Il compleanno di Rosella: non c’è regalo più bello di salvare insieme un bambino
In occasione del suo ultimo compleanno, Rosella Hoffer Pagani, nostra storica volontaria di sede, ha voluto festeggiare realizzando un desiderio: salvare la vita di un bambino cardiopatico.
Un passaparola in famiglia, per realizzare un sogno
“Lo scorso 10 febbraio – racconta Rosella – ho compiuto 75 anni, tre quarti di secolo. Un bel traguardo. Da festeggiare con la realizzazione di un desiderio, di un sogno. Mission Bambini, che ho visto nascere 20 anni fa, mi ha dato l’idea: salvare la vita di un bambino cardiopatico.”
Con l’approssimarsi della data del suo compleanno, Rosella comincia a comunicare la sua intenzione in famiglia. “Io e mio marito abbiamo figli e nipoti, siamo 12 in tutto. E in famiglia abbiamo l’abitudine di chiederci cosa desideriamo, in occasione del compleanno. La prima persona con cui ho condiviso l’idea è stata mia nipote più grande, mentre l’accompagnavo in auto a un appuntamento. Rimase entusiasta, così ne parlai anche con mio marito e iniziò il passaparola.”
Il regalo di compleanno è un cuore che batte forte
È così che marito, figli, nipoti e anche un’amica si uniscono nella realizzazione del desiderio di Rosella, facendolo proprio.
“Nessun regalo, per quanto bello e prezioso, avrebbe potuto rendermi altrettanto felice – confida Rosella. Ora so che, da qualche parte nel mondo, un bambino potrà vivere. Affinché ciò avvenga, la mia donazione non basta: ci vorrà l’opera di un cardiochirurgo e della sua equipe. Recentemente in Fondazione ho conosciuto tanti medici volontari del programma Cuore di Bimbi: sono persone appassionate e generose, provenienti da tante città italiane, ma anche dall’estero. Uno di loro prossimamente salverà il “mio” bambino.”
La raccolta fondi su Facebook: la possibilità di fare del bene
Per Rosella la nostra Fondazione “permette di realizzare i sogni di tante persone come me, desiderose di fare del bene per gli altri.”
Se anche tu sei come lei, puoi festeggiare il tuo compleanno aiutando un bimbo in difficoltà. Scopri come avviare la tua raccolta fondi su Facebook: https://www.facebook.com/fund/missionbambini/
I Desideri Solidali di Gennaro: il piccolo dono di un nonno a nome del nipotino appena nato
In occasione della nascita del suo primo nipotino Leonardo, Gennaro Ardis, da anni nostro volontario e sostenitore, ha scelto di trasformare il suo momento di felicità in un gesto d’amore per i bambini meno fortunati.
La storia con Mission Bambini: un modo per restituire, insieme
Gennaro si è avvicinato alla nostra Fondazione nel 2006, grazie ai racconti e alla testimonianza di sua cognata, che già da anni ci sosteneva: “Ero da poco andato in pensione e per la prima volta avevo a disposizione tanto tempo da dedicare alla mia famiglia, ma anche a nuovi interessi da coltivare. Sentivo soprattutto il bisogno di fare qualcosa per restituire ciò che nella vita ho ricevuto: sono consapevole di essere stato fortunato, perché a me e alla mia famiglia non è mai mancato nulla, ma non tutti hanno la stessa opportunità.”
È così che Gennaro è diventato un nostro volontario, è così che è iniziata la nostra storia insieme, per dare un aiuto concreto ai bambini in difficoltà: “Al solo pensiero di poter essere d’aiuto ai bambini meno fortunati mi sono sentito bene, pieno di energia e di voglia di offrire il mio contributo! Da quel momento sono passati 14 anni: un periodo durante il quale ho potuto conoscere in maniera approfondita e apprezzare tutte le iniziative organizzate dalla Fondazione per aiutare i bambini più poveri e fragili, in Italia e nel mondo.” Un periodo durante il quale Gennaro ha ricevuto in dono anche nuovi amici, “volontari che, come me, hanno messo a disposizione il proprio tempo e le proprie energie per restituire un sorriso ai piccoli meno fortunati.”
I Desideri Solidali: trasformare un momento di felicità in cibo e cure mediche per i bambini più fragili
Il 7 gennaio 2020 Gennaro ha ricevuto un altro dono, ancora più bello: sua figlia Ilaria ha partorito Leonardo, il primo nipotino!
“Per me e mia moglie è stato un momento di grande felicità e di grande emozione. Tenere in braccio Leonardo mi ha ricordato ancor più da vicino quanto i bimbi sono piccoli, fragili e di quante attenzioni hanno bisogno.”
