Il piccolo Dario* è tetraplegico: ai disturbi motori sono associati disturbi visivi. È sempre seduto su una speciale sedia a rotelle o su un’altra per farlo giocare per terra. A 18 mesi arriva al nido sostenuto a Napoli da Mission Bambini e inizia un percorso di crescita e inclusione che diventa un’opportunità per tutti.

“Quando arriva da noi – ci racconta Annarita, Responsabile del Centro per l’infanzia – Dario è come un piccolo bambolotto, praticamente inerme. Ha 18 mesi, ma ne dimostra molti di meno, per aspetto fisico e per tutto il resto. I genitori comprensibilmente avevano grossi timori a lasciarlo, nonostante la consapevolezza di quanto potesse essere importante per lui frequentare il Centro.”

Con il passare dei mesi, Dario al nido viene gradualmente coinvolto nei giochi e nelle attività degli altri bambini, rispettando i suoi tempi e le sue esigenze.

“Al nido Dario ha iniziato un percorso con una psicomotricista – continua Annarita. È un lavoro che si integra con quello che svolge durante le sue normali terapie, ma l’obiettivo è diverso: favorire lo sviluppo delle sue competenze in ambito relazionale. Attraverso diverse tappe personalizzate, infatti, imparerà a mettere in atto strategie comunicative che gli permetteranno di interagire con gli altri bambini. Sarà per tutti, per Dario come per tutti gli altri, una fondamentale palestra relazionale in cui sperimentarsi e scoprire nuovi modi di stare insieme.”

 

Opportunità di crescita e inclusione, per tutti i bambini

Con l’ingresso al nido Dario ha iniziato un percorso di inclusione intesa come opportunità per chi si trova nella situazione di disagio, come per chi non lo è, perché impara a non temere la diversità. Apriamo le porte del nido a tutti i bambini, anche ad esempio ai molti bambini di famiglie in difficoltà, che non possono sostenere il costo della retta. Contrastiamo la povertà educativa nel nostro Paese: regaleremo a tanti altri bambini, come a Dario, un presente e un futuro diversi!

 

* è stato utilizzato un nome di fantasia per garantire la privacy del bambino.

#RidisegniamoLaScuola con Mediolanum: accogliente, inclusiva e al passo con i tempi.

#bambini, #educazione, #Italia, #progetti

Sabato 24 e domenica 25 ottobre, nelle piazze d’Italia, è tornato il nostro evento a sostegno dei bambini in difficoltà. Quest’anno #RidisegniamoLaScuola e lo abbiamo fatto insieme a Fondazione Mediolanum e ai family banker di Banca Mediolanum. Sono proprio loro a raccontarci che cosa li abbia spinti a unirsi a noi e come vorrebbero la scuola del futuro.

 

La scuola non ci lasci indietro. Non lasciamo indietro la scuola.
Stefano Graziotto, Global Family Banker FBO Mediolanum Treviso

“Credo che mai come in questo periodo iniziative benefiche che hanno al centro la scuola siano da perseguire a tutti i livelli: a maggior ragione a livello individuale. Ho tre figli in età scolare e universitaria, sono figlio di insegnanti e io stesso ho insegnato per un breve periodo. È un tema quindi a me caro.
E questo è il motivo che mi ha spinto a partecipare all’evento.

Quello che voglio dire a bambini e ragazzi è che ci vuole un po’ di sano spirito di iniziativa da parte loro nell’andare a reperire sul web – dai TED Talks ai canali tematici su YouTube – ciò che serve alla loro formazione, quando la didattica a distanza li costringe a stare a casa.”

 

 

Vorrei una scuola che insegni ai nostri figli il valore della vita, della solidarietà, della cultura.
Fulvio Annichiarico, Global Family Banker Banca Mediolanum, Family Banker Office Special Mestre

“Ho aderito all’iniziativa di Mission Bambini, in collaborazione con Fondazione Mediolanum, perché ritengo veramente importante e fuori dal comune aiutare le famiglie in difficoltà nel nostro Paese, affinché i loro figli possano agevolmente accedere all’istruzione scolastica in tutte le sue componenti.
L’istruzione e la cultura sono bisogni essenziali per la crescita dell’uomo; senza cibo e calore il nostro corpo muore, ma nell’ignoranza muore il nostro spirito. Una popolazione che ha ricevuto la giusta istruzione fa crescere la propria cultura e le proprie competenze in tutti i campi, migliorando lo stile di vita e l’educazione delle persone.

Io vorrei una scuola che accompagni i ragazzi a diventare adulti capaci, seri e competenti. Per questo vorrei che per la scuola fossero destinati fondi sufficienti per delle infrastrutture solide e sicure, per la formazione continua del corpo insegnante, che va valutato per la propria competenza e per il proprio impegno e stile educativo, e soprattutto per programmi di insegnamento che creino donne e uomini che portino in se stessi quei valori che possono fare crescere nel bene la società.”

