alle barriere strutturali che, persino in contesti non segnati da conflitti, continuano a escludere milioni di bambini dai percorsi educativi. 

Un’attenzione specifica è rivolta all’istruzione delle bambine e delle ragazze, tra le più penalizzate nei contesti di crisi.

«Oggi evolviamo da un insieme di partner a una rete globale coordinata», spiega Stefano Oltolini, Direttore Generale di Mission Bambini. «LEARN nasce per condividere competenze, rafforzare le capacità locali e costruire una risposta comune, per garantire che nessun bambino venga lasciato indietro, indipendentemente da dove sia nato o dalle crisi che deve affrontare».

Nel suo primo anno di attività, la rete LEARN si concentrerà su tre principali interventi. Il primo è il sostegno all’istruzione in contesti di emergenza e post-emergenza, per garantire continuità educativa ai bambini colpiti da crisi umanitarie. Il secondo riguarda il capacity building, attraverso la formazione e lo scambio di conoscenze tra le organizzazioni della rete, valorizzando l’esperienza maturata nei diversi Paesi. Il terzo asse è la sensibilizzazione globale, con campagne coordinate per riportare l’istruzione al centro dell’agenda internazionale.

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LE VOCI DEI PARTNER DI LEARN

Sharana – Social and Development Organisation –  Pondicherry, India

«Sharana entra in questa partnership come partner di programma di lunga data, portando la propria esperienza sul campo e rimanendo al tempo stesso impegnata nell’apprendimento, nell’adattamento e nella crescita continua del proprio team e delle proprie competenze. Metteremo a disposizione e condivideremo i nostri punti di forza, laddove rilevanti, e resteremo aperti ad approfondire la nostra comprensione in ambiti che possono andare oltre i nostri consueti contesti o aree geografiche. Questa collaborazione riflette la nostra convinzione condivisa di lavorare con umiltà, rispetto e una forte attenzione ai bisogni delle comunità, insieme a Mission Bambini.»

Vandana Shah, Operations Director


Brothers of Jesus the Good Shepherd – Mabilloni, Tanzania 

«Siamo tutti creati per il bene degli altri. Per questo, troviamo il tempo per gli altri nella nostra vita. Siamo ciò che siamo oggi perché, nella nostra vita, qualcuno, da qualche parte, è stato presente per tenerci per mano e renderci ciò che siamo oggi. Cerchiamo anche noi, nella nostra vita, di essere un ponte che permetta agli altri di attraversare in sicurezza.»

Br. Valerian McHome


Casa dos Sonhos – Paraiba, Brasile 

«L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione trasforma le persone. Le persone trasformano il mondo.»
(Paulo Freire, Brasile)

Suor Judith Gòmez


Give a Child Hope – Kitanga, Uganda

«La scuola St. Clelia si trova nell’estremo sud-ovest dell’Uganda. Questa è la parte più popolata del paese, dove le persone sono povere e non hanno un impiego regolare. La maggior parte delle persone riesce a sopravvivere con un solo pasto al giorno. Pochissimi bambini frequentano la scuola perché i genitori non possono permettersi di pagare le rette. Grazie al supporto di Mission Bambini, la nostra scuola è in grado di fornire un’istruzione di qualità ai bambini vulnerabili e ora può competere con quelli delle scuole urbane.

Infine, permettetemi di ringraziare ancora una volta Mission Bambini per questo nuovo programma che ci unirà attraverso un’esperienza condivisa.
Che Dio vi benedica.»

Padre Marius

Nel cuore della foresta: l’esperienza dei volontari di Mission Bambini in Thailandia

#volontariato

A Sangkhlaburi, un piccolo villaggio immerso nella foresta nel nord-ovest della Thailandia, a pochi chilometri dal confine con il Myanmar, c’è un luogo che da anni accoglie e protegge bambine e bambini in condizioni di forte vulnerabilità. È Children of the Forest, una realtà sostenuta da Mission Bambini, che ogni giorno lavora per garantire istruzione, protezione e diritti.

È qui che Arianna, Roberto e Sofia hanno vissuto la loro esperienza di volontariato in Thailandia, condividendo la quotidianità del centro e incontrando da vicino le storie delle persone che lo abitano.