Ed è stato proprio in quel momento che, con una morsa al petto, Gennaro non ha potuto fare a meno di pensare ai bimbi che la nostra Fondazione aiuta da 20 anni e che, senza il sostegno di tutti noi, non potrebbero avere cibo, istruzione e cure necessarie.
“A differenza di tanti altri bambini, che vivono in condizioni di povertà e disagio, Leonardo è molto fortunato: è amato, circondato da persone che se ne prendono cura, offrendogli tempo e attenzioni. Questo pensiero mi ha spinto a voler fare di più per chi è meno fortunato e così ho deciso di acquistare i Desideri Solidali: un piccolo dono, a nome di Leonardo, per i bimbi più bisognosi.
Da nonno scegliere i Desideri Solidali mi è davvero sembrato il regalo più bello che potessi fare al mio nipotino: mi ha permesso di trasformare la nascita di Leonardo in cibo e cure mediche per i bimbi più fragili, insomma in un gesto d’amore per chi è meno fortunato.”
Scegli il tuo Desiderio Solidale!
Anche tu puoi realizzare il desiderio di un bambino in difficoltà!
Scopri come visitando la sezione dedicata sul nostro sito.
Il sostegno alla raccolta di beni primari per i bambini in difficoltà
A causa dell’emergenza Covid-19, cambia il format della settima edizione del Banco per l’Infanzia. Non cambia però l’obiettivo, condiviso da Prénatal, Chicco e dalla nostra madrina Ellen Hidding: raccogliere beni primari per bambini e famiglie in difficoltà in Italia.
Prénatal: un sostegno che si fa sempre più grande
Dopo la recente collaborazione in occasione del periodo natalizio, che ha portato a una raccolta fondi di oltre 63.000 euro a sostegno del progetto #fattiGRANDE, Prénatal rinnova il suo impegno a favore dell’infanzia in difficoltà, aderendo anche alla settima edizione del Banco per l’Infanzia.
Con le donazioni ricevute attraverso la nostra campagna di raccolta fondi su Facebook, la nostra Fondazione potrà acquistare a prezzi calmierati i prodotti di prima necessità per l’infanzia disponibili nei negozi Prénatal.
Chicco: una baby spesa sospesa, per fare shopping con il cuore
Anche presso i punti vendita Chicco fare la spesa vorrà dire accompagnare i bambini più bisognosi nel loro percorso di crescita e di ripresa dopo l’isolamento.
Chiunque effettuerà acquisti, infatti, avrà l’opportunità di donare una vera e propria “spesa sospesa”, aggiungendo al proprio carrello alcuni prodotti necessari ai bambini sostenuti dalla nostra Fondazione.
La fase 2 e il nostro progetto per restare #viciniaibambini
La settima edizione del Banco per l’Infanzia andrà a supportare il nostro progetto per restare #viciniaibambini nella fase 2 di gestione dell’emergenza coronavirus: con esso prevediamo di distribuire a 800 bambini della fascia 0-6 anni 10.000 prodotti di prima necessità per l’infanzia. Scopri di più sul progetto >>>
Il racconto di Suor Daniela: dalla difficoltà può nascere una nuova forma di vicinanza, per aiutare davvero
La realtà degli ultimi mesi, caratterizzati dalla gestione dell’emergenza Covid-19, ha toccato da vicino tutti noi: le nostre abitudini sono cambiate, abbiamo dovuto adattarci a una nuova quotidianità. Così ha dovuto fare anche Suor Daniela, da tre anni volontaria dell’Associazione Talità Kum di Librino: con noi condivide le sue riflessioni su che cosa significhi stare vicino alle famiglie più in difficoltà in un contesto trasformato dalla pandemia.
Essere volontari in tempo di pandemia: una rivoluzione per restare vicini ai bambini e alle loro famiglie
“Nell’ordinario mi occupo dei bimbi del nido 0-3 anni e delle loro famiglie”, ci racconta Suor Daniela. “Una mia giornata tipo si svolge così: alle 7.30 esco di casa per andare in sede e preparare ambiente e materiali per i bimbi, perché prendersi cura di qualcuno comincia dall’accoglierlo in uno spazio bello. Alle 8.00 arrivano i primi bambini e per le 9.30 siamo al completo! Possiamo allora cominciare le nostre attività: giochi, storie, musica, attività motoria, laboratori creativi, merenda, cambi, gioco libero… tutto fino alle 14.00 e poi tutti a casa, per godersi mamma e papà!”