 

 

La scuola è chiamata a essere in grado di trasmettere conoscenza, abilità e valori ‘più al passo con i tempi’.
Luca Zambon, Private Banker Manager Treviso

“Il mio desiderio di aderire all’iniziativa nasce dalla volontà di fare qualcosa di utile per gli altri e, visto che sono padre di tre figli, di dare un contributo alla crescita di coloro che saranno responsabili di questo mondo quando non ci sarò più. E in questo tema la scuola ha un ruolo certamente molto importante.

Dal mio punto di vista, sicuramente influenzato dalla realtà scolastica in cui vivono i miei figli, credo che ci sia bisogno di spazi più ampi, di palestre e spazio per sport all’esterno, di maggiori uscite e contatti con il territorio e di maggiore utilizzo di supporti informatici/digitali. Mi rendo conto che quanto scrivo, sebbene racchiuso in poche parole, richiede dei cambiamenti che sono difficili da attuare (sia da un punto di vista economico, ma anche da un punto di vista di cambio di abitudini mentali). Tuttavia, credo che sia, allo stesso tempo, una responsabilità della generazione che oggi può fare qualcosa (e certamente la mia generazione è quella chiamata in causa), anche partendo dalla semplice adesione all’iniziativa #RidisegniamoLaScuola.”

 

 

Vorrei una scuola in cui si possano vivere e sperimentare i valori dell’amicizia e della solidarietà.
Elisa Bussolo, Family Banker, Ufficio dei Consulenti di Alessandria – Regione Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

“Ho aderito all’iniziativa #RidisegniamoLaScuola poiché ritengo fondamentale il diritto all’istruzione e questa pandemia, oltre ad aver generato distanziamento fisico tra le persone, rischia di essere causa di un forte distanziamento culturale. Tutti i bambini e i ragazzi hanno diritto allo studio, indipendentemente dalla loro condizione economica, ed è nostro dovere sostenere le persone più fragili.

Io vorrei che ogni studente fosse felice di recarsi a scuola la mattina, vorrei una scuola che possa essere una palestra di vita. Perché il nostro futuro e quello del nostro Paese sarà nelle mani delle nuove generazioni, ma sta a noi dar loro gli strumenti ideali per rendere il mondo un mondo migliore.”

 

La scuola come luogo di accoglienza, inclusione e condivisione.
Andrea Seno, Family Banker e tesoriere del FBO di Mirano – Venezia

“Con i colleghi di Agenzia abbiamo aderito con entusiasmo all’iniziativa #RidisegniamoLaScuola perché pienamente consapevoli che, da sempre, cultura è emancipazione, cultura è libertà. La scuola, dunque, deve essere luogo di cultura intesa anche come accoglienza, esempio di inclusione e condivisione, dove poter coltivare le proprie potenzialità e aspirazioni.

Sogniamo una scuola che accolga gli alunni e gli insegnanti in locali sicuri e confortevoli, una scuola con maestri e professori motivati che trasmettano il loro amore per il sapere. I bambini sono il futuro, sta a noi adulti e alle Istituzioni garantire loro un presente sereno, anche con un adeguato supporto allo studio.”

 

 

La scuola di domani è la scuola di tutti, dove il talento viene coltivato e il merito riconosciuto.
Mauro Scaranello, in rappresentanza del Gruppo di Collaboratori del FBO di Saronno – Varese

“Siamo un gruppo di donne e uomini che credono che il loro ruolo di Family e Private Banker sia prima di tutto una professione al servizio delle persone. Giovani e meno giovani, ma tutti consapevoli che l’essenza della natura umana è nell’essere solidali. Un futuro solidale si costruisce alimentando la speranza che sia migliore, non solo per il singolo, ma per l’umanità intera. La speranza si fa voce attraverso la conoscenza e la conoscenza significa per prima cosa scuola.

La scuola di domani è la scuola dei bambini ma anche degli adulti, che sono chiamati a riversarvi la loro esperienza affinché nessuno resti indietro nella vitaÈ una scuola dove le nuove tecnologie si innervano sui valori della persona, dove il rispetto dell’altro viene prima di una foto postata in chat. È la scuola che si batte per il futuro del pianeta e per insegnare stili di vita sostenibiliÈ una scuola di cui non puoi farne a meno, perché getta ponti e non erige steccati. W la scuola!”

