La Giornata Mondiale dell’Infermiere: il racconto di chi resta sempre umano, sempre dedito alla vita
Il 12 maggio è la Giornata Mondiale dell’Infermiere e mai come quest’anno sentiamo il bisogno di celebrarla, insieme ai volontari del nostro programma Cuore di Bimbi: per ringraziare chi continua ad aiutarci a superare la difficile sfida contro il Covid-19, ma anche per raccontare, attraverso le parole di chi l’ha vissuta in prima linea, un’esperienza che ci ha profondamente cambiato.
Facciamo tesoro di questa esperienza, altrimenti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. Alessandro Crespi, infermiere volontario Cuore di Bimbi dal 2015
“Dire che cosa abbia significato vivere l’emergenza Covid-19 dal nostro punto di vista è un po’ difficile. L’impatto è stato fortissimo, inaspettato, devastante.
Gli echi (inascoltati), che giungevano da Oriente, ci hanno mostrato vulnerabili e impreparati. Però, non senza una bella dose di disorganizzazione, abbiamo tutti accettato la sfida e cominciato a fare la nostra parte, ognuno al meglio delle proprie capacità.
La pandemia ha agito un po’ da “livella”, come avrebbe saggiamente detto Totò: ha ridimensionato le priorità, mostrato la pochezza di ciò che fino ad allora avevamo percepito tutti come necessità. Ahimè, ha anche distolto l’attenzione dai problemi veri, rendendoli minimi, trascurabili: tutto il nostro lavoro, fatto fino a quel punto, è improvvisamente diventato procrastinabile. Vallo però a raccontare ai genitori dei bimbi con patologie congenite.
Noi nel frattempo ci siamo organizzati e barricati nei nostri fortini, i più fortunati nei castelli, con tanto di mura, torrioni e ponti levatoi; vestiti di armature e armati fino ai denti, abbiamo iniziato a combattere, a tentare di salvare tutti i feriti.
Non è stato facile.
Non lo è stato mai, anche prima.
Ma questa volta di più.
Lentamente il Covid-19 pare aver mollato la presa.
Tregua? Quanto durerà?
Noi usciamo lentamente dai nostri posti di combattimento certamente cambiati, consapevoli di saper fare squadra quando serve, percepiti un po’ meglio da chi ci ha visto lottare in prima linea, più forti di prima.
Spero solo che l’esperienza, paradossalmente meravigliosa, di vivere insieme tra le mura di un ospedale, di una rianimazione, ma anche di una casa, non vada gettata. Facciamone tutti tesoro, altrimenti, citando Blade Runner, Tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.”

L’infermiere è là in trincea, in prima linea. Cinico quando serve, umano sempre, con forza-coraggio-amore. Maurizio Biella, infermiere volontario Cuore di Bimbi dal 2017
“Ognuno di noi esprime riflessioni in generale o dedicate alla propria realtà. Io non ne sono esente ed è giusto così.
Quotidianamente nelle nostre mani vengono messe delle vite. La responsabilità è grande, ma ciò non ci spaventa, anzi: le nostre mani aiutano il risveglio, il ritorno alla vita. Perciò voglio partire a ritroso, come si fa con la storia, che è poi lo spirito del nostro lavoro di ogni giorno.
Da anni mi occupo dei bambini cardiopatici. Quando ti lasci plasmare dalla fiamma della passione e della solidarietà, il tuo cuore abita nel mondo. E così, quando sei in terra straniera, ti accorgi di non essere uno straniero.
Il ritorno al sorriso di questi bambini, che è poi il sorriso che contraddistingue i bambini di ogni nazione, è il regalo più grande che possiamo ricevere. Chiara ci appare la loro storia meravigliosa, nella quale risiede la speranza di un nuovo futuro. Ed è una grande gioia vederli sorridere, correre e crescere. Siamo strumenti e testimoni del valore della vita.
È in questo scenario che si colloca il mio essere infermiere.
Un ruolo importante lo svolgono, con immensa dignità, le mamme dei bambini cardiopatici: sono loro che determinano lo scandire del nostro impegno attraverso l’espressione della speranza, della fiducia e della gratitudine, di cui abbiamo bisogno per continuare. Ci affidano la vita dei loro bambini: di fronte a questo immenso Amore il nostro cuore batte forte, nella consapevolezza che la vita è un valore incalcolabile.
Si tratta di bambini che, dopo aver perso tante battaglie, hanno vinto la loro guerra. Il riscatto è grande: riprendersi la vita.
Sì, perché noi ci tuffiamo nei loro cuori.
Ecco chi è l’infermiere: una persona che ha passione, coraggio, che si impegna, fa sacrifici, sostenuto nella propria professione da attitudini personali.