Tutto questo fino al 5 marzo 2020, quando la routine quotidiana, sia dei grandi che dei più piccoli, è completamente cambiata. “Dall’oggi al domani niente è stato più come prima” – riflette Suor Daniela, che si è subito chiesta: “che cosa possiamo fare per essere vicini ai nostri bimbi e alle loro famiglie? Mente e cuore si sono messi in movimento: abbiamo preso contatto telefonico con tutte le famiglie, per far sentire loro la nostra vicinanza e accogliere da loro bisogni e fatiche di questo momento. Ci siamo resi subito conto che i bisogni primari sono i primi da soddisfare.”
Come far fronte dunque a queste necessità? Rivoluzionando la propria quotidianità per i bambini più fragili e per le loro famiglie.
“Alle 7.30 esco di casa, destinazione: supermercato! Arrivo e mi trovo davanti una lunga fila di persone che aspettano, a debita distanza le une dalle altre. Prendo un carrello e anch’io mi metto in fila: nell’attesa, osservo le persone, penso a come le nostre abitudini siano state stravolte e faccio scorrere nella mente le immagini delle famiglie per cui mi accingo a fare la spesa. Finalmente arriva il mio turno e nel frattempo sono passate quasi due ore.”
La ricerca di una nuova normalità: attenzione, cura, prossimità
Dalle parole di Suor Daniela emergono l’attenzione e la cura affinché ciascuno, pur nelle avversità, abbia un solido punto di riferimento e non si senta lasciato solo nella ricerca di una nuova normalità: “inizio a fare la spesa come se fosse mia, perché in questo momento mi faccio carico di queste famiglie con la stessa cura che ho per me o forse anche di più.”
“Il carrello si riempie in fretta di prodotti per l’igiene come pannolini, salviettine e creme, ma anche di prodotti alimentari quali omogeneizzati, latte e biscotti, e vado quindi a recuperarne un secondo”, prosegue Suor Daniela. “Questa situazione d’emergenza ha secondo me accresciuto la sensibilità della gente, lo percepisco anche nella disponibilità dei commessi del supermercato nei miei riguardi. Mi accorgo degli sguardi stupiti degli altri clienti, che osservano il mio carrello stracolmo e forse pensano: quante bocche da sfamare! La mia lunga lista è finita, pago e carico tutto in auto.”
Una volta a casa, Suor Daniela prepara le borse da distribuire alle famiglie, le contatta e fissa con loro un appuntamento davanti all’asilo. “Ogni incontro per consegnare la spesa è particolare, un’emozione grande: incontrare queste persone, provate da questo difficile momento economico, ridotte a chiedere aiuto per poter dare da mangiare ai propri figli, gli occhi lucidi e stupiti davanti alle borse della spesa, gli infiniti grazie… sono immagini impresse nel mio cuore ed è difficile trovare parole che esprimano in profondità l’emozione di quei momenti. Confesso che in alcune occasioni, venendo via, non sono riuscita a trattenere le lacrime”, ci racconta commossa.

“Per noi, e dico noi perché in questo servizio io sono stata lo strumento concreto, ma col cuore c’erano tutti gli operatori dell’associazione, non è semplicemente donare la spesa: è farci carico in pienezza di queste famiglie attraverso la nostra prossimità.
Forse non torneremo a breve alle nostre quotidiane abitudini, ma, come afferma in conclusione Suor Daniela, “la nostra carità creativa ci fa sperimentare nuove forme di vicinanza, fa nascere relazioni nuove e ci dà la possibilità di fare di questa difficoltà un’opportunità per aiutare davvero.
E anche tu, insieme a noi, puoi dare una mano a tante famiglie in difficoltà in questo momento di emergenza, per restare davvero #viciniaibambini.
La Giornata Mondiale dell’Infermiere: il racconto di chi resta sempre umano, sempre dedito alla vita
Il 12 maggio è la Giornata Mondiale dell’Infermiere e mai come quest’anno sentiamo il bisogno di celebrarla, insieme ai volontari del nostro programma Cuore di Bimbi: per ringraziare chi continua ad aiutarci a superare la difficile sfida contro il Covid-19, ma anche per raccontare, attraverso le parole di chi l’ha vissuta in prima linea, un’esperienza che ci ha profondamente cambiato.
Facciamo tesoro di questa esperienza, altrimenti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. Alessandro Crespi, infermiere volontario Cuore di Bimbi dal 2015
“Dire che cosa abbia significato vivere l’emergenza Covid-19 dal nostro punto di vista è un po’ difficile. L’impatto è stato fortissimo, inaspettato, devastante.