 

 

Una scuola dove ogni bambino e ragazzo possa esprimere se stesso serenamente.
Aurelio Zangheri, Wealth Advisor, Family Banker Office di Tolentino e Presidente del Consorzio Mediolanum di Tolentino – Macerata

“Ho aderito all’iniziativa poiché sono particolarmente sensibile nei confronti di progetti che coinvolgono i bambini e la loro istruzione. I bambini sono il nostro futuro e sono loro che potranno cambiare il mondo. Ogni bambino ha il diritto ad avere un’istruzione degna e completa. Solo l’istruzione dà la possibilità di essere liberi e consapevoli per fare le proprie scelte.

La scuola dovrebbe essere il luogo dove ci si dovrebbe sentire protetti e considerati e dove la propria opinione dovrebbe avere un peso. Il luogo dove la didattica e la socialità si fondono.”

 

 

La scuola come palestra di vita.
Vincenzo D’Ippolito, Family Banker Manager, coordinatore di 30 Family Banker e di due Uffici dei Consulenti Finanziari – Palermo

“Ho aderito all’iniziativa perché credo fortemente nel progetto #RidisegniamoLaScuola e nella Fondazione Mediolanum.
Ho chiesto ai miei collaboratori come vorrebbero fosse la scuola, come la immaginano per i bambini e i ragazzi e questa risposta è quella in cui mi rivedo e che mi ha colpito di più:

Immagino la scuola una palestra di vita che serva alle future donne e ai futuri uomini del domani a essere liberi di pensare e agire. Come diceva Maria Montessori: seminate nei bambini buone idee, perché, anche se oggi non le comprendono, un giorno fioriranno.”

 

 

Una buona ed efficiente didattica, per dare a tutti le stesse opportunità.
Lanfranco Ferroni, responsabile dell’Ufficio dei Consulenti Finanziari di Civitanova Marche – Macerata

“Mission Bambini è una fondazione italiana che da 20 anni si impegna per aiutare i bambini in difficoltà, perché sono loro il futuro del mondo. Non potrei essere più d’accordo ed è proprio per questo che ho deciso di aderire all’iniziativa e partecipare al loro evento #RidisegniamoLaScuola.

Per me è importante aiutare chi è meno fortunato di noi e io posso farlo proprio a partire dalla scuola: vorrei che avesse gli strumenti necessari per una buona ed efficiente didattica, che sia per tutti e che dia a ciascuno studente le stesse opportunità.”

 

 

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#RidisegniamoLaScuola, insieme!

La Giornata Mondiale di Educatori e Insegnanti: quando educare significa cura, scoperta e arricchimento reciproco

#bambini, #educazione, #fattiGRANDE, #genitori, #Italia, #progetti

Il 5 ottobre è la Giornata Mondiale di Educatori e Insegnanti: in un momento in cui si parla tanto di scuola, di asili e di centri per l’infanzia, abbiamo voluto ascoltarli e dar voce proprio a loro. Ecco perché gli abbiamo chiesto che cosa li motivi e li appassioni, quali siano difficoltà e speranze, sempre e dopo la pandemia.

 

Servizi per l’infanzia: un tempo di scoperta, di crescita, di cura

La cura, come disposizione a far crescere l’altro partendo dai suoi bisogni e favorendo le sue potenzialità, è la cifra stessa dell’educare.
Franca e Gabriella, educatrice e coordinatrice pedagogica presso Asilo Primi Passi

“Chi conosce bene gli educatori sa che nelle loro case, oltre ai familiari, c’è quasi sempre anche qualcun altro di cui prendersi cura: quanti schermi durante il lockdown ci restituivano immagini domestiche con gatti, cagnolini, piante, fiori! Una cura che si dispiega nell’esercizio continuo di una passione vitale: l’attenzione all’altro.

Spesso ci tornano in mente i nostri nonni contadini: la campagna era la loro vita, un mondo di cui si sentivano parte, le cui necessità venivano prima del proprio io. Sapevano che la natura aveva i propri tempi, osservavano il cielo per capire cosa si preparasse e le foglie per sapere di cosa la pianta aveva bisogno. Soprattutto, nell’attesa, sapevano sperare: speravano nella forza di quei semi che avevano interrato, bagnato, concimato, scommettevano che ancora una volta la vita avrebbe saputo farsi strada e riprendere il suo ciclo nonostante la grandine e la siccità.

Questo è quello a cui ci sentiamo chiamati oggi: sperare per i nostri bambini, restituire loro un futuro fatto di stupore, di scoperta, di novità e non solo di paura. Ci è sembrato che restituire il contatto con la natura potesse aiutare: la natura è molto più che ‘fare attività all’aperto per ridurre i rischi di contagio’, ormai è chiarissimo che il futuro dell’intera umanità è indissolubilmente connesso con il rispetto e la cura per il proprio ambiente. Abbiamo scelto allora, come tema guida dell’anno, la storia di un piccolo seme: un semino temerario, che attraversando mille avventure, scopre le proprie risorse e cresce. Nel nostro piccolo orto, ben curato nella speranza che il nido riaprisse, quest’estate sono fioriti i girasoli: ora il ciclo della vita riprende il suo corso e i bambini sgranano i semi di quei girasoli per interrarli, con gioia e meraviglia.”