Infine, quando i tempi saranno finiti, l’uomo avrà scritto la sua storia anche nei cuori rattoppati di tanti bambini inviati dal cielo, testimoni nella quotidianità.
Poi arriva lui: il Covid-19.
Un mondo piegato sulle ginocchia. È forte, è agguerrito.
Confusione, teorie e riflessioni più o meno strampalate.
È il momento di rimboccarsi le maniche: il personale sanitario scende in campo, con o senza dispositivi di sicurezza individuali. Morti: tanti, troppi.
L’infermiere è là, in trincea, in prima linea. Cinico quando serve, umano sempre.
La sua divisa puzza. No, non puzza affatto. La scia che lascia parla di fedeltà alla professione; di dedizione alla vita, che protegge fino allo stremo; di capacità di accompagnare alla morte la persona che sta curando.
Ancora poi, in un angolino angusto, si rannicchia in solitudine, per poter lasciare… e preziose lacrime solcano il suo viso.
E ancora, con forza coraggio amore, riappare sulla scena per nuove primavere.”
Non scorderò mai i forti legami con i nostri pazienti: eravamo diventati in un certo senso il loro punto di riferimento, la loro famiglia. Ecaterina Baciu, infermiera volontaria Cuore di Bimbi dal 2016
“Da questa esperienza mi porterò per sempre dei momenti che non avrei mai voluto vivere, malgrado fossi consapevole dei rischi del nostro mestiere.
Non scorderò mai: gli sguardi impauriti dei pazienti, vedendoci comparire ricoperti con tutti i dispositivi; i nostri occhi pieni di lacrime, quando li vedevamo; i sorrisi durante le videochiamate con i loro cari; la ricerca della loro mano verso una carezza o il semplice contatto o il saluto, con la promessa di rivederci il giorno dopo. E purtroppo non scorderò mai quando, nonostante tutto il nostro impegno, non riuscivano a superare i momenti difficili.
Essendosi venuti a creare dei forti legami con i pazienti, eravamo diventati in un certo senso il loro punto di riferimento, la loro famiglia.
Le esperienze vissute durante le missioni organizzate dalla vostra Fondazione mi sembrano adesso dei ricordi molto lontani.
Confido nella ricerca per poter trovare la giusta cura contro questo mostro e per poter ritornare dai piccoli pazienti cardiopatici, che hanno tanto bisogno del nostro aiuto per poter guarire.”
Diamo, insieme, un aiuto concreto ai bambini in difficoltà
Da lunedì 4 maggio l’Italia è entrata nella “Fase 2” di gestione dell’emergenza Covid-19 e così anche la nostra Fondazione: con la distribuzione a 800 bambini della fascia 0-6 anni di 10.000 prodotti di prima necessità per l’infanzia.
Un kit per contrastare la povertà e accompagnare la ripresa
Anche nella “Fase 2” il nostro impegno per sostenere l’infanzia in difficoltà non si ferma e anzi ci siamo attivati per potenziare le nostre attività rivolte ai bambini di 0-6 anni, che vivono con le loro famiglie in contesti di degrado economico ed educativo, aggravatosi a causa dell’emergenza sanitaria e della sospensione di molte attività produttive.
Sono in tutto 800 i bambini a cui intendiamo consegnare 10.000 prodotti di prima necessità, nelle città di Napoli, Palermo, Catania e Milano. Si tratta di prodotti per l’igiene, come pannolini, salviettine e creme, e di prodotti alimentari specifici come latte, omogeneizzati, biscotti, pastina e farine.
La nostra raccolta fondi su Facebook: dona anche tu un kit!
Ancora una volta, anche tu puoi dare un aiuto concreto ai bambini in difficoltà: abbiamo infatti creato una raccolta fondi sulla nostra pagina Facebook e puoi essere proprio tu a scegliere il kit di prodotti di prima necessità da destinare ai bambini che ne hanno più bisogno.
Restiamo, tutti insieme, #viciniaibambini!
Bambini Patapum! Un luogo virtuale a sostegno di tutti i genitori catapultati in casa
Il portale online bambinipatapum.it nasce come risposta alla chiusura di nidi e scuole d’infanzia a seguito del diffondersi del Covid-19 e vuole essere una risorsa per i genitori che si trovano a trascorrere le giornate in casa con bambini di età 0-6 anni.
Un impegno che parte da lontano, sul territorio
La nostra Fondazione sostiene i servizi per la prima infanzia in Italia da oltre 10 anni: da un lato, attraverso l’apertura o l’ampliamento di oltre 100 servizi su tutto il territorio nazionale, specialmente nelle periferie delle grandi città e nelle regioni del Mezzogiorno; dall’altro, attraverso il sostegno alle famiglie in situazione di fragilità economica e sociale, per permettere ai bambini più vulnerabili di essere accolti in nidi, spazi gioco e scuole per l’infanzia con rette agevolate o gratuite.