Gli echi (inascoltati), che giungevano da Oriente, ci hanno mostrato vulnerabili e impreparati. Però, non senza una bella dose di disorganizzazione, abbiamo tutti accettato la sfida e cominciato a fare la nostra parte, ognuno al meglio delle proprie capacità.
La pandemia ha agito un po’ da “livella”, come avrebbe saggiamente detto Totò: ha ridimensionato le priorità, mostrato la pochezza di ciò che fino ad allora avevamo percepito tutti come necessità. Ahimè, ha anche distolto l’attenzione dai problemi veri, rendendoli minimi, trascurabili: tutto il nostro lavoro, fatto fino a quel punto, è improvvisamente diventato procrastinabile. Vallo però a raccontare ai genitori dei bimbi con patologie congenite.
Noi nel frattempo ci siamo organizzati e barricati nei nostri fortini, i più fortunati nei castelli, con tanto di mura, torrioni e ponti levatoi; vestiti di armature e armati fino ai denti, abbiamo iniziato a combattere, a tentare di salvare tutti i feriti.
Non è stato facile.
Non lo è stato mai, anche prima.
Ma questa volta di più.
Lentamente il Covid-19 pare aver mollato la presa.
Tregua? Quanto durerà?
Noi usciamo lentamente dai nostri posti di combattimento certamente cambiati, consapevoli di saper fare squadra quando serve, percepiti un po’ meglio da chi ci ha visto lottare in prima linea, più forti di prima.
Spero solo che l’esperienza, paradossalmente meravigliosa, di vivere insieme tra le mura di un ospedale, di una rianimazione, ma anche di una casa, non vada gettata. Facciamone tutti tesoro, altrimenti, citando Blade Runner, Tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.”

L’infermiere è là in trincea, in prima linea. Cinico quando serve, umano sempre, con forza-coraggio-amore. Maurizio Biella, infermiere volontario Cuore di Bimbi dal 2017
“Ognuno di noi esprime riflessioni in generale o dedicate alla propria realtà. Io non ne sono esente ed è giusto così.
Quotidianamente nelle nostre mani vengono messe delle vite. La responsabilità è grande, ma ciò non ci spaventa, anzi: le nostre mani aiutano il risveglio, il ritorno alla vita. Perciò voglio partire a ritroso, come si fa con la storia, che è poi lo spirito del nostro lavoro di ogni giorno.
Da anni mi occupo dei bambini cardiopatici. Quando ti lasci plasmare dalla fiamma della passione e della solidarietà, il tuo cuore abita nel mondo. E così, quando sei in terra straniera, ti accorgi di non essere uno straniero.
Il ritorno al sorriso di questi bambini, che è poi il sorriso che contraddistingue i bambini di ogni nazione, è il regalo più grande che possiamo ricevere. Chiara ci appare la loro storia meravigliosa, nella quale risiede la speranza di un nuovo futuro. Ed è una grande gioia vederli sorridere, correre e crescere. Siamo strumenti e testimoni del valore della vita.
È in questo scenario che si colloca il mio essere infermiere.
Un ruolo importante lo svolgono, con immensa dignità, le mamme dei bambini cardiopatici: sono loro che determinano lo scandire del nostro impegno attraverso l’espressione della speranza, della fiducia e della gratitudine, di cui abbiamo bisogno per continuare. Ci affidano la vita dei loro bambini: di fronte a questo immenso Amore il nostro cuore batte forte, nella consapevolezza che la vita è un valore incalcolabile.
Si tratta di bambini che, dopo aver perso tante battaglie, hanno vinto la loro guerra. Il riscatto è grande: riprendersi la vita.
Sì, perché noi ci tuffiamo nei loro cuori.
Ecco chi è l’infermiere: una persona che ha passione, coraggio, che si impegna, fa sacrifici, sostenuto nella propria professione da attitudini personali.
Infine, quando i tempi saranno finiti, l’uomo avrà scritto la sua storia anche nei cuori rattoppati di tanti bambini inviati dal cielo, testimoni nella quotidianità.
Poi arriva lui: il Covid-19.
Un mondo piegato sulle ginocchia. È forte, è agguerrito.
Confusione, teorie e riflessioni più o meno strampalate.
È il momento di rimboccarsi le maniche: il personale sanitario scende in campo, con o senza dispositivi di sicurezza individuali. Morti: tanti, troppi.
L’infermiere è là, in trincea, in prima linea. Cinico quando serve, umano sempre.
La sua divisa puzza. No, non puzza affatto. La scia che lascia parla di fedeltà alla professione; di dedizione alla vita, che protegge fino allo stremo; di capacità di accompagnare alla morte la persona che sta curando.