 

Sono sincera nel dire che il cuore rimane lì, in quel desiderio profondo di educare, perché nulla ti arricchisce di più di uno sguardo, di un sorriso, di un abbraccio di un bambino!
Francesca Porciatti, coordinatrice pedagogica Asilo Nido ‘Mondo Piccolo’

“Faccio la Coordinatrice Pedagogica dell’asilo nido Mondo Piccolo e della scuola dell’infanzia Piccole Tracce da 12 anni. Quando mi fu affidato questo incarico non credevo di essere in grado di riuscire in un ruolo così ‘ingombrante’; avevo appena 27 anni, mi ero laureata per fare l’educatrice, per stare con i piccoli, per vivere quelle piccole magiche esperienze di contatto, di crescita, di relazione speciale, e venivo invece catapultata in un universo di burocrazia, di carte, di telefonate, di incontri con le famiglie. Era demotivante sentirsi dire dai genitori, magari dopo una richiesta a cui non si poteva dare seguito, ‘con chi posso parlare?’, come se io non fossi all’altezza del compito e che doveva esserci un responsabile più ‘responsabile’ di me.

Le crisi d’identità si facevano macigni, decisi così di parlarne con la mia direttrice, dicendole che non mi sentivo all’altezza del compito. Ricordo ancora il suo sguardo perplesso mentre mi diceva: ‘perché ti ostini a rifiutare i tuoi talenti?’. Quella frase mi segnò nel profondo del cuore, la mia difficoltà nasceva dalla mia insicurezza? Arrivò l’ennesimo ‘con chi posso parlare?’. Indossai il più sincero dei miei sorrisi e risposi, per la prima volta, ‘con me!’. Cominciò così il primo di una lunga serie di incontri, mediazioni educative, consigli, materni e pedagogici, con i genitori dei nostri piccoli, che non erano mostri come li avevo visti fino a quel momento, ma semplicemente persone cariche di bisogni da soddisfare.

Oggi posso dirlo a gran voce, amo il mio lavoro, adoro essere di supporto alle mamme in difficoltà, adoro essere la guida delle educatrici nelle attività, continuare a studiare, giorno dopo giorno, per ricercare nuove esperienze e percorsi da proporre al personale educativo e ai genitori.

Certo, la ripresa delle attività è partita con grandi ansie; la gestione dei protocolli ci sembrava impossibile, rimpallate tra attenzioni e responsabilità. In realtà però, una volta interiorizzate le prassi, tutto è diventato più fluido. Certo, il nostro lavoro ha subito un grande colpo: l’utilizzo delle mascherine, il distanziamento, l’impossibilità di svolgere attività con i genitori… tutto ciò limita profondamente il nostro operato, privandoci di momenti fondamentali del fare pedagogico. Siamo però certe che presto si tornerà alla normalità, e riusciremo a ricominciare esattamente dal punto dove siamo state interrotte. Nel frattempo studiamo, alla ricerca di nuove proposte per ritornare a vivere, tutti insieme, momenti magici e indimenticabili!”

 

Essere educatori è una missione. È un continuo programmare, cercare stimoli, scrutare le intelligenze dei bambini per stimolarle al meglio. Ne vale davvero la pena, non potrei far altro nella vita se non stare con i bambini.
Tonia Spinelli, educatrice presso Asilo Nido La Tribù dai Piedi Scalzi

“Il mio non è un lavoro: il mio è un tempo di crescita, un tempo di dono, di sorrisi, di amore, di grandi conquiste, dove a crescere sono io con i miei  bambini, io educo loro e loro educano me, in uno scambio continuo. Vedere i loro progressi, soprattutto a seguito degli stimoli adeguati e studiati, spesso personalizzati, vedere i loro successi, il loro orgoglio nel raggiungimento di un obiettivo, accompagnarli nella crescita: è questo che mi motiva, oltre che l’amore e la passione per ciò che faccio. E nonostante la stanchezza, si torna a casa felici e arricchiti e con il desiderio di ripartire l’indomani e dare il meglio di sé.

A poche settimane dall’inserimento, i bambini hanno già appreso la routine. Mi chiedono di leggere libri, poi di rappresentarli e fare disegni sul racconto: mi piace pensare di esser riuscita in così poco tempo a trasmettere l’amore per i libri e la lettura. Di certo l’entusiasmo con cui mi appresto a leggere è il canale giusto, ma anche la routine e la loro apertura all’ascolto e alla meraviglia.