È a partire da questa esperienza che nel 2018 abbiamo dato vita al progetto “Servizi 0-6: Passaporto per il Futuro”: insieme a 12 partner e con il supporto dell’impresa sociale Con i Bambini, ci impegniamo a offrire opportunità educative di qualità a oltre 1.500 bambini di età 0-6 anni e al tempo stesso sostegno ai loro genitori.
Un impegno che si rinnova, online
Sono proprio i genitori a essere ora alle prese con un mutamento radicale della quotidianità: i nidi e le scuole dell’infanzia sono chiusi, a seguito dell’emergenza Covid-19, e loro si trovano, da soli e spesso in smartworking, a cercare di dare una valenza pedagogica alle giornate in casa con i figli.
È per loro che abbiamo creato bambinipatapum.it: un modo per raccogliere e proporre attività educative a distanza, pensate dagli educatori e dagli specialisti che lavorano nei servizi alla prima infanzia nostri partner. Un modo per continuare a creare, giocare, imparare, sostenere, condividere e stare insieme.
L’educazione non si è fermata per 633 bambini e ragazzi in Italia
Nella fase 1 dell’emergenza coronavirus ci siamo subito attivati con un obiettivo preciso: dare ai bambini e ai ragazzi più fragili la possibilità di continuare a studiare, attraverso la didattica a distanza. Ecco i risultati del nostro impegno.
La distribuzione di dispositivi tecnologici e l’accompagnamento allo studio
A partire da metà marzo abbiamo portato il nostro aiuto concreto a 633 (*) studenti svantaggiati attraverso un duplice intervento:
- la distribuzione di tablet, laptop, smartphone, schede telefoniche per la connessione a internet, necessari per poter seguire le lezioni online, fare i compiti e studiare, restare in contatto con insegnanti e compagni di classe;
- l’attività di accompagnamento educativo e didattico, svolta quotidianamente a distanza dai nostri operatori e indispensabile per non lasciare nessun alunno solo o indietro.
Il nostro intervento è stato realizzato in collaborazione con i centri di aiuto allo studio e con le scuole primarie e secondarie di 1° grado, con cui da anni contrastiamo il rischio di dispersione e insuccesso scolastico per i bambini e i ragazzi più vulnerabili, che vivono in contesti di disagio socio-economico.
A Milano sono 10 gli istituti scolastici coinvolti (IC Cadorna, IC Calasanzio, IC Cesare Cantù, IC Confalonieri, IC Don Orione, IC Locatelli-Quasimodo, IC Maffucci, IC Scialoia, IC Sorelle Agazzi, IC Tito Speri), insieme ai centri di aiuto allo studio gestiti da Fondazione Aquilone e Fondazione Maria Anna Sala; a Padova il VII Istituto Comprensivo San Camillo; a Torino l’IC Tommaseo; a Brescia l’Istituto Razzetti. In aggiunta, su tutto il territorio nazionale, rientrano tra i beneficiari gli 8 centri “Ora di Futuro” sostenuti da Generali e The Human Safety Net.
(*) Dati aggiornati al 15/05/2020.
Grazie a tutti per essere restati con noi #viciniaibambini!
Il nostro “grazie” va ai donatori privati che, per la prima volta o per l’ennesima, sono rimasti con noi #viciniaibambini e hanno sostenuto la nostra campagna su Rete del Dono oppure con altre modalità di donazione.
Così come un “grazie” va a tutte le aziende e alle fondazioni che, nuove o già nostre partner, ci hanno aiutato a continuare a fare scuola e a essere comunità per i bambini e i ragazzi più fragili: Amazon – Assotech – Boselli & Partners – Clifford Chance – Dell Technologies – Fondazione di Comunità Milano – Fondazione Prosolidar – Fondazione Snam – Fondazione Sodalitas – Ford Italia – Generali Italia e The Human Safety Net – IRQ10 – Linklaters – VF Corporation e Timberland.
Continuiamo a fare scuola e comunità, a distanza
A seguito della decisione di chiudere le scuole in tutta Italia, abbiamo ascoltato le esigenze dei nostri partner, impegnati a garantire la continuità didattica e di comunità in contesti svantaggiati, e abbiamo risposto con un aiuto concreto.
Il problema: l’impatto della chiusura delle scuole su bambini e famiglie vulnerabili
L’emergenza COVID-19 che ha travolto l’Italia, imponendo la chiusura delle scuole e un mutamento radicale delle nostre abitudini, ha fatto emergere e in molti casi ha esacerbato quelli che sono i bisogni concreti dei bambini e delle famiglie più fragili.