Ancora poi, in un angolino angusto, si rannicchia in solitudine, per poter lasciare… e preziose lacrime solcano il suo viso.
E ancora, con forza coraggio amore, riappare sulla scena per nuove primavere.”
Non scorderò mai i forti legami con i nostri pazienti: eravamo diventati in un certo senso il loro punto di riferimento, la loro famiglia. Ecaterina Baciu, infermiera volontaria Cuore di Bimbi dal 2016
“Da questa esperienza mi porterò per sempre dei momenti che non avrei mai voluto vivere, malgrado fossi consapevole dei rischi del nostro mestiere.
Non scorderò mai: gli sguardi impauriti dei pazienti, vedendoci comparire ricoperti con tutti i dispositivi; i nostri occhi pieni di lacrime, quando li vedevamo; i sorrisi durante le videochiamate con i loro cari; la ricerca della loro mano verso una carezza o il semplice contatto o il saluto, con la promessa di rivederci il giorno dopo. E purtroppo non scorderò mai quando, nonostante tutto il nostro impegno, non riuscivano a superare i momenti difficili.
Essendosi venuti a creare dei forti legami con i pazienti, eravamo diventati in un certo senso il loro punto di riferimento, la loro famiglia.
Le esperienze vissute durante le missioni organizzate dalla vostra Fondazione mi sembrano adesso dei ricordi molto lontani.
Confido nella ricerca per poter trovare la giusta cura contro questo mostro e per poter ritornare dai piccoli pazienti cardiopatici, che hanno tanto bisogno del nostro aiuto per poter guarire.”
Diamo, insieme, un aiuto concreto ai bambini in difficoltà
Da lunedì 4 maggio l’Italia è entrata nella “Fase 2” di gestione dell’emergenza Covid-19 e così anche la nostra Fondazione: con la distribuzione a 800 bambini della fascia 0-6 anni di 10.000 prodotti di prima necessità per l’infanzia.
Un kit per contrastare la povertà e accompagnare la ripresa
Anche nella “Fase 2” il nostro impegno per sostenere l’infanzia in difficoltà non si ferma e anzi ci siamo attivati per potenziare le nostre attività rivolte ai bambini di 0-6 anni, che vivono con le loro famiglie in contesti di degrado economico ed educativo, aggravatosi a causa dell’emergenza sanitaria e della sospensione di molte attività produttive.
Sono in tutto 800 i bambini a cui intendiamo consegnare 10.000 prodotti di prima necessità, nelle città di Napoli, Palermo, Catania e Milano. Si tratta di prodotti per l’igiene, come pannolini, salviettine e creme, e di prodotti alimentari specifici come latte, omogeneizzati, biscotti, pastina e farine.
La nostra raccolta fondi su Facebook: dona anche tu un kit!
Ancora una volta, anche tu puoi dare un aiuto concreto ai bambini in difficoltà: abbiamo infatti creato una raccolta fondi sulla nostra pagina Facebook e puoi essere proprio tu a scegliere il kit di prodotti di prima necessità da destinare ai bambini che ne hanno più bisogno.
Restiamo, tutti insieme, #viciniaibambini!
Bambini Patapum! Un luogo virtuale a sostegno di tutti i genitori catapultati in casa
Il portale online bambinipatapum.it nasce come risposta alla chiusura di nidi e scuole d’infanzia a seguito del diffondersi del Covid-19 e vuole essere una risorsa per i genitori che si trovano a trascorrere le giornate in casa con bambini di età 0-6 anni.
Un impegno che parte da lontano, sul territorio
La nostra Fondazione sostiene i servizi per la prima infanzia in Italia da oltre 10 anni: da un lato, attraverso l’apertura o l’ampliamento di oltre 100 servizi su tutto il territorio nazionale, specialmente nelle periferie delle grandi città e nelle regioni del Mezzogiorno; dall’altro, attraverso il sostegno alle famiglie in situazione di fragilità economica e sociale, per permettere ai bambini più vulnerabili di essere accolti in nidi, spazi gioco e scuole per l’infanzia con rette agevolate o gratuite.
È a partire da questa esperienza che nel 2018 abbiamo dato vita al progetto “Servizi 0-6: Passaporto per il Futuro”: insieme a 12 partner e con il supporto dell’impresa sociale Con i Bambini, ci impegniamo a offrire opportunità educative di qualità a oltre 1.500 bambini di età 0-6 anni e al tempo stesso sostegno ai loro genitori.
Un impegno che si rinnova, online
Sono proprio i genitori a essere ora alle prese con un mutamento radicale della quotidianità: i nidi e le scuole dell’infanzia sono chiusi, a seguito dell’emergenza Covid-19, e loro si trovano, da soli e spesso in smartworking, a cercare di dare una valenza pedagogica alle giornate in casa con i figli.