I nuovi iscritti stanno sicuramente vivendo una fase di inserimento un po’ più ‘dura’ rispetto agli scorsi anni, non sul piano ‘personale’ e del distacco (ambito in cui tutto rientra nella norma degli scorsi anni), ma su quello interpersonale e di conoscenza dell’adulto che hanno di fronte: con la mascherina e la visiera protettiva non riescono a interpretare le emozioni ed espressioni di noi adulti, appaiono confusi e spesso cercano di togliercele, facendo delle espressioni tra l’incuriosito e il perplesso. I vecchi iscritti, conoscendoci già, riescono a leggere i nostri occhi e non appaiono infastiditi dai dispositivi di protezione, da cui ormai sono circondati.

Ormai si sorride con gli occhi, o battendo le mani… i bimbi apprendono in fretta e si adattano in fretta, tanto che a volte mi chiedo se ricordano più com’era il mondo prima del Covid. Spero presto di potermi chiedere ‘chissà se ricordano com’era il mondo ai tempi del Covid…’.”

 

Da educatrice, è la curiosità nello scoprire e nel vivere nuovi colori ed emozioni la motivazione che, anche in questo momento di difficoltà in cui il grigio si fa spazio, mi fa accogliere quegli sguardi e provare a mostrare ai bimbi una nuova variante di colori.
Francesca Amabile, educatrice presso Centro Infanzia Pizzicalaluna – Cooperativa Solidee

“Capita a tutti di attraversare momenti grigi, bui, non ben definiti. E poi ecco che qualcosa arriva ad illuminare piano piano quei momenti. Succede che un giorno, per caso, ti trovi nel bel mezzo di un arcobaleno di colori, che non spazza via il grigio ma che gli fa compagnia, e lo rende meno triste, più sopportabile. Ricordo così il mio primo giorno di lavoro all’ associazione di volontariato ‘Volideali’.

Lavoravo con bambini, piccoli e grandi, che si aggiravano liberi nella struttura che rappresentava il loro e il mio luogo del cuore, dove si andava per stare insieme. Ricordo un laboratorio con tanti materiali, pieno di tanti rumori, suoni di pennarelli che cadono, sedie che si spostano, risate che coprono il mio ‘Buongiorno’ ma che non bloccavano, appena venivo avvistata, decine di braccia che mi avvolgevano e accoglievano. E poi ricordo i tanti sguardi che si incrociavano con il mio, anche quelli di tanti colori: occhi verdi, neri, marroni, azzurri… i colori dell’arcobaleno. Il tutto era immerso in un sano caos, perché nella struttura tutti erano intenti a fare qualcosa insieme, educatori e bambini, cooperando per portare a termine un lavoro: facile o difficile, bello o brutto non importava. Tutti utilizzavano colori ed emozioni, dando vita ad un’esperienza quasi magica, la magia dello stare insieme e del crescere insieme.
Questo è il mio ricordo di tanti anni fa, quando da volontaria mi recavo alla struttura dell’associazione di volontariato “Volideali” per svolgere attività con i bambini.

Oggi, da educatrice, mi reco in un nuovo luogo del cuore, il centro infanzia ‘Pizzicalaluna’, dove ritrovo altri sguardi, ma carichi della stessa intensità, braccia più piccole che ti si buttano al collo, bambini pronti ad essere accolti, suoni e risate. Poi ci sono loro, più forti e più marcati, perché con il passare del tempo e con la crescita personale e professionale se ne sono aggiunti altri: i colori. I colori di nuove e vecchie emozioni che vanno ad accumularsi su una tela che prende e cambia forma.”

 

Il nostro compito e insieme la nostra motivazione è di dare ai bambini la libertà di conoscere qualcos’altro, di creare relazioni semplici ma significative.
Maria Elena Trovato, educatrice presso Associazione Talità Kum

“La motivazione più forte per me riguarda il territorio: noi di Talità Kum viviamo infatti in un territorio molto difficile, dove tocchiamo con mano il disagio che colpisce molti bambini, fin da piccoli. Il nostro è un territorio ampio, in cui manca qualcosa di importante: la cura – dall’igiene all’educazione ai valori, che non tutti hanno o avranno la fortuna di riconoscere, perché a casa mancano.

Ed è proprio nello stare insieme che, dopo la pandemia, abbiamo trovato il punto dal quale ripartire: nonostante le mascherine e un iniziale impaccio, è stato bellissimo rivedere e riconoscere nei bambini la solita curiosità nell’osservare il nostro sguardo, le cose e le persone intorno a loro, e sentirsi parte nuovamente di una comunità. Noi ci siamo normalizzati grazie alla loro voglia di creare un filo rosso tra noi e loro, nonostante tutto.”