Fermare l’intervento educativo rischia infatti di penalizzare ulteriormente chi vive già una condizione di disagio e di avere pertanto dei costi sociali enormi per un’intera generazione di studenti e per le comunità.
Da un lato, la carente digitalizzazione che caratterizza alcuni contesti svantaggiati andrebbe a danneggiare proprio quei bambini (poveri, stranieri, con bisogni educativi speciali) in cui più forte è la necessità di un accompagnamento educativo e didattico a distanza; dall’altro, l’isolamento forzato, la paura e l’insicurezza dettate dallo stato emergenziale rischierebbero di dar luogo a ricadute pesanti sul piano psicologico.
Per questo motivo, in accordo con i partner con cui collaboriamo da anni, ci siamo impegnati a individuare delle soluzioni concrete per continuare a garantire un sostegno a distanza soprattutto ai bambini più vulnerabili, già a rischio di insuccesso scolastico, e alle loro famiglie, in condizioni di disagio socio-economico. E abbiamo individuato due modalità di intervento: il potenziamento della strumentazione informatica e il sostegno psicologico.
Il potenziamento digitale: postazioni informatiche e fornitura di device elettronici alle famiglie
Come possiamo assicurare una continuità didattica ed educativa ai bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado, che vivono in condizioni di disagio?
Innanzitutto, attraverso un potenziamento delle dotazioni informatiche, a più livelli.
Il primo riguarda i centri di aiuto allo studio, che attualmente non possono essere frequentati da bambini e ragazzi. In loro sostituzione allestiremo delle postazioni informatiche virtuali, in modo da fornire agli operatori gli strumenti necessari a fare scuola e a stare vicini ai bambini e alle famiglie, anche a distanza.
L’accesso ai servizi didattici per bambini e ragazzi sarà gratuito e in via telematica, con il supporto a distanza dei nostri operatori.
Il secondo livello del nostro intervento riguarda proprio le abitazioni degli alunni e prevede la possibilità di fornire a domicilio, alle famiglie maggiormente in difficoltà, pc portatili, tablet, telefoni cellulari per lo svolgimento a distanza delle attività didattiche.
Il sostegno psicologico: ascolto, supporto emotivo e ricostruzione sociale
Purtroppo sappiamo che l’emergenza coronavirus avrà ricadute pesanti anche sul piano psicologico. Per questo motivo stiamo già pianificando, insieme alla rete dei nostri servizi educativi e alle scuole, percorsi di ascolto e sostegno psicologico per bambini e genitori, da avviare una volta che la fase di isolamento ed emergenza sarà terminata.
L’obiettivo diventerà allora quello della “ricostruzione sociale”, per facilitare la rielaborazione delle nuove paure vissute e il superamento delle diffidenze che la situazione attuale sta inevitabilmente generando.
Le aree geografiche di intervento: da Milano al resto d’Italia
La nostra Fondazione comincerà a mettere in atto gli interventi descritti a Milano, nei 4 quartieri più periferici e fragili a nord della città (Bruzzano, Comasina, Maciachini, Niguarda). La nostra intenzione, ora che le misure restrittive sono state estese a tutta Italia, è di replicare la stessa modalità di intervento anche in altre città, dove già siamo presenti, come Torino, Padova, Napoli e Catania.
Come puoi aiutarci: la campagna di crowdfunding su Rete del Dono
Per essere #viciniaibambini, anche e soprattutto in questo momento, abbiamo attivato una campagna di raccolta fondi su Rete del Dono. Se vuoi dare ai bambini più fragili la possibilità di continuare a studiare, clicca qui.
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
Ci sono storie che ci permettono di viaggiare in luoghi lontani e di conoscere nuove realtà. A volte, però, queste realtà non sono come ce le immaginiamo: è questo il caso delle bambine e delle donne di Paraìba, che vivono all’interno della loro comunità una situazione di emarginazione, vulnerabilità sociale e povertà. È Raffaella Fuso, nostra volontaria da oltre dieci anni, a portarci con lei in Brasile e a farci conoscere più da vicino questa difficile situazione. Lo fa a partire dalla sua visita al centro comunitario “Casa dos Sonhos”, creato da una comunità di Suore Domenicane con l’aiuto della nostra Fondazione e situato a circa 20 km dalla capitale Joao Pessoa, precisamente nel punto finale della cittadina di Santa Rita.
Una dura realtà, tra povertà e violenza
Il centro può essere considerato un’oasi felice: con l’obiettivo di accogliere e sostenere bambini, ragazzi, donne e famiglie della comunità che vivono una situazione problematica, offre programmi e attività di prevenzione, assistenza, formazione ed educazione basati sulla solidarietà, la giustizia e la valorizzazione della persona e dell’ambiente che la circonda.