L’incontro con i bambini

«Fin dal primo giorno sono stata colpita dall’energia e dai sorrisi dei tantissimi bambini che ci hanno accolto», racconta Sofia. «Questa esperienza mi ha fatto capire quanto i piccoli gesti, come uno sguardo o un sorriso, siano fondamentali per incontrare davvero persone e culture diverse dalle nostre».

Durante la loro permanenza, i volontari hanno affiancato le attività educative del centro, partecipando alla vita scolastica e ai momenti di gioco e relazione con i bambini.

Oltre la scuola, dentro le comunità

Accanto alle attività a Children of the Forest, Arianna, Roberto e Sofia hanno preso parte anche ad alcune iniziative sul territorio, come la distribuzione di riso alle famiglie più povere delle comunità Karen e Mon. Si tratta spesso di famiglie fuggite dal Myanmar a causa di persecuzioni, che vivono in condizioni di forte precarietà.

«È stata un’esperienza intensa», continua Sofia. «Da una parte la consapevolezza di quanto queste persone siano spesso invisibili, dall’altra la gratitudine che ci hanno dimostrato per un aiuto semplice ma importante».

Una realtà complessa, fatta di fragilità e speranza

«L’accoglienza dei bambini è solo l’inizio», racconta Roberto. «Poi si incontrano le storie delle mamme sole che vivono insieme ai loro figli, i racconti dei rifugiati, i villaggi che li hanno accolti. È una realtà complessa, che ti resta dentro».

A Sangkhlaburi convivono difficoltà profonde e una grande forza di resilienza. I bambini continuano a sorridere, le madri cercano di ricostruire una vita dignitosa, la comunità prova a guardare avanti.

Il senso della missione

L’esperienza di volontariato in Thailandia non è stata solo un viaggio lontano da casa, ma un’occasione per riscoprire il valore della presenza, dell’ascolto e dei piccoli gesti. È proprio attraverso questo lavoro quotidiano che il sostegno di Mission Bambini si traduce in opportunità concrete per tanti bambini.

Un grazie sincero va ad Arianna, Roberto e Sofia, e a tutti i volontari e le volontarie che scelgono di donare tempo, energie e sensibilità. È anche grazie al loro impegno se ogni giorno, anche nei luoghi più lontani, si continuano a costruire futuro, speranza e diritti per tante bambine e tanti bambini.

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Per maggiori informazioni puoi scrivere a volontariato@missionbambini.org.

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Mission Bambini: una storia fatta di persone, scelte e sorrisi

#regali solidali

Ci sono incontri che non fanno rumore, ma cambiano tutto.

Per Fabio Battagion, Mission Bambini è una di quelle realtà che “appena conosci, non lasci più”. Lo racconta parlando di sorrisi: quelli dei volontari, dello staff, e soprattutto dei bambini che ogni giorno ricevono cure, ascolto, attenzioni. È un sorriso che resta addosso e che rende naturale, quasi inevitabile, scegliere di fare qualcosa in più. Anche un gesto semplice, come acquistare un regalo solidale, diventa un modo concreto per aiutare un bambino a curarsi, a studiare, a sperare.

Anche Silvia Di Anselmo ricorda bene il momento in cui ha incontrato Mission Bambini. Due anni fa, grazie a un’amica, ha vissuto un’esperienza di volontariato internazionale che l’ha segnata profondamente. Vedere con i propri occhi i risultati del lavoro della Fondazione è stato toccante, motivante. Oggi, ogni Natale, sceglie i regali solidali sapendo che non sono solo belli e significativi, ma strumenti reali per costruire un futuro migliore.

Per Federica Pirone, invece, Mission Bambini è entrata nella sua vita nel momento più delicato. Un medico che collabora con la Fondazione ha salvato la vita di sua figlia, malata di cuore. Da quell’incontro è nata una scelta che dura da sette anni: diventare volontaria e sostenere Mission Bambini anche attraverso i regali solidali. Per lei ogni dono è un filo invisibile che unisce chi lo riceve a un bambino che, grazie a quel gesto, può vivere meglio.