 

 

La scuola: un luogo di dialogo, relazione e arricchimento reciproco

Si pensa all’insegnante di sostegno come a un insegnante di serie B, un ripiego. Io lo considero invece “un battitore libero”: può permettersi di sperimentare, lavorare creativamente in un’ottica di didattica attiva e laboratoriale per perseguire degli obiettivi calati sui reali bisogni dei bambini.
Natan Sustovich, insegnante presso IC Confalonieri

“Faccio questo lavoro principalmente per me, perché mi fa stare bene e mi fa uscire tutte le mattine col sorriso. Credo che questo faccia la differenza, perché se riesco a sentirmi a mio agio in ciò che faccio, allora posso prendermi cura, intesa come sostare in relazione e raccontarsi vicendevolmente, degli alunni. Parlando con la mia compagna dei nostri lavori, scuola versus ufficio, spesso mi fa notare come ci sia, in ciò che facciamo quotidianamente, una differenza evidente a livello di soddisfazione personale. Ogni tanto le dico che potrei fare il concorso da preside, ma lei mi risponde che non fa per me perché dentro un ufficio morirei, perdendomi tutto il bello dell’insegnamento. E in effetti ha ragione: lavorativamente parlando ho iniziato come informatico, per poi capire che è un mondo che non fa per me. Non ho mai voluto lavorare tutto il giorno con delle macchine, ma con le persone, mi piace essere in relazione con la gente.

Se ripenso a me da bambino, ero uno di quelli ‘bravo ma non si applica’ e fondamentalmente non mi piaceva andare a scuola. Preferivo giocare con gli amici, sognando di diventare un calciatore, e dormire alla mattina. Se da bambino mi avessero detto che avrei fatto l’insegnante mi sarei messo a ridere considerando che odiavo la metà dei miei maestri e/o professori. Ho smesso di avere quest’odio in terza liceo: qui ho conosciuto dei professori che hanno fatto sì che si rivoluzionasse la mia concezione di scuolaPreferivano dialogare con noi dal posto, creando una sorta di dibattito funzionale che serviva non solo a capire cosa avessimo studiato, ma che andava a indagare il nostro ragionamento, il funzionamento di ognuno di noi. Probabilmente questo modo di agire, inconsciamente, mi ha spinto a diventare un insegnante. Io stesso, ora che lavoro anche come assistente in università, quando interrogo gli studenti cerco sempre di indagare il ragionamento che sta dietro e l’applicabilità di un determinato approccio o teoria, piuttosto che il mero esercizio dell’imparare a memoria dai libri.

Ora, con il rientro a scuola dopo la pandemia, sono stato piacevolmente colpito dai bambini, dalla loro voglia di normalità, di fare gruppo, di sostare in relazione gli uni con gli altri. Sono rimasto sorpreso dal loro modo di essere comunque bambini anche in una situazione così precaria come quella odierna della scuola italiana. Ritengo sia un segnale molto importante quello che ci stanno lanciando i bambini: un segnale di ripartenza, con le giuste precauzioni, ma da esseri umani e sociali.”

 

C’è un momento in cui una persona intuisce quale sia il suo posto o meglio per che cosa sia fatta. Ai miei alunni ripeto sempre che la vita, l’andare a scuola in particolare, è la scoperta continua di questo.
Elena Brasca, insegnante presso IC “Ermanno Olmi”, plesso Marie Curie

“Faccio spesso un esempio ai miei studenti: ‘Cosa potrebbe fare Valentino Rossi? Solo il motociclista! Lui è fatto per andare in moto! Il suo posto è in pista!’ Sì, perché è lì che si svela e si riconosce pubblicamente il suo talento, ma anche la forza di rimettersi in sella quando cade o accettare la sconfitta. Questa è la scuola: il luogo dove pian piano emergono i propri talenti accanto ai propri limiti. Si sperimenta il successo, qualche volta l’insuccesso, e il contributo che ognuno di noi può apportare. L’insegnamento non è mera didattica, ma l’accompagnare i propri alunni alla scoperta di sé. La scuola è il luogo privilegiato dove il rapporto affettivo ed educativo con i miei alunni si realizza.

Per me questa intuizione è nata da una sana invidia: ‘Voglio essere come lei!’ dicevo guardando la mia professoressa di italiano. Aveva la capacità di entrare in rapporto con me e i miei compagni in un modo affascinante. Mi colpiva che, nonostante fosse molto severa, avesse una capacità di introdurre un argomento che rendeva evidente la sua passione per ciò che insegnava. Secondo me il successo dell’apprendimento è legato al coinvolgimento emotivo dell’alunno con ciò che l’insegnante propone, che muove la sua intelligenza alla scoperta di ciò che lo circonda e della bellezza della realtà intera.