Purtroppo la situazione cambia completamente non appena si esce al suo esterno.
Come ci racconta Raffaella, “le periferie si trovano fuori controllo e la quasi totale assenza dello Stato – che significa fra le altre cose assenza di diritti, servizi e sicurezza – sta portando sempre più persone oltre la soglia della povertà estrema, costringendo uomini, donne e bambini a mendicare o a raccogliere materiale da riciclare per poter sopravvivere. Nella maggior parte di queste famiglie la madre è di fatto l’unica fonte di sostegno di diversi figli e il piccolo contributo, denominato Bolsa Familia, è l’unica entrata economica certa rispetto ai pochi lavori irregolari e saltuari che si possono trovare.”

La violenza è sicuramente uno degli aspetti più preoccupanti che contraddistingue le periferie brasiliane e che Raffaella ha potuto vedere da vicino: “parliamo di violenza domestica sulle donne e i bambini, di violenza sociale legata alle devianze e alla povertà educativa e soprattutto della violenza delle organizzazioni criminali contrapposta a quella della polizia, che ogni giorno uccide quasi indiscriminatamente decine di persone. Le vittime di tutto questo restano uomini, donne e bambini costretti a vivere in un clima continuo di precarietà e paura.”
In un contesto difficile come quello appena descritto, dove l’emarginazione sociale si unisce alla violenza e alla mancanza di opportunità, c’è un altro aspetto ancora più difficile da accettare, presente ancora in molti Paesi del mondo e di cui la nostra volontaria si fa testimone: le bambine, se possibile, vivono condizionamenti ancora più forti. Responsabilizzate fin da piccole ad accudire i fratellini minori e vittime di una cultura a cui non interessa vederle studiare e realizzarsi in qualcosa che vada oltre il futuro ruolo di moglie e madre, si trovano destinate a un futuro già scritto. L’alto numero di violenze domestiche, matrimoni e maternità precoci e, non ultimo, il numero di femminicidi non fanno altro che confermare questa forte discriminazione di genere.
La “Casa dei Sogni”: un’oasi di pace e speranza
Nel contesto in cui è inserita, la “Casa dos Sonhos” rappresenta dunque l’unico punto di riferimento valido in grado di garantire i principali diritti e curare l’educazione, la salute e la sicurezza degli oltre 130 minori accolti, offrendo loro un’assistenza affettiva e sociale in grado di contrastare violenza, povertà e pregiudizio.

La “Casa dos Sonhos” è uno spazio in cui i bambini e gli adolescenti, seguiti da una preparata e variegata equipe di professionisti e volontari, possono mangiare, imparare, giocare, sognare e trovare un po’ di serenità rispetto al duro contesto in cui sono immersi quotidianamente. Raffaella può testimoniare quanto il Centro sia “un luogo che favorisce momenti di condivisione, di riflessione, di dialogo e di crescita verso la costruzione di una identità e di un futuro migliore – per i bambini e gli adolescenti accolti e per la comunità in cui vivono.”
Fondato nel 2004, il centro è oggi una realtà molto radicata nel territorio, esempio concreto e positivo di come l’educazione, l’integrazione e la creazione di una cultura di pace e rispetto possano nascere e svilupparsi, cambiando profondamente la qualità e le prospettive di vita di molte persone.
“Senza la presenza della “Casa dos Sonhos” – spiega Raffaella – tutti i bambini e gli adolescenti avrebbero trascorso il tempo per strada, potenziali vittime di droga, alcolismo, prostituzione e violenza. Tra le mura del centro, i minori trovano punti di riferimento sani, regole e limiti che li orientano, per evitare che il contesto e i cattivi comportamenti li conducano alla marginalizzazione.”
Il nostro aiuto, fornito attraverso i progetti ‘Una Casa dei Sogni contro la marginalizzazione’ e ‘Borse rosa per le ragazze di Santa Rita’ risulta fondamentale per il proseguimento delle attività del centro e il benessere di tutte le persone coinvolte.
L’empowerment femminile: un sogno che diventa pian piano realtà
È grazie al programma di Empowerment femminile che nel 2019 dodici ragazze e otto madri della comunità hanno potuto frequentare due corsi professionalizzanti per diventare “Grafici” e “Amministratore di cassa”. Sempre nell’ambito di questo progetto, alcune ragazze sono state coinvolte come volontarie nel centro e forniscono supporto alle diverse attività che vengono svolte giornalmente. La “Casa dos Sonhos” si conferma dunque essere un punto di riferimento per le famiglie e le madri della comunità, che qui possono trovare aiuto e assistenza in relazione alle numerose difficoltà incontrate ogni giorno.