È per loro che abbiamo creato bambinipatapum.it: un modo per raccogliere e proporre attività educative a distanza, pensate dagli educatori e dagli specialisti che lavorano nei servizi alla prima infanzia nostri partner. Un modo per continuare a creare, giocare, imparare, sostenere, condividere e stare insieme.
L’educazione non si è fermata per 633 bambini e ragazzi in Italia
Nella fase 1 dell’emergenza coronavirus ci siamo subito attivati con un obiettivo preciso: dare ai bambini e ai ragazzi più fragili la possibilità di continuare a studiare, attraverso la didattica a distanza. Ecco i risultati del nostro impegno.
La distribuzione di dispositivi tecnologici e l’accompagnamento allo studio
A partire da metà marzo abbiamo portato il nostro aiuto concreto a 633 (*) studenti svantaggiati attraverso un duplice intervento:
- la distribuzione di tablet, laptop, smartphone, schede telefoniche per la connessione a internet, necessari per poter seguire le lezioni online, fare i compiti e studiare, restare in contatto con insegnanti e compagni di classe;
- l’attività di accompagnamento educativo e didattico, svolta quotidianamente a distanza dai nostri operatori e indispensabile per non lasciare nessun alunno solo o indietro.
Il nostro intervento è stato realizzato in collaborazione con i centri di aiuto allo studio e con le scuole primarie e secondarie di 1° grado, con cui da anni contrastiamo il rischio di dispersione e insuccesso scolastico per i bambini e i ragazzi più vulnerabili, che vivono in contesti di disagio socio-economico.
A Milano sono 10 gli istituti scolastici coinvolti (IC Cadorna, IC Calasanzio, IC Cesare Cantù, IC Confalonieri, IC Don Orione, IC Locatelli-Quasimodo, IC Maffucci, IC Scialoia, IC Sorelle Agazzi, IC Tito Speri), insieme ai centri di aiuto allo studio gestiti da Fondazione Aquilone e Fondazione Maria Anna Sala; a Padova il VII Istituto Comprensivo San Camillo; a Torino l’IC Tommaseo; a Brescia l’Istituto Razzetti. In aggiunta, su tutto il territorio nazionale, rientrano tra i beneficiari gli 8 centri “Ora di Futuro” sostenuti da Generali e The Human Safety Net.
(*) Dati aggiornati al 15/05/2020.
Grazie a tutti per essere restati con noi #viciniaibambini!
Il nostro “grazie” va ai donatori privati che, per la prima volta o per l’ennesima, sono rimasti con noi #viciniaibambini e hanno sostenuto la nostra campagna su Rete del Dono oppure con altre modalità di donazione.
Così come un “grazie” va a tutte le aziende e alle fondazioni che, nuove o già nostre partner, ci hanno aiutato a continuare a fare scuola e a essere comunità per i bambini e i ragazzi più fragili: Amazon – Assotech – Boselli & Partners – Clifford Chance – Dell Technologies – Fondazione di Comunità Milano – Fondazione Prosolidar – Fondazione Snam – Fondazione Sodalitas – Ford Italia – Generali Italia e The Human Safety Net – IRQ10 – Linklaters – VF Corporation e Timberland.
Continuiamo a fare scuola e comunità, a distanza
A seguito della decisione di chiudere le scuole in tutta Italia, abbiamo ascoltato le esigenze dei nostri partner, impegnati a garantire la continuità didattica e di comunità in contesti svantaggiati, e abbiamo risposto con un aiuto concreto.
Il problema: l’impatto della chiusura delle scuole su bambini e famiglie vulnerabili
L’emergenza COVID-19 che ha travolto l’Italia, imponendo la chiusura delle scuole e un mutamento radicale delle nostre abitudini, ha fatto emergere e in molti casi ha esacerbato quelli che sono i bisogni concreti dei bambini e delle famiglie più fragili.
Fermare l’intervento educativo rischia infatti di penalizzare ulteriormente chi vive già una condizione di disagio e di avere pertanto dei costi sociali enormi per un’intera generazione di studenti e per le comunità.
Da un lato, la carente digitalizzazione che caratterizza alcuni contesti svantaggiati andrebbe a danneggiare proprio quei bambini (poveri, stranieri, con bisogni educativi speciali) in cui più forte è la necessità di un accompagnamento educativo e didattico a distanza; dall’altro, l’isolamento forzato, la paura e l’insicurezza dettate dallo stato emergenziale rischierebbero di dar luogo a ricadute pesanti sul piano psicologico.