C’è chi sostiene Mission Bambini da anni organizzando momenti di incontro e condivisione. Lorena Carraro, che conosce la Fondazione dal 2010, racconta con entusiasmo l’iniziativa dei regali solidali durante il periodo natalizio. Con il suo gruppo di volontarie organizza aperi-pranzo per presentare i prodotti e spiegare che ogni acquisto è un doppio regalo: uno per chi riceve il pensiero, uno per un bambino che riceve un sorriso.

Claudia Magli ha conosciuto Mission Bambini nel 2009, quando ancora si chiamava Aiutare i Bambini, e da allora non l’ha più lasciata. Ha visitato progetti in Africa e Sud America, organizzato eventi solidali, coinvolto la sua azienda e i suoi affetti. Pur non essendo una grande amante dei regali, oggi sceglie quelli solidali perché rappresentano la sintesi perfetta: qualità, bellezza e la certezza di fare davvero la differenza nella vita di un bambino.

Dal 2008, Lucia Malez sceglie i regali solidali Mission Bambini per amici, parenti e insegnanti. Per lei questo è il vero spirito del Natale: pensare a chi amiamo, senza dimenticare chi ha meno. Ogni regalo diventa anche un modo per far conoscere la Fondazione e i suoi progetti, ed è sempre riconosciuto come un gesto fatto con il cuore.

Roberto Ferrigno ha conosciuto Mission Bambini grazie a un’amica, cercando un’organizzazione seria che aiutasse concretamente i bambini. Da allora ha partecipato a diverse attività e ha visitato un progetto educativo in Thailandia. Tra le varie forme di sostegno, considera gli acquisti solidali uno dei modi più semplici e immediati per contribuire. E confessa, con un sorriso, che i prodotti natalizi – come i panettoni – sono diventati un appuntamento atteso ogni anno.

Per Angela Bondioli, i prodotti solidali Mission Bambini entrano nella quotidianità: diventano premi per giochi in famiglia, segnaposto durante i pranzi, piccoli doni scelti con cura. Ogni occasione è buona per unire la gioia dello stare insieme alla solidarietà e per raccontare a chi le chiede informazioni perché ha fatto quella scelta.

Ci sono poi momenti che segnano la vita di una famiglia e che diventano occasione per aiutare altri bambini. Gianluca D’Elia, pensando alla nascita di sua figlia e alla sicurezza delle cure ricevute, ha scelto le bomboniere solidali per il suo battesimo, con il pensiero rivolto ai bambini cardiopatici che non hanno accesso alle stesse possibilità.


Mara Francesca Baglieri ha conosciuto Mission Bambini attraverso la cardiopatia del figlio Niccolò e ha scelto le bomboniere solidali per il battesimo di Federico, come gesto di gratitudine e speranza.

Anche Cecilia Viacava, cardiologa pediatrica, ha scelto Mission Bambini per le bomboniere del suo matrimonio. Avendo partecipato a una missione in Eritrea per il programma “Cuore di bimbi”, ha visto sul campo il valore dei progetti della Fondazione e ha voluto raccontarlo ai suoi ospiti, trasformando un giorno di festa in un messaggio potente di solidarietà.

Silvia Guggiari, in occasione della Prima Comunione del figlio Alessandro, ha deciso di sostenere “Casa Cuore di bimbi”, pensando alle famiglie che affrontano lunghi periodi di attesa durante gli interventi di cardiochirurgia pediatrica. Un gesto nato dall’esperienza personale e dalla volontà di aiutare chi sta vivendo lo stesso percorso.

Infine, Alessia Bercè ha scelto le bomboniere solidali per condividere il valore dell’istruzione, quella scuola che per lei è stata spazio di sogni, crescita e futuro. Un futuro che, grazie a Mission Bambini, può diventare possibile anche per tanti altri bambini.

Tutte queste storie hanno nomi diversi, ma raccontano la stessa verità: Mission Bambini è fatta di persone. Di scelte consapevoli, di gesti semplici che diventano grandi, di sorrisi che passano di mano in mano.

Scegliere Mission Bambini significa questo: credere che ogni bambino abbia diritto a un futuro. E decidere, ogni giorno, di fare la propria parte.