Quest’anno tornare a scuola è stata una grande gioia, offuscata però da diverse preoccupazioni rispetto al modo con cui avrei fatto didattica, o sulla rigidità (seppur giusta) dei comportamenti da tenere. Mi sembrava che per dei bambini di seconda elementare fosse una richiesta troppo alta e che questa li limitasse molto persino nella relazione con me e i compagni. Tuttavia, appena varcata la porta della classe, sono stata accolta da occhi sorridenti, da frasi come: ‘Che bello essere tornati a scuola!’, e fin da subito mi ha colpito la loro serietà e il loro impegno nel rispettare le norme per la sicurezza. Si può sperimentare una letizia anche se ci sono 10 regole da osservare? Questa secondo me è la sfida che tutti noi docenti e studenti dobbiamo affrontare quest’anno nella speranza di poter tornare presto a quella quotidianità e vicinanza che tanto desideriamo.”

 

Insegnare, dal latino insignare, “lasciare il segno”: ora più che mai l’etimologia di questa parola appare carica di valore.
Rita Gorgoglione, presso IC “Ermanno Olmi”, plesso Giacomo Leopardi

“Primo giorno di scuola del nuovo anno scolastico in era Covid. L’aula non è come ogni inizio: piena di colori, di cartelloni appesi alle pareti, di giochi e libri riposti negli scaffali che arredano la classe. Troviamo banchi distanti tra di loro, gel igienizzante e altre nuove accortezze da seguire. La campanella si risveglia dal suo lungo riposo, suona e accompagna l’entrata dei bambini.
Finalmente l’aula viene ripopolata dai veri protagonisti della scuola, dalla loro vitalità, da quegli sguardi contenti e attoniti allo stesso tempo, dai quali traspare un sorriso ‘mascherato’, pieno di speranza. È in momenti come questi, negli eventi che stravolgono la regolarità come l’arrivo di questa pandemia, che si fanno riflessioni importanti.

Questo cambiamento storico ha fatto prendere maggior consapevolezza dell’importanza della scuola, del fare scuola, delle competenze didattiche e psicopedagogiche che un insegnante deve possedere. Ha reso evidente la bellezza di questa professione, che si può svolgere solo se si ha una grande passione. Noi docenti abbiamo l’enorme responsabilità di formare le future generazioni, soprattutto alla scuola primaria, dove vengono poste le basi per la crescita cognitiva e socio-affettiva della persona. È di straordinaria importanza il ruolo dell’insegnante nel creare occasioni di apprendimento significative per i suoi studenti, che solo in presenza trovano la giusta collocazione e concretezza. Uno schermo virtuale non potrà mai sostituire il vero contesto scolastico, costituito non solo dalla presenza fisica delle persone, ma anche e soprattutto dalla loro interazione sociale.

Mi piace pensare al processo di insegnamento-apprendimento nella valenza pedagogica della “maieutica socratica”, dove il maestro aiuta a far emergere ciò che già sa il discente, in un’ottica di arricchimento reciproco del sapere.
A scuola non imparano solo i bambini ma anche gli insegnanti, l’apprendimento non ha età! 

Sono molte le speranze per questo nuovo anno scolastico. Sicuramente continuare a venire a scuola è la speranza più sentita. Per noi docenti è bello e di grande soddisfazione vedere dal vivo l’impegno che ciascun bambino mette nelle attività didattiche, la contentezza nell’essere riusciti a capire ciò che stanno svolgendo o meglio ancora comprendere un errore. Questa è la Scuola!

La Spesa Solidale: come restare #viciniaibambini e scoprire l’essenza del volontariato

#covid-19, #emergenze, #Fondazione Aquilone, #Italia, #Milano, #povertà, #spesa solidale, #volontariato

Preparare e distribuire la spesa solidale ai bambini e alle famiglie in difficoltà della periferia nord di Milano è un’occasione per dare un aiuto concreto, ma anche per ricevere: emozioni, gratitudine, riconoscenza. Ce lo racconta Ilaria Romanò, nostra stagista presso l’Ufficio Volontariato.

 

Come cambia uno stage nell’emergenza: mettersi in gioco, per aiutare davvero

Per Ilaria l’inizio dello stage ha coinciso con il diffondersi dell’emergenza Covid-19: un momento che ha comportato un cambiamento nelle attività della nostra Fondazione e di conseguenza anche una revisione di quanto lei stessa avrebbe dovuto imparare e svolgere.

“Come Fondazione ci siamo impegnati a far fronte all’emergenza con una risposta celere e d’effetto sia nella prima che nella seconda fase: per dare un aiuto concreto e restare davvero #viciniaibambini e alle loro famiglie in difficoltà. Come parte dell’Ufficio Volontariato il mio compito è stato di attivare e coinvolgere i nostri volontari in tutti i progetti che la Fondazione ha portato avanti.”

Tra essi c’è la spesa solidale, un’iniziativa sostenuta attraverso il ricavato della raccolta fondi attiva su Facebook.