“Questo il cambiamento che vorremmo vedere nel Mondo – conclude Raffaella. Un cambiamento volto alla creazione di una cultura di pace, integrazione, solidarietà reciproca, rispetto della natura e lotta contro il ciclo di violenza domestica e comunitaria. Questo è l’aspetto più difficile del lavoro del centro e il suo valore aggiunto: formare coscienze responsabili e insegnare il concetto di eguaglianza.”

Far battere un cuore: una responsabilità che riguarda tutti
“Certe esperienze sono così intense ed emozionanti che l’ostacolo più grande potrebbe essere quello di non riuscire a trovare le parole giuste per descriverle – parole che diano onore a ciò che ho visto e provato.”
Eppure Veronica Ruzzon, nostra volontaria da un paio di anni, quelle parole le ha prima cercate e poi trovate, tale e tanto forte era la voglia di raccontare la missione in Zambia a cui ha partecipato nel 2018 e insieme di ringraziare le persone incontrate, con cui ha condiviso quella che definisce l’esperienza più bella della vita.
Partire per una parte del mondo diversa, dove nulla è scontato
Veronica è partita a novembre insieme ai medici volontari del programma Cuore di Bimbi:
“persone straordinarie capaci di lasciare la propria famiglia, moglie e figli, per portare vita e speranza in posti del mondo dove non si ha possibilità di scegliere quasi nulla.”
Parti del mondo in cui tutto ciò che noi diamo per scontato, come la disponibilità di acqua e corrente, non lo è più. E in cui proprio per questo, alla fine, delle scelte importanti devono essere compiute, con etica, professionalità, nel rispetto del contesto e degli equilibri già presenti. Al gruppo di medici volontari arrivati in Zambia è bastato meno di un giorno per capirlo.
“In ospedale, già in tarda mattinata, l’acqua non c’era più: venivano preparati dei bidoni per tamponare la situazione. E così anche l’atto più semplice del lavarsi le mani, quando diventava possibile, assumeva un connotato quasi mistico. La corrente è saltata sia durante un’operazione a cuore aperto sia durante la notte successiva, quando i bambini erano intubati.”
È stato proprio in sala operatoria, senza corrente, senza un generatore a supporto, senza l’apparecchiatura necessaria a monitorare lo stato fisico di un bambino che stava subendo un intervento al cuore, che Veronica ha capito: salvare una vita esige di saper andare oltre.
“Io non so se tutto questo ha un senso, so solo che in quei momenti, quando la tecnologia che dovrebbe supportarti viene meno, puoi fare affidamento solo su te stesso e sulle persone che ti stanno accanto. La cosa che mi ha colpito è il fatto che il personale sanitario ha continuato a lavorare come se nulla fosse: senza battere ciglio, senza titubare, senza lamentarsi.”
Vedere un cuore che ricomincia a battere. E oltre.
Durante la missione sono tante le cose a cui si cerca di dare un senso, ma, quando si vedono dei bambini innocenti soffrire, diventa forte la sensazione di essere da un lato impotenti, dall’altro un po’ responsabili rispetto a quanto succede nei Paesi più poveri del mondo.
“Inizi a ragionare in modo diverso: ti chiedi che cosa hai fatto fino a oggi per mettere a disposizione dei bambini, di tutti i bambini, un mondo migliore. Anche se vivi a chilometri di distanza, quello che succede in Zambia è come se succedesse qui, perché il mondo è uno solo, quindi siamo tutti responsabili. Se il bambino ha una malformazione congenita al cuore, è colpa della natura che non ha fatto il suo dovere. Se però questo bambino non può essere operato, per qualsiasi ragione non imputabile al suo stato fisico, c’è un problema.”
Le operazioni eseguite dai medici volontari del programma Cuore di Bimbi sono di due tipi: “a cuore aperto” e di emodinamica. Il loro lavoro però va oltre l’operazione al cuore: accompagnano i bambini cardiopatici e le loro famiglie anche nelle fasi pre e post operatorie e formano il personale sanitario locale, per renderlo il più possibile autonomo nel trattamento delle cardiopatie infantili.
Allo stesso modo l’esperienza di Veronica ha comportato assistere alle operazioni, ma anche molto altro.
“Si è trattato di passare del tempo con i bambini prima che fossero sottoposti all’intervento, stare con le loro famiglie, assistere il personale sanitario nella fase preparatoria. Essere in sala operatoria a pochi centimetri da loro e alla fine vedere i loro cuori stare meglio e ricominciare a battere. E poi ancora vivere la tensione del postoperatorio, quando il corpo del bimbo deve riprendere la sua normale funzionalità, quando le famiglie ti corrono incontro per sapere come stanno i loro bambini e tu non puoi dire né fare nulla, in quanto non ne hai la qualifica. E quando i bambini si svegliano in stato confusionale: alcuni piangono per il dolore, altri perché la mamma non è lì con loro.”