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Cuore di bimbi in Nepal: 3 giorni per raggiungere chi vive lontano dalle cure

#cuore di bimbi, #salute, #volontariato

Negli anni, le missioni Cuore di bimbi ci hanno portati in molte parti del mondo: dal Nepal all’Uganda, dallo Zambia all’Uzbekistan. Paesi diversi, contesti diversi, sfide diverse, ma una realtà che ritorna sempre: per migliaia di bambini l’accesso ad una vera diagnosi cardiologica è ancora un traguardo lontano ed incerto.
Missione dopo missione, abbiamo imparato quanto sia urgente ascoltare il cuore di chi nasce dove le distanze sono immense, gli strumenti a disposizione pochi, e i sistemi sanitari molto fragili.  

La missione di screening cardiologico realizzata dal 24 al 30 novembre 2025 nel distretto di Tanahu, in Nepal, lo ha ricordato con ancora più forza: la diagnosi precoce può trasformare non solo un singolo percorso di cura, ma la vita di un’intera comunità.

Un’area remota, un bisogno urgente

Tanahu è una zona rurale dove i villaggi si arrampicano sulle colline e le strade che li collegano sono lunghe, sterrate e spesso molto difficili da percorrere. Gli spostamenti sono complessi, gli ospedali distanti e le possibilità di effettuare esami diagnostici molto limitate.
Molte famiglie non hanno mai potuto portare i figli ad una visita specialista. Eppure, le cardiopatie congenite rappresentano una delle principali cause di mortalità infantile e neonatale nel Paese: condizioni spesso silenziose, impossibili da riconoscere senza strumenti adeguati.

Per questo, insieme a Save the Heart Nepal, abbiamo organizzato tre intense giornate di screening cardiologici, coinvolgendo un team medico composto da tre cardiologhe italiane unite a un’équipe di professionisti nepalesi.
Fianco a fianco, hanno lavorato per portare in queste comunità un primo e fondamentale ascolto del cuore.

Il campo di screening: 3.200 cuori ascoltati, 4 da operare subito

Ogni mattina, a Bhanu, nel distretto di Tanahu lo spazio dedicato alle visite iniziava a riempirsi prima dell’alba: lunghe file di bambini con la loro uniforme scolastica, adolescenti e famiglie intere con i più piccoli. C’era chi abitava nei villaggi vicini e chi aveva percorso distanze più lunghe, a piedi o in moto. Ma tutti con la stessa speranza: sapere come stava il cuore dei propri figli.

Il flusso era rapido ma attento: prima l’accoglienza, poi le misurazioni, l’anamnesi, l’auscultazione e, quando necessario, gli esami diagnostici più approfonditi. I tre ecocardiografi a disposizione hanno lavorato senza sosta.
In soli tre giorni sono stati visitati più di 3.200 bambini e adolescenti.
Per 845 di loro è stata necessaria un’ecocardiografia, mentre 405 hanno effettuato un elettrocardiogramma.
Tra i casi emersi, quattro bambini hanno mostrato cardiopatie gravi tali da richiedere un intervento: verranno operati a Kathmandu nel centro cardiochirurgico di riferimento con cui collaboriamo stabilmente.

Difficoltà sul campo e i passi avanti 

Operare in un contesto rurale significa fare i conti con attrezzature non sempre moderne, spazi ridotti e lunghi trasferimenti. Anche il triage iniziale, basato principalmente sull’auscultazione, ha mostrato limiti che cercheremo di superare nelle prossime missioni, nelle prossime missioni la formazione e gli strumenti del personale locale.
In questo scenario, la collaborazione con l’équipe nepalese (24 tra medici, infermieri e tecnici) è stata decisiva: hanno organizzato, accolto, registrato e assistito con una dedizione tale da rendere possibile ciò che, da soli, non avremmo mai potuto fare in così poco tempo.

Ma il nostro impegno non si ferma ai tre giorni di screening: questa missione è parte di un percorso più ampio, che punta a costruire una rete che resti. Vogliamo formare ulteriormente il personale locale, migliorare le attrezzature e le capacità diagnostiche, e raggiungere nuovi villaggi.

Per i bambini incontrati, la missione di Tanahu è stata la prima vera occasione di essere ascoltati.
Per noi, un’ulteriore conferma che ogni battito merita attenzione, soprattutto quando nasce lontano dalle cure.