Per questo motivo, in accordo con i partner con cui collaboriamo da anni, ci siamo impegnati a individuare delle soluzioni concrete per continuare a garantire un sostegno a distanza soprattutto ai bambini più vulnerabili, già a rischio di insuccesso scolastico, e alle loro famiglie, in condizioni di disagio socio-economico. E abbiamo individuato due modalità di intervento: il potenziamento della strumentazione informatica e il sostegno psicologico.
Il potenziamento digitale: postazioni informatiche e fornitura di device elettronici alle famiglie
Come possiamo assicurare una continuità didattica ed educativa ai bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado, che vivono in condizioni di disagio?
Innanzitutto, attraverso un potenziamento delle dotazioni informatiche, a più livelli.
Il primo riguarda i centri di aiuto allo studio, che attualmente non possono essere frequentati da bambini e ragazzi. In loro sostituzione allestiremo delle postazioni informatiche virtuali, in modo da fornire agli operatori gli strumenti necessari a fare scuola e a stare vicini ai bambini e alle famiglie, anche a distanza.
L’accesso ai servizi didattici per bambini e ragazzi sarà gratuito e in via telematica, con il supporto a distanza dei nostri operatori.
Il secondo livello del nostro intervento riguarda proprio le abitazioni degli alunni e prevede la possibilità di fornire a domicilio, alle famiglie maggiormente in difficoltà, pc portatili, tablet, telefoni cellulari per lo svolgimento a distanza delle attività didattiche.
Il sostegno psicologico: ascolto, supporto emotivo e ricostruzione sociale
Purtroppo sappiamo che l’emergenza coronavirus avrà ricadute pesanti anche sul piano psicologico. Per questo motivo stiamo già pianificando, insieme alla rete dei nostri servizi educativi e alle scuole, percorsi di ascolto e sostegno psicologico per bambini e genitori, da avviare una volta che la fase di isolamento ed emergenza sarà terminata.
L’obiettivo diventerà allora quello della “ricostruzione sociale”, per facilitare la rielaborazione delle nuove paure vissute e il superamento delle diffidenze che la situazione attuale sta inevitabilmente generando.
Le aree geografiche di intervento: da Milano al resto d’Italia
La nostra Fondazione comincerà a mettere in atto gli interventi descritti a Milano, nei 4 quartieri più periferici e fragili a nord della città (Bruzzano, Comasina, Maciachini, Niguarda). La nostra intenzione, ora che le misure restrittive sono state estese a tutta Italia, è di replicare la stessa modalità di intervento anche in altre città, dove già siamo presenti, come Torino, Padova, Napoli e Catania.
Come puoi aiutarci: la campagna di crowdfunding su Rete del Dono
Per essere #viciniaibambini, anche e soprattutto in questo momento, abbiamo attivato una campagna di raccolta fondi su Rete del Dono. Se vuoi dare ai bambini più fragili la possibilità di continuare a studiare, clicca qui.
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
Ci sono storie che ci permettono di viaggiare in luoghi lontani e di conoscere nuove realtà. A volte, però, queste realtà non sono come ce le immaginiamo: è questo il caso delle bambine e delle donne di Paraìba, che vivono all’interno della loro comunità una situazione di emarginazione, vulnerabilità sociale e povertà. È Raffaella Fuso, nostra volontaria da oltre dieci anni, a portarci con lei in Brasile e a farci conoscere più da vicino questa difficile situazione. Lo fa a partire dalla sua visita al centro comunitario “Casa dos Sonhos”, creato da una comunità di Suore Domenicane con l’aiuto della nostra Fondazione e situato a circa 20 km dalla capitale Joao Pessoa, precisamente nel punto finale della cittadina di Santa Rita.
Una dura realtà, tra povertà e violenza
Il centro può essere considerato un’oasi felice: con l’obiettivo di accogliere e sostenere bambini, ragazzi, donne e famiglie della comunità che vivono una situazione problematica, offre programmi e attività di prevenzione, assistenza, formazione ed educazione basati sulla solidarietà, la giustizia e la valorizzazione della persona e dell’ambiente che la circonda.
Purtroppo la situazione cambia completamente non appena si esce al suo esterno.
Come ci racconta Raffaella, “le periferie si trovano fuori controllo e la quasi totale assenza dello Stato – che significa fra le altre cose assenza di diritti, servizi e sicurezza – sta portando sempre più persone oltre la soglia della povertà estrema, costringendo uomini, donne e bambini a mendicare o a raccogliere materiale da riciclare per poter sopravvivere. Nella maggior parte di queste famiglie la madre è di fatto l’unica fonte di sostegno di diversi figli e il piccolo contributo, denominato Bolsa Familia, è l’unica entrata economica certa rispetto ai pochi lavori irregolari e saltuari che si possono trovare.”