È anche guadagnarsi la fiducia di bambini che non capiscono esattamente che cosa stia succedendo e che cosa debbano affrontare, ma che sono stanchi di vedere ospedali e medici e di non stare bene.
Tutti possiamo fare la differenza, a partire da un palloncino
Il personale sanitario è senza dubbio fondamentale nelle missioni del programma Cuore di Bimbi: i medici volontari sono il punto di collegamento tra la scienza e la vita. Eppure, nel nostro piccolo, siamo tutti utili, sempre e dovunque. E anche un palloncino donato può fare la differenza.
“È straordinario il fatto che un palloncino abbia cambiato l’umore di una bambina, che con maggiore serenità ha affrontato la visita cardiologica, e di conseguenza anche quello della sua mamma, che, con un sospiro di sollievo, per una volta non ha visto la figlia piangere. È la dimostrazione che siamo tutti connessi e che l’obiettivo non viene raggiunto dal singolo, ma dall’unione delle volontà e dei gesti di ognuno di noi. Gesti che, seppur piccoli, creano un concatenarsi di eventi positivi.”
Quello che resta e quello che ancora deve continuare
Al termine della missione Veronica ha portato con sé lo sguardo, il nome, le storie dei bambini che ha incontrato.
“Credo che sia giusto raccontare che grazie a questo progetto moltissimi bambini ce l’hanno fatta e oggi hanno un cuore sano. Credo che sia giusto raccontare anche di un bimbo di dieci giorni, notato da una neonatologa della missione: la sua operazione non era in programma, ma, girando in reparto, la dottoressa ha individuato il suo stato critico e lo ha portato in sala operatoria.”
Tanti altri bambini con il cuore malato aspettano il nostro aiuto per essere operati. Veronica lo sa, lo ha visto, ed è per questo che la sua esperienza è solo all’inizio e – come ci ha raccontato – deve continuare. Esattamente come la nostra.
45583: un sms solidale per salvare un bambino come Coco
Fino al 9 febbraio 2020 invia un SMS o chiama da rete fissa il 45583: puoi salvare la vita di bambini nati con gravi cardiopatie e permettere al loro cuore di continuare a battere forte.
Il piccolo Coco oggi è salvo, ma sai che tanti altri bambini cardiopatici come lui rischiano di morire?
L’80% di loro infatti nasce nei Paesi più poveri del mondo, dove le possibilità di ricevere diagnosi e cure adeguate sono davvero scarse: non solo possono trascorrere anni prima che venga effettuata una diagnosi corretta, ma spesso non ci sono nemmeno strutture sanitarie attrezzate o medici specializzati, preparati per operazioni di cardiochirurgia pediatrica.
I bambini malati di cuore però hanno bisogno di cure tempestive e altamente qualificate: tempestive, perché essere operati nei primi anni di vita significa evitare di avere gravi problemi di sviluppo o, nei casi peggiori, di rischiare la vita; altamente qualificate, perché le operazioni al cuore sono molto complesse e richiedono un team di medici e infermieri con una formazione e un’esperienza di livello elevato.

Ecco perché nel 2005 abbiamo creato il programma Cuore di bimbi: per salvare la vita dei bambini cardiopatici nati nei Paesi più poveri del mondo. Lo facciamo attraverso interventi salvavita, attività di prevenzione e screening, formazione dei medici e del personale sanitario locale.
A oggi, sono 2.066 i bambini che abbiamo operato e salvato, 16.460 quelli che abbiamo visitato, per una corretta diagnosi. Molti altri però rischiano ancora la vita, in attesa di essere operati, e sei proprio tu a poterli salvare, garantendogli le visite e le operazioni di cui hanno bisogno.

Con un SMS o una chiamata da rete fissa al 45583 salverai la vita a 1.879 bambini: a 88 di loro permetterai di essere sottoposti a un intervento chirurgico, a 1.791 di ricevere una diagnosi corretta grazie a uno screening preventivo.
Coco, una storia a lieto fine

Il piccolo Coco è nato in Myanmar, con il cuore malato.
Per lui le giornate si somigliano tutte: nessuna festa, nessun momento di gioco e divertimento con gli amici, niente calci a un pallone. La sua cardiopatia è infatti molto grave e lo obbliga a stare immobile, nel suo lettino, ogni giorno.
All’età di 5 anni e mezzo Coco viene ricoverato nell’ospedale della vecchia capitale Yangon.