“Uno dei partner che stiamo sostenendo è la Fondazione Aquilone, una onlus milanese che si occupa di fornire servizi alle persone più fragili: bambini, famiglie in difficoltà, persone anziane e persone con disabilità. Il loro intervento si concentra principalmente nei quartieri di Bruzzano e Comasina, nella periferia Nord di Milano. Qui i nostri volontari, insieme a quelli della Fondazione Aquilone, prendono parte all’attività della spesa solidale, per rispondere alle esigenze primarie delle famiglie più svantaggiate.”

Anche Ilaria ha deciso di unirsi a questa squadra e di raccontarci in prima persona quello che succede ogni martedì e giovedì mattina all’interno della Bottega Solidale della Fondazione Aquilone:

Ho deciso di mettermi in gioco in prima persona, insieme ai nostri volontari, innanzitutto per fare qualcosa di concreto per gli altri, in secondo luogo per vedere con i miei occhi la realizzazione di un progetto che avevo conosciuto solo a distanza, in maniera virtuale.”

 

Dalla distanza alla vicinanza: una spesa che contiene beni primari, ma anche tutto il nostro amore

Una volta arrivati, la prima attività che i nostri volontari svolgono è la preparazione della spesa:

“Viene distribuita una lista con le famiglie che quel giorno si presenteranno fuori dalla Bottega Solidale e con il numero dei componenti di ciascuna famiglia. In base a queste informazioni i volontari assemblano delle spese standard con i prodotti di prima necessità: ad esempio, in una spesa per 4 persone verranno messi 4 litri di latte, 4 kg di pasta, 2 kg di riso, 2 bottiglie di olio, sughi pronti, legumi, tonno in scatola, brodo, dado, zucchero, tè, caffè, sale, farina, biscotti, fette biscottate, cracker. Nel caso di famiglie con bambini viene aggiunto anche tutto il necessario per i più piccoli: pannolini, salviette, omogeneizzati, pastine, biscotti per l’infanzia e farine.”

In base ai prodotti disponibili, si aggiunge anche qualche regalo speciale, come uova di cioccolato, caramelle, un vasetto di marmellata, oppure un prodotto che risponda alle esigenze specifiche di una famiglia:

I volontari hanno davvero una cura incredibile per ogni persona che aiutano: Lei è la signora che viene dall’India, ricordati di mettere il riso basmati, non quello normale oppure Il signore preferisce il tonno allo sgombro o ancora Mi raccomando, mettete un po’ di caramelle in più per i bambini. Sono tutti piccoli accorgimenti, che mi hanno fatto capire quanto amore e passione ci sia dietro questa attività.”

Un amore e una passione che emergono ancora di più durante la seconda attività, che inizia con l’arrivo delle famiglie e prosegue con la distribuzione delle spese già confezionate.

“Questa fase è quella più bella, perché caratterizzata dall’interazione con le persone beneficiarie. La loro risposta positiva e la loro gratitudine nei confronti dei volontari che incontrano è la dimostrazione tangibile che il modo in cui viene svolto questo servizio è il modo migliore, perché, oltre all’aiuto concreto, viene riconosciuta dignità alle persone che vengono aiutate.”

Nel caso di persone con esigenze particolari, come ad esempio persone disabili, molto anziane, donne con bambini piccoli, la distribuzione della spesa viene fatta porta a porta:

“Io, ad esempio, ho portato la spesa a una mamma incinta di 7 mesi, Maryam, che ci ha accolti in casa sua nel totale rispetto delle norme vigenti e ci ha raccontato qualcosa di sé. La sua felicità nel ricevere ciò che le abbiamo portato ci ha riempito il cuore, perché ci ha dimostrato che le nostre azioni come sostenitori e volontari di Mission Bambini sono davvero importanti per continuare ad aiutare concretamente e regalare un po’ di serenità a chi ne ha più bisogno.”

 

Quello che resta a un volontario: emozioni, riconoscenza, arricchimento personale

Che cosa ha lasciato questa esperienza a Ilaria?

Forti emozioni. In particolare, ciò che ricorderò con grande gioia è la riconoscenza delle persone aiutate, percepita attraverso i loro sorrisi e le parole gentili nei nostri confronti. Un’altra cosa che mi ha colpito è stato il sentirmi parte di una squadra, nella quale ognuno aveva un compito preciso, ma in cui l’obiettivo era lo stesso: fare del bene!
Penso che sia proprio questa l’essenza del volontariato: fare qualcosa per gli altri e allo stesso tempo ricevere un forte arricchimento personale. Sono davvero contenta che i volontari di Mission Bambini possano vivere la stessa esperienza che ho vissuto io e possano continuare a restare #viciniaibambini e alle famiglie in difficoltà.”