La violenza è sicuramente uno degli aspetti più preoccupanti che contraddistingue le periferie brasiliane e che Raffaella ha potuto vedere da vicino: “parliamo di violenza domestica sulle donne e i bambini, di violenza sociale legata alle devianze e alla povertà educativa e soprattutto della violenza delle organizzazioni criminali contrapposta a quella della polizia, che ogni giorno uccide quasi indiscriminatamente decine di persone. Le vittime di tutto questo restano uomini, donne e bambini costretti a vivere in un clima continuo di precarietà e paura.”
In un contesto difficile come quello appena descritto, dove l’emarginazione sociale si unisce alla violenza e alla mancanza di opportunità, c’è un altro aspetto ancora più difficile da accettare, presente ancora in molti Paesi del mondo e di cui la nostra volontaria si fa testimone: le bambine, se possibile, vivono condizionamenti ancora più forti. Responsabilizzate fin da piccole ad accudire i fratellini minori e vittime di una cultura a cui non interessa vederle studiare e realizzarsi in qualcosa che vada oltre il futuro ruolo di moglie e madre, si trovano destinate a un futuro già scritto. L’alto numero di violenze domestiche, matrimoni e maternità precoci e, non ultimo, il numero di femminicidi non fanno altro che confermare questa forte discriminazione di genere.
La “Casa dei Sogni”: un’oasi di pace e speranza
Nel contesto in cui è inserita, la “Casa dos Sonhos” rappresenta dunque l’unico punto di riferimento valido in grado di garantire i principali diritti e curare l’educazione, la salute e la sicurezza degli oltre 130 minori accolti, offrendo loro un’assistenza affettiva e sociale in grado di contrastare violenza, povertà e pregiudizio.

La “Casa dos Sonhos” è uno spazio in cui i bambini e gli adolescenti, seguiti da una preparata e variegata equipe di professionisti e volontari, possono mangiare, imparare, giocare, sognare e trovare un po’ di serenità rispetto al duro contesto in cui sono immersi quotidianamente. Raffaella può testimoniare quanto il Centro sia “un luogo che favorisce momenti di condivisione, di riflessione, di dialogo e di crescita verso la costruzione di una identità e di un futuro migliore – per i bambini e gli adolescenti accolti e per la comunità in cui vivono.”
Fondato nel 2004, il centro è oggi una realtà molto radicata nel territorio, esempio concreto e positivo di come l’educazione, l’integrazione e la creazione di una cultura di pace e rispetto possano nascere e svilupparsi, cambiando profondamente la qualità e le prospettive di vita di molte persone.
“Senza la presenza della “Casa dos Sonhos” – spiega Raffaella – tutti i bambini e gli adolescenti avrebbero trascorso il tempo per strada, potenziali vittime di droga, alcolismo, prostituzione e violenza. Tra le mura del centro, i minori trovano punti di riferimento sani, regole e limiti che li orientano, per evitare che il contesto e i cattivi comportamenti li conducano alla marginalizzazione.”
Il nostro aiuto, fornito attraverso i progetti ‘Una Casa dei Sogni contro la marginalizzazione’ e ‘Borse rosa per le ragazze di Santa Rita’ risulta fondamentale per il proseguimento delle attività del centro e il benessere di tutte le persone coinvolte.
L’empowerment femminile: un sogno che diventa pian piano realtà
È grazie al programma di Empowerment femminile che nel 2019 dodici ragazze e otto madri della comunità hanno potuto frequentare due corsi professionalizzanti per diventare “Grafici” e “Amministratore di cassa”. Sempre nell’ambito di questo progetto, alcune ragazze sono state coinvolte come volontarie nel centro e forniscono supporto alle diverse attività che vengono svolte giornalmente. La “Casa dos Sonhos” si conferma dunque essere un punto di riferimento per le famiglie e le madri della comunità, che qui possono trovare aiuto e assistenza in relazione alle numerose difficoltà incontrate ogni giorno.
“Questo il cambiamento che vorremmo vedere nel Mondo – conclude Raffaella. Un cambiamento volto alla creazione di una cultura di pace, integrazione, solidarietà reciproca, rispetto della natura e lotta contro il ciclo di violenza domestica e comunitaria. Questo è l’aspetto più difficile del lavoro del centro e il suo valore aggiunto: formare coscienze responsabili e insegnare il concetto di eguaglianza.”