Ci arriva in condizioni critiche: il suo respiro è in affanno, il suo cuore malato potrebbe fermarsi da un momento all’altro.
Nessuno però è in grado di aiutarlo: i medici della sua città non hanno le conoscenze per operarlo.
La sua mamma e il suo papà assistono impotenti: vedono Coco stare male e sono preoccupati, ma non sanno chi – e come – potrebbe curarlo.
È a questo punto che siamo arrivati noi di Mission Bambini, con una delle nostre missioni in Birmania. I nostri medici volontari hanno operato Coco, con un intervento al cuore durato quattro ore. Grazie a loro oggi Coco è salvo ed è tornato a correre e a giocare come merita di fare qualsiasi bambino.
La storia di Coco è stata una storia a lieto fine, ma ce ne sono ancora tante che meritano di ricevere lo stesso finale.

ilMioDono di Unicredit: vota per noi, fai un gesto che arriva dritto al cuore!
Fino al 29 gennaio puoi dare la tua preferenza a Mission Bambini sulla piattaforma ilMioDono.it e permetterci così di essere tra le onlus beneficiarie dell’assegnazione dei 200.000 euro donati da UniCredit nell’ambito dell’iniziativa “1 voto, 200.000 aiuti concreti”.
Che cosa sono ilMioDono.it e l’iniziativa “1 voto, 200.000 aiuti concreti”?
ilMioDono.it è una piattaforma online di crowdfunding promossa da Unicredit: le organizzazioni non profit iscritte presentano le proprie iniziative, gli utenti possono scegliere quali progetti sostenere con una donazione.
Anche quest’anno Unicredit propone su ilMioDono.it l’iniziativa “1 voto, 200.000 aiuti concreti – Donare mi dà più gioia che ricevere!”: le organizzazioni non profit iscritte alla piattaforma potranno essere selezionate, attraverso un meccanismo di votazione online, per ricevere una parte dei 200.000 euro che verranno donati in loro favore da Unicredit stessa.
Dai anche tu il tuo voto, dai anche tu un aiuto concreto!
Come votare per Mission Bambini?
Sostenerci è molto semplice!
- Vai al nostro profilo su ilMioDono.it
- Dai il tuo voto, hai tempo fino al 29 gennaio!
- Se vuoi, dopo aver votato, aggiungi una donazione: se arrivi a una somma di almeno 10 euro, il tuo voto sarà moltiplicato per 6!
Fai un gesto che arriva dritto al cuore!
Milano Marathon 2020: corri con noi per aiutare i bambini in difficoltà in Italia!
Torna domenica 5 aprile la Generali Milano Marathon, uno degli eventi sportivi più importanti per la città di Milano e un’occasione di divertimento e solidarietà aperta a tutti.
Corrila con noi e aiutaci a sostenere i bambini e le loro famiglie in difficoltà in Italia!
Mission Bambini alla Generali Milano Marathon
Compiere 20 anni nel 2020, ma porsi già nuovi traguardi da raggiungere.
È questo lo spirito con cui viene inaugurata la XX edizione della Generali Milano Marathon.
È questo lo spirito con cui ci avviciniamo all’evento e con cui continuiamo, con impegno e costanza, il nostro cammino accanto ai bambini in difficoltà.
In particolare, il traguardo che vogliamo raggiungere durante questa edizione della Milano Marathon è sempre più legato all’Italia e all’ambito educativo: parteciperemo, infatti, come onlus beneficiaria di Ora di futuro, il progetto di educazione per i bambini da 0 a 11 anni e per le loro famiglie in difficoltà, promosso da Generali Italia e The Human Safety Net.
Corri con noi: per tanti bambini un futuro migliore può iniziare ora!

Perché correre con noi
Sia che tu corra i 42km della maratona da solo o che decida di organizzare una staffetta 4x10km con i tuoi amici o con la tua azienda, corri con noi a sostegno dei bambini e delle loro famiglie in difficoltà in Italia!
In particolare, ci aiuterai ad aumentare il numero di famiglie e bambini raggiunti dal centro #OradiFuturo di Milano e ad incrementare:
- laboratori interattivi, rivolti sia a genitori che a figli;
- corsi di formazione, per rendere i genitori più consapevoli;
- consulenze individuali di accompagnamento, per migliorare le relazioni tra genitori e figli e rafforzare le competenze genitoriali.
Che cosa aspetti? Iscriviti, a Milano è #OradiFuturo!
Come iscriversi
Per conoscere le quote, come attivare la tua staffetta e sapere quali benefit abbiamo pensato per la tua squadra e la tua azienda, puoi scrivere all’indirizzo email aziende@missionbambini.org oppure telefonare al numero 02 210024214.