Nel 2026 vogliamo continuare a raggiungere i bambini che non hanno ancora avuto questa opportunità.

Con il tuo sostegno possiamo farlo.

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Dona un battito: un impegno che attraversa Paesi, storie e cuori

#cuore di bimbi, #salute

Ogni anno, quando si apre una nuova edizione di Dona un battito, sappiamo che non stiamo semplicemente lanciando una campagna di raccolta fondi, ma dando vita ad una rete di persone che scelgono di stare accanto a chi oggi affronta una battaglia troppo grande da solo. In molti Paesi, infatti, una visita cardiologica non è garantita, e un intervento può diventare l’unica possibilità concreta per continuare a crescere e guardare avanti.

È proprio da qui che nasce Dona un battito, a supporto del nostro programma Cuore di bimbi: dal bisogno di arrivare ai bambini che vivono lontani dalle cure, di offrire diagnosi che possono cambiare il destino di una famiglia, di sostenere interventi complessi dove le strutture non riescono ad arrivare.

E anche quest’anno, la generosità di chi ha scelto di partecipare sta già rendendo possibili passi che sembravano lontani.

Dona un battito »

Un’energia collettiva che cresce e si rafforza

Volontari, sostenitori, aziende e gruppi di amici uniti in 4 team con un unico obiettivo: realizzare quattro missioni salvavita nel 2026 – in Uganda, Nepal, Zambia e Italia – per offrire a tanti bambini l’opportunità di un futuro grazie a un intervento al cuore. Ogni contributo è frutto di un impegno collettivo che attraversa confini e contesti per arrivare a chi è lontano.
C’è chi ha organizzato una raccolta fondi sul posto di lavoro, chi ha avviato una sfida tra compagni di università, chi ha scelto di donare in silenzio e chi ha deciso di raccontare la propria scelta per ispirarne altre.

Questo slancio non è semplicemente entusiasmo, ma ci fa vedere quanto, insieme, si possa arrivare là dove le cure oggi non ci sono.

E dietro ogni cifra raccolta, ci sono volti e storie di bambini che ci stanno aspettando.

Storie che ci ricordano perché questa campagna è necessaria

Le storie che incontriamo ogni giorno arrivano da angoli diversi del mondo, ma si riconoscono subito: sono vite piccole che hanno avuto bisogno di un aiuto grande.

Drin è arrivato in Italia dall’Albania insieme alla sua mamma per un intervento che nel loro Paese non era possibile; dopo un percorso lungo e attento, oggi può finalmente crescere.

In Nepal, durante uno screening in una zona rurale, i medici hanno individuato la cardiopatia di Jaya, rimasta nascosta per anni: l’operazione le ha restituito la libertà di giocare come gli altri bambini.

In Zambia, la mamma di Davies ha percorso chilometri in bicicletta pur di trovare cure per il suo piccolo, e proprio grazie a quella ricerca ostinata è stata scoperta una patologia complessa che oggi è stata curata.

E infine Samuel, in Uganda: arrivato in ospedale in condizioni delicate, ha incontrato un’équipe in missione proprio in quei giorni e ha ricevuto l’intervento urgente di cui aveva bisogno.

Quattro vite lontane tra loro, che ci ricordano quanto possa cambiare il destino di un bambino quando qualcuno riesce a raggiungerlo in tempo.

Perché è fondamentale esserci

La cardiologia pediatrica richiede competenze, strumenti, diagnosi tempestive. Dove questi elementi mancano, il rischio di non intercettare in tempo una malattia cresce.
Le nostre missioni servono proprio a colmare questa distanza: visite, ecografie, interventi chirurgici, formazione al personale locale.

Quest’anno vogliamo tornare nei paesi dove siamo già stati e ampliare gli screening, programmare nuove operazioni e rafforzare il lavoro con i team medici locali. Per farlo, abbiamo bisogno di chi crede che nessun bambino debba rimanere indietro.

Un battito, da solo, è piccolo.
Ma migliaia di battiti insieme possono trasformare un destino.

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  • Ogni bambino visitato è una possibilità in più.
  • Ogni intervento è un futuro che si riapre.
  • Ogni donazione è un passo verso luoghi dove la speranza arriva con più fatica.



